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I film sulle relazioni emotive: l’anatomia del sentimento

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Il cinema possiede la capacità ontologica di trasfigurare la dimensione privata dell’intimità, elevandola a esperienza universale e collettiva. Quando ci mettiamo alla ricerca di film sulle relazioni personali da vedere, l’obiettivo non è mai solamente la semplice fruizione di una cronaca sentimentale o di una love story lineare. Piuttosto, ciò che inseguiamo inconsciamente è uno specchio deformante o rivelatore in cui proiettare e analizzare le nostre fragilità più recondite. Il cinema, la settima arte, non si limita a osservare la relazione con l’altro, ma ne seziona i legami, trasformando il non detto, il desiderio e il conflitto in materia visiva.

In questo panorama, alcune pellicole si sono cristallizzate nell’immaginario comune come veri e propri film indimenticabili, opere capaci di scardinare le nostre certezze e ridefinire radicalmente la percezione del legame con l’altra persona. Non si tratta solo di intrattenimento, ma di una mappatura emotiva che attraversa i decenni, capace di raccontare come il modo di amarci sia mutato nel tempo insieme alla grammatica delle immagini.

Metafisica e pop: Ghost – Fantasma (1990) e Serendipity – Quando l’amore è magia (2001)

Ghost – Fantasma (1990) di Jerry Zucker rappresenta un punto di rottura fondamentale nel cinema postmoderno. La trama segue Sam Wheat (Patrick Swayze), un banchiere assassinato che, sotto forma di spettro, tenta di proteggere la compagna Molly (Demi Moore) dai pericoli di un complotto finanziario, comunicando con lei attraverso la bizzarra medium Oda Mae Brown (Whoopi Goldberg).

Nonostante la confezione da blockbuster, l’opera lavora sulla persistenza del legame oltre la decomposizione della materia, utilizzando il genere fantastico come grimaldello per esplorare l’elaborazione del lutto. La celebre scena del tornio, tra le più iconiche dei film qui proposti, non è riducibile a un mero estetismo erotico; al contrario, essa è una rappresentazione tattile e quasi dolorosa del desiderio di plasmare una realtà che sta sfuggendo. Attraverso l’uso sapiente delle luci e della colonna sonora, Zucker trasforma un atto fisico in una preghiera metafisica. Ghost – Fantasma resta uno dei film indimenticabili poiché sancisce una verità cinematografica: l’amore non è solo un fatto biologico, ma una frequenza emotiva capace di sfidare l’oblio e la morte stessa.

In modo speculare, Serendipity – Quando l’amore è magia (2001) di Peter Chelsom affronta la relazione attraverso la lente del determinismo. Se nel cinema d’autore il caso è spesso tragico, qui diventa una forza benevola. Il film riflette criticamente l’ossessione postmoderna per il “segno”, trasformando la città di New York in un labirinto di simboli dove i protagonisti (John CusackKate Beckinsale) cercano una legittimazione cosmica al loro impulso emotivo.

Entrambi sono disponibili su Prime Video.

Quando l’amore è magia – Serendipity

Sovversione e genere: Thelma e Louise (1991) e Se scappi ti sposo (1999)

 Con Thelma & Louise (1991), Ridley Scott compie un’operazione di riscrittura radicale del mito della frontiera. La trama segue la fuga disperata di una casalinga sottomessa (Geena Davis) e di una cameriera disillusa (Susan Sarandon) dopo un omicidio per legittima difesa, trasformando un weekend di svago in una corsa senza ritorno verso il Grand Canyon. In questa pellicola, la relazione tra le due protagoniste diventa l’unica vera ancora di salvezza in un ecosistema maschile che le vorrebbe statiche, silenziose e confinate nel privato. La critica ha giustamente individuato in quest’opera un buddy movie declinato al femminile che scardina i canoni del genere. Qui, la fine della relazione con la società civile coincide paradossalmente con l’apice della libertà individuale. Il volo nel vuoto finale non è una sconfitta, ma l’affermazione di un legame che preferisce l’abisso alla sottomissione.

Diversa è la soluzione che offre la commedia sofisticata Se scappi ti sposo (1999) diretta da Garry Marshall. Il regista utilizza l’iconica Julia Roberts, nel ruolo principale di Maggie, per analizzare la sindrome della fuga. Dietro la trama familiare della protagonista che abbandona ripetutamente i propri promessi sposi all’altare e del giornalista (Richard Gere) che cerca lo scoop, si nasconde una riflessione amara sulla costruzione dell’identità personale. Il dettaglio di Maggie che cambia sistematicamente i propri gusti sulle uova in base al partner del momento è un’intuizione geniale, che evidenzia come le relazioni possano vivere di dipendenza se non sono fondate su una solida autoconsapevolezza.

Disponibili su  Prime Video e Disney+.

Estetica del desiderio: da Malèna (2000) a 9 settimane e ½ (1986)

Il cinema europeo utilizza spesso l’estetica come elemento di perturbazione sociale. In Malèna (2000), Giuseppe Tornatore eleva questo concetto a sistema narrativo in una Sicilia bellica e claustrofobica. Il film segue l’ossessione del giovane Renato per Malèna, interpretati da Giuseppe Sulfaro e Monica Bellucci. La macchina da presa si fa interprete di uno sguardo voyeuristico che riflette quello dell’intera comunità. Questa ammirazione collettiva si trasforma presto in persecuzione. La relazione tra il ragazzo e la donna è profondamente asimmetrica: un amore adolescenziale, feticista e silenzioso. Il corpo della protagonista diventa il campo di battaglia su cui si consumano le ipocrisie di una società maschilista e repressiva. Malèna non è un personaggio che agisce, ma un’icona che subisce la proiezione dei desideri e dei livori altrui. L’opera si conferma tra i film sulle relazioni da vedere per comprendere la natura violenta dello sguardo cinematografico.

Monica Bellucci in Malèna

Questa carnalità trova un corrispettivo estetico nel film 9 settimane e ½ (1986). Qui Adrian Lyne costruisce una narrazione patinata, figlia della cultura dei videoclip anni ’80. La trama, incentrata sulla relazione tra la gallerista Elizabeth (Kim Basinger) e l’enigmatico broker John (Mickey Rourke), delinea un percorso di sottomissione psicologica mascherato da gioco erotico. Criticamente, la pellicola trascende lo scandalo che creò all’epoca attraverso la trasformazione di oggetti quotidiani — il cibo consumato davanti al frigo, i ghiaccioli, le ombre delle tende veneziane — in veri e propri correlativi oggettivi di un desiderio che si fa prigione. In questo senso, entra di diritto tra i film indimenticabili per la sua capacità di mostrare come una relazione possa deragliare quando l’intimità diventa un esercizio di potere e di alienazione sensoriale, portando i protagonisti verso un punto di non ritorno emotivo.

Disponibili su Prime Video.

Solitudine digitale e frammentazione: Lei (Her, 2013) e Magnolia (1999)

Entrando nel nuovo millennio, la critica si è dovuta confrontare con la dematerializzazione dell’altro. In Lei (2013), titolo originale Her, Spike Jonze firma una delle opere più lucide sulla contemporaneità. La relazione tra Theodore (Joaquin Phoenix) e l’intelligenza artificiale Samantha (voce originale di Scarlett Johansson, doppiata da Micaela Ramazzotti) non è un capriccio tecnologico, ma la constatazione di un’impossibilità: quella di gestire il “peso” fisico e imperfetto di un partner reale. Jonze usa colori caldi e pastello per contrastare il freddo isolamento del suo protagonista, creando un paradosso visivo indimenticabile.

Questa frammentazione dell’esperienza amorosa esplode nel film Magnolia (1999). Paul Thomas Anderson orchestra una sinfonia di solitudini che si incrociano per un cast di eccellenza, tra cui Tom Cruise, Joanne Moore e Philip Seymour Hoffman. Le relazioni sono ferite aperte,  legami padre-figlio interrotti che sanguinano nel presente dei personaggi. La famosa pioggia di rane finale non è solo un evento biblico, ma rappresenta la rottura necessaria di un equilibrio relazionale divenuto insostenibile.

Disponibili su Prime Video.

Tradizione e rivoluzione: Anna Karenina (2012) e Patch Adams (1988)

Il confronto con il canone classico è un passaggio obbligato quando si analizzano i film indimenticabili che hanno plasmato la nostra idea di legame. Nella versione di Anna Karenina (2012) di Joe Wright, la trasposizione di Tolstoj abbandona il realismo per trasformare il set in un teatro letterale. La trama segue la tragica spirale di Anna (Keira Knightley), divisa tra il dovere coniugale e la passione travolgente per il conte Vronskij (Aaron Taylor-Johnson). Con le sue scelte registiche, Wright suggerisce che le relazioni nell’aristocrazia russa sono solo una recita forzata. La macchina da presa si muove tra quinte e palcoscenici, svelando la finzione di un amore che sfida le convenzioni. Per essere autentico, questo sentimento deve inevitabilmente andare incontro alla propria distruzione. È un’opera fondamentale tra i film sulle relazioni affettive, poiché evidenzia come il contesto sociale possa soffocare l’individuo.

Keira Knightley in Anna Karenina

Diametralmente opposto è l’approccio umanistico di Patch Adams (1988), in cui Tom Shadyac sposta il baricentro del legame umano sul piano della cura e dell’empatia. Ispirato alla vera storia di Hunter Adams, il film narra la rivoluzione di uno studente di medicina (Patch Adams, interpretato da Robin Wiliams) che combatte la sofferenza attraverso l’umorismo e la vicinanza emotiva. Sebbene la critica la abbia accusata di eccessivo sentimentalismo, la pellicola resta un documento prezioso sulle relazioni interpersonali come potenti strumenti terapeutici. Scardinando la fredda burocrazia del dolore, Patch Adams dimostra che la connessione tra le persone rappresenta la forma più alta di guarigione. L’opera rimane tra i titoli maggiormente amati dal pubblico per la capacità di celebrare la dignità umana attraverso l’altruismo e l’empatia.

Disponibili su Prime Video.

Il fascino dell’unione invisibile

Questi film indimenticabili restano impressi nella memoria collettiva perché ci permettono di osservare l’invisibile filo teso che unisce due individui nel caos dell’esistenza. Che si tratti di amori destinati alla tragedia o di relazioni che curano l’anima, la settima arte continua a essere lo strumento più potente nel ricordarci che, pur nella nostra solitudine individuale, è solo attraverso lo sguardo dell’altro che riusciamo finalmente a mettere a fuoco noi stessi.

Per altri consigli su film da vedere continua a seguire TaxiDrivers.

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