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‘La Ciénaga’: la decadenza familiare raccontata da Lucrecia Martel

Trama, temi e stile di uno dei film più importanti del cinema argentino contemporaneo.

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Disponibile su MUBI, La Ciénaga, film d’esordio di Lucrecia Martel del 2001, rappresenta un’occasione preziosa per riscoprire una delle opere più importanti del Nuevo Cine Argentino. A oltre vent’anni dalla sua uscita, il film continua a colpire per la sua radicalità formale e per la lucidità con cui mette in scena una società immobile, attraversata da un disagio profondo e silenzioso.

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La Cienaga. Un’estate di decadenza argentina

Ambientato nella provincia di Salta, nel nord dell’Argentina, La Ciénaga racconta un’estate soffocante nella vita di due famiglie borghesi legate da rapporti di parentela. Da una parte incontriamo Mecha, una donna di mezza età che trascina i suoi giorni in una tenuta decadente chiamata La Mandrágora. Un personaggio che affoga la noia e il fallimento del proprio matrimonio in bicchieri di vino bianco sempre colmi. Dall’altra parte c’è sua cugina Tali, che vive in città con una famiglia numerosa e vivace, cercando di mantenere un ordine precario tra le mura domestiche.

Non esiste un vero protagonista né una trama tradizionale. Martel rifiuta la struttura narrativa classica e costruisce il film come un insieme di frammenti, gesti quotidiani, dialoghi spezzati e silenzi carichi di tensione. La narrazione procede per accumulo di sensazioni drammatiche, lasciando che il disagio emerga lentamente, quasi in modo impercettibile.

Il caldo e la palude

Il caldo opprimente che avvolge i personaggi non è soltanto un elemento di contorno, ma una vera e propria metafora dello stato emotivo e morale in cui essi si trovano. I corpi sono stanchi, sudati, spesso immobili. L’aria sembra irrespirabile e il tempo bloccato in un frammento d’estate che non passa mai.

La ciénaga, in italiano la palude, diventa l’immagine di una metafora sociale. Uno spazio in cui tutto marcisce lentamente e in cui ogni possibilità di cambiamento appare impossibile. Anche gli ambienti domestici trasmettono lo stesso messaggio. piscine sporche, case decadenti e oggetti logori riflettono il disfacimento interiore dei personaggi e di una borghesia terriera ormai priva di direzione.

La famiglia come luogo di disfacimento

Nel cinema di Martel, la famiglia non è mai un luogo di protezione. Gli adulti appaiono irresponsabili, distratti, spesso ubriachi o emotivamente assenti. I legami affettivi sono fragili, consumati e spesso inesistenti. I bambini osservano e assorbono questo vuoto morale, muovendosi in uno spazio privo di regole e di reali figure di riferimento. Il film mette così in scena una trasmissione silenziosa del degrado da una generazione all’altra, senza bisogno di conflitti espliciti o spiegazioni didascaliche, tutto si trova alla luce del sole ma allo stesso tempo sembra nascondersi nell’ombra.

Un ritratto sociale e politico

Un tema centrale di La Ciénaga è il rapporto tra la borghesia bianca e la servitù indigena. Il razzismo non è mai dichiarato apertamente, ma emerge nei gesti quotidiani, nel linguaggio, nelle gerarchie implicite. È un razzismo normalizzato, invisibile a chi lo esercita, che Martel osserva e vuole mostrare allo spettatore. Il ritratto sociale che ne deriva è fedele all’argentina dell’epoca, ma allo stesso tempo riconoscibile ben oltre i confini nazionali, come critica a un sistema di privilegi radicato e raramente messo in discussione.

L’innovazione nel suono e nello spazio

Dal punto di vista formale, il film si distingue per un uso radicale del suono. Temporali lontani, rumori di animali, voci fuori campo e suoni ambientali costruiscono uno spazio che spesso sfugge allo sguardo. Lucrecia Martel, che ha spesso dichiarato di “scrivere con le orecchie”, costringe il pubblico ad ascoltare e a immaginare ciò che resta fuori dall’inquadratura. Il sound design diventa così uno strumento narrativo essenziale, capace di generare tensione e inquietudine anche nelle situazioni più apparentemente banali.

Le inquadrature sono ravvicinate, frammentate, spesso tagliano i corpi e limitano la percezione dello spazio. Non esiste una visione d’insieme rassicurante, lo spettatore, come i personaggi, è intrappolato in una realtà claustrofobica e opaca, che non riesce mai a comprendere fino in fondo. Questo stile visivo e sonoro contribuisce a rendere La Ciénaga un’esperienza profondamente sensoriale, un film da attraversare e da ricordare.

Un film che resta addosso

Lucrecia Martel si afferma come una delle voci più originali del cinema contemporaneo grazie a questo film. La regista segna una rottura netta con il cinema narrativo tradizionale argentino. La Ciénaga apre la strada a un linguaggio radicalmente diverso, la cui influenza è evidente sia nei lavori successivi della regista sia in un’intera generazione di autori.

La Ciénaga resta un film che inquieta e persiste nella memoria. Opera capace ancora oggi di parlare con una forza rara e disturbante, mettendo lo spettatore di fronte all’immobilità, al silenzio e al disagio di un mondo che affonda lentamente nella propria palude.

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