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‘Memories’, trilogia atipica quanto memorabile del Giappone

In occasione dei trent’anni dall’uscita nipponica, il film arriva anche nelle sale italiane

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Fa il suo debutto nelle sale italiane Memories, un film particolare all’interno del mondo dell’animazione giapponese. Si tratta di un lungometraggio composto da tre racconti autoconclusivi separati, basati sull’omonimo manga di Katsuhiro Otomo, autore noto in ambito fumettistico per il classico Akira.

Come spesso succede, in questa trilogia di opere le regie delle singole storie sono affidate a personalità diverse. I tre registi coinvolti sono rispettivamente Koji Morimoto, Tensai Okamura e lo stesso Katsuhiro Otomo, che, come per il film Akira, ha supervisionato l’adattamento del suo manga.

Memories: una trilogia atipica

Magnetic Rose, la prima parte della trilogia, vede gli ingegneri Heintz Beckner e Miguel Costrela imbattersi in un segnale proveniente da un relitto. Questo li porta a indagare sulla storia tragica di Eva Friedel, una cantante d’opera. Presto, però, si ritrovano a dover fare i conti con una realtà inaspettata e dalle tinte spaventose. Lo script di questa storia è stato realizzato dalle mani di Satoshi Kon, noto per le sue opere a metà tra realtà e fantasia. E l’influenza si sente, la quale, mescolata all’estetica tipica del genere fantascientifico, crea un’atmosfera unica fatta di un susseguirsi di allucinazioni.

Stink Bomb, invece, il secondo “capitolo”, propone una visione totalmente diversa, sfociando in un tono più satirico, a tratti grottesco. Segue le vicende dello scienziato Nobuo Tanaka che, in cerca di una cura contro l’influenza, sbaglia nell’impiego dei farmaci e finisce per creare un’arma biologica. Questa produce un gas altamente tossico che uccide chiunque nei dintorni. L’assurdità della vicenda sta proprio alla base della narrazione tragicomica, enfatizzata dallo stile grafico più esasperato. Stink Bomb rappresenta una critica all’incompetenza dei piani alti nell’ambiente militare e politico.

Cannon Fodder, l’ultima tranche di storia, riprende la critica accennata dall’episodio precedente e la porta all’estremo, estendendola alla guerra in toto. Ci troviamo infatti in una società di fattura distopica e interamente fondata sulla guerra. C’è però un particolare di fondamentale importanza che, qui, manca: il nemico. Si è sprofondati così tanto nell’abisso che non si sa nemmeno per cosa si stia combattendo. Eppure, nella mente della gente, relegata proprio al ruolo di “carne da cannone”, non sorge nemmeno un interrogativo. Graficamente risalta abbastanza, proponendo un’estetica estremamente astratta e che incrementa il senso di straniamento in una realtà inquietante.

Armonia dissonante

La bellezza di Memories sta proprio nell’armonia tra le tre storie, che apparentemente sembrano viaggiare su linee parallele. Oltre alla differenza del tema di base, in fondo esse sono frutto della regia di tre personalità diverse. Eppure, la sequenza funziona alla perfezione, quasi come se fosse un flusso unico, cosa che è, a conti fatti. E anche i temi, pur con le loro particolarità, sono uniti da un filone unico.

Per questo si tratta di una trilogia interessante, nonché di un caso unico all’interno del panorama. Memories era già uscito in Italia in home video, ma, seguendo la proiezione in Giappone in occasione del trentennale dall’uscita, è arrivato per la prima volta anche nelle sale italiane. Fino al 14 gennaio sarà possibile godere di quest’esperienza al cinema.

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