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‘Quo vadis, baby?’ – Un noir introspettivo
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Quo vadis, baby? è una miniserie noir italiana tratta dal libro di Grazia Verasani e dal precedente film di Gabriele Salvatores, trasmessa per la prima volta su Sky Italia il 15 maggio del 2008.
Guido Chiesa dirige le vicende della detective bolognese Giorgia Cantini, interpretata da Angela Baraldi, attrice e cantante rock italiana. Al suo fianco ci sono: Johnny Riva (Bebo Storti), proprietario di un locale ed ex attore porno; Lucio Spasimo (Alessandro Tiberi), il suo assistente; e infine c’è il commissario Luca Bruni (Thomas Trabacchi), ex compagno di scuola e pretendente di Giorgia.
‘Quo vadis, Giorgia?’
Protagonista di Quo vadis, baby? è la detective Giorgia Cantini, una donna di quarant’anni, apparentemente ribelle e dall’animo rock, ma che dietro a questa corazza cela delle ferite profonde mai rimarginate.
Ambientata in una Bologna cupa e notturna, la serie si distingue per il suo tono introspettivo e malinconico, in cui il mistero criminale si intreccia con il dolore personale e i fantasmi del passato della protagonista: la morte improvvisa di sua sorella Sara. Questa grande perdita diventa un filo conduttore che segue Giorgia nelle sue giornate, divise tra le mattine a lavoro, due tiri alla boxe nel tempo libero, e le serate trascorse al “Jhonny Riva”, il locale gestito dal suo migliore amico, dove lei stessa si esibisce di tanto in tanto.
Le origini: il romanzo e il film
La serie Quo vadis, baby? è il secondo adattamento cinematografico del romanzo scritto da Grazia Verasani (2004), che introduce il personaggio di Giorgia Cantini. Dal libro è stato tratto anche il film del 2005 diretto da Gabriele Salvatores, da cui la serie riprende direttamente quell’esperienza cinematografica, mantenendo la stessa attrice protagonista, la stessa ambientazione e la stessa atmosfera noir.
L’autrice Grazia Verasani sottolinea come il suo libro si distingua dal classico genere noir, di cui conserva la malinconia e la tensione emotiva, lasciando che siano le indagini introspettive dei personaggi a mandare avanti la storia. Il tema del suicidio, ricorrente nel libro e negli adattamenti cinematografici, diventa il punto di partenza per raccontare l’animo travagliato di una protagonista che è costretta a confrontarsi con il proprio passato. Rispetto al romanzo e al film, naturalmente la serie amplia l’universo narrativo: grazie alla struttura episodica consente un maggiore approfondimento psicologico di Giorgia e dei suoi traumi, oltre a sviluppare nuove indagini autonome.
I volti femminili del crime
Quo vadis, baby? ci permette di approfondire un tema molto importante sul genere crime: il ruolo della donna come “personaggio femminile forte”. Dal 2008 a oggi, sono tanti i film e le serie appartenenti al questo filone che hanno visto come protagonista una donna, ribaltando i canoni del poliziesco. Si pensi a Non uccidere, con Miriam Leone o L’Allieva, in cui Alessandra Mastronardi interpreta il medico legale Alice Allevi: due esempi che dimostrano l’importanza del ruolo sociale della donna in un Paese in cui il gender balance tarda a svilupparsi.
Questo genere ha la capacità di far emergere un cambiamento sociale nel ruolo della donna, cambiando la visione canonizzata dei grandi classici secondo cui è l’uomo a interpretare un detective, e la donna a essere la sua assistente. A conferma di ciò, la presenza di personaggi maschili che affiancano Giorgia Cantini, fondamentali tanto nella vita privata quanto nel lavoro.
Le verità nascoste della provincia italiana
Le indagini condotte dalla detective Giorgia Cantini si rivelano essere molto più intime rispetto ai soliti casi di omicidi risolti alla “Sherlock Holmes”. In Quo vadis, baby? diventano uno strumento per portare a galla le verità nascoste legate alla provincia di Bologna: corruzione delle istituzioni, speculazione edilizia, prostituzione, sono solo alcuni degli oscuri segreti con cui la detective ha a che fare.
La provincia non viene rappresentata come un luogo rassicurante, ma piuttosto come uno spazio chiuso, in cui il silenzio protegge le colpe individuali e collettive. In questo contesto, l’indagine diventa un atto di scavo nella memoria e nelle relazioni, capace di smascherare traumi, solitudini e compromessi morali che attraversano l’Italia, rendendo il noir della serie anche una riflessione critica sul tessuto sociale e culturale del Paese.
Un noir atipico Made in Italy
Quo vadis, baby? si inserisce all’interno del filone del noir televisivo italiano come un prodotto atipico, in grado di comunicare con il modello delle serie televisive americane a cui attinge. Il regista Guido Chiesa dichiara:
“Si parla spesso di televisione di qualità, si cita spesso l’originalità dei serial americani, ci si lamenta delle limitazioni di contenuto imposte dai network generalisti: trovarsi invece a lavorare con un gruppo di persone disposte a rischiare, a sperimentare, a portare in televisione modi e tempi del cinema senza mortificare la prima e banalizzare il secondo, è stata un’esperienza fresca e positiva. Sapevamo di poter sbagliare, ma il viaggio valeva il prezzo del biglietto.”
Il modello di partenza viene quindi rielaborato in chiave italiana, sostituendo il mito del detective solitario con quello della donna protagonista forte, ma anche fragile e disillusa. Il suo black humour diventa la sua firma: un’arma a doppio taglio usata come difesa emotiva dal dolore che la circonda.
Nuove prospettive sul crime drama
In conclusione, Quo vadis, baby? si afferma come un’opera originale e significativa nel dialogo tra noir internazionale e serialità italiana contemporanea, capovolgendo le regole tradizionali del genere. Al centro non c’è un eroe risolutivo, ma una donna detective che, come molte protagoniste femminili nel crime drama contemporaneo, deve conciliare la complessità del proprio ruolo con le aspettative narrative e sociali.
La figura di Giorgia Cantini si inserisce in un dibattito più ampio sulla rappresentazione delle donne nei ruoli investigativi, dove l’eroina non è più un’eccezione ma diventa protagonista di storie che esplorano l’intimità, la vulnerabilità e la forza interiore del personaggio, superando stereotipi tradizionali e aprendo spazi narrativi nuovi.
In questo senso, la serie invita lo spettatore a confrontarsi con l’incertezza, con le ombre della memoria e con la molteplicità di significati che un’indagine personale può assumere.