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‘Morbo K’: intervista a Giacomo Giorgio

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Il 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, e il 28 gennaio su Rai 1, arriva la miniserie Morbo K – Chi salva una vita, salva il mondo intero, una coproduzione Rai Fiction e Fabula Pictures, diretta da Francesco Patierno.  
Morbo K è ispirata a una storia vera, poco conosciuta, e ripercorre una vicenda accaduta a Roma nel 1943, tra terrore e coraggio umano. 

Lo straordinario coraggio dietro l’invenzione del Morbo K

In quell’anno il colonnello Kappler, comandante delle SS nella capitale, impose alla comunità ebraica un ricatto crudele: cinquanta chili d’oro in cambio della vita, una somma che avrebbe dovuto salvare intere famiglie dalla deportazione nei campi di sterminio. Il 16 ottobre del 1943, i cinquanta chili d’oro sono già nelle casse dei nazisti, ma Kappler ordina lo stesso il rastrellamento degli ebrei del ghetto contravvenendo così alla parola data.

In quel momento difficile emerse un atto di straordinaria astuzia e coraggio: il direttore dell’ospedale Fatebenefratelli, intuendo le vere intenzioni dei nazisti, fece credere che un virus letale, il Morbo K, avesse colpito alcune famiglie ebree, isolandole in un reparto speciale sull’Isola Tiberina, allontanando così i nazisti e salvando la vita a centinaia di persone.

Giacomo Giorgio è uno dei protagonisti di questa fiction e interpreta Pietro, un giovane medico che assiste il dottor Prati nella messa in atto di questo piano. Pietro, oltre a opporsi al regime fascista e proteggere numerose persone, proverà anche a salvare Silvia Calò – una giovane artista di grande talento di cui si innamora – e la sua famiglia, affrontando una situazione di grande rischio con un coraggio straordinario.

In questa intervista, l’attore racconta l’impegno emotivo e la responsabilità che hanno accompagnato il lavoro di costruzione di questo personaggio, per il quale si è preparato documentandosi personalmente sulla vicenda.

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