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‘Last Breath’: sopravvivenza negli abissi

Un brillante Woody Harrelson alle prese con un salvataggio all’ultimo respiro

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Last Breath è un thriller di sopravvivenza diretto da Alex Parkinson e basato su una storia realmente accaduta. Si tratta del remake di un documentario omonimo uscito nel 2019, con la regia dello stesso Parkinson e di Richard da Costa.

Il film è disponibile su Prime Video e il cast comprende Finn Cole, Woody Harrelson, Simu Liu e Cliff Curtis.

Last Breath: un thriller all’ultimo respiro

La pellicola segue le vicende di un gruppo di sommozzatori composto da Chris Lemons (Finn Cole), Dave Yuasa (Simu Liu) e Duncan Allcock (Woody Harrelson). I tre sono impegnati in una missione di manutenzione di condotti di gas naturale e petrolio sui fondali del Mare del Nord, al largo della Scozia. 

Un improvviso guasto tecnico provoca l’allontanamento della nave di supporto e il cavo di Chris che gli fornisce ossigeno, comunicazioni e riscaldamento, si impiglia nella struttura sottomarina, spezzandosi.

Chris Lemons si ritrova quindi isolato, intrappolato nei fondali marini a cento metri di profondità, in condizioni estreme e con pochissimo ossigeno a disposizione. Da quel momento in poi, la sua squadra si impegnerà in una corsa contro il tempo per riuscire a salvarlo prima che sia troppo tardi.

Tra realtà e finzione

La pellicola si basa su una storia vera, accaduta nel 2012. Mescola le riprese sul set con gli attori professionisti a immagini reali e di repertorio, utilizzate anche per il documentario del 2019. Il regista Alex Parkinson, infatti, proviene prevalentemente dal mondo dei documentari e Last Breath è il suo primo lungometraggio di finzione.

Uno dei punti di forza della pellicola è proprio la verosimiglianza nel mostrare una professione poco nota, che viene definita come “uno dei lavori più pericolosi sulla Terra”.

La regia è essenziale ed efficace, segue i vari personaggi e l’azione, ma non si distingue particolarmente. Le parti più interessanti e suggestive sono quelle riguardanti le riprese subacquee. I fondali appaiono come un luogo irreale, sospeso nel tempo e nello spazio, dove non esiste nulla all’infuori dei palombari che si arrischiano in quelle zone e della misteriosa struttura metallica di cui si devono occupare. Possiamo vedere solo ciò che le loro deboli luci sono in grado di illuminare: tutto il resto è immerso nell’oscurità.

Mentre è in pericolo di vita, il corpo di Chris sembra rischiare di perdersi per sempre, nell’immensità sconosciuta che lo circonda.

Punti di forza e punti deboli

Nella prima parte, i personaggi principali vengono introdotti velocemente: Chris Lemons/Finn Cole torna a casa dalla fidanzata e le annuncia che dovrà partire per lavoro il giorno dopo. Lei è visibilmente preoccupata, anche se tenta di non darlo a vedere. Comprendiamo quindi immediatamente la natura particolarmente rischiosa del mestiere del protagonista.

In seguito, si viene subito trasportati a bordo della nave che condurrà Chris e i suoi colleghi al largo, dove il ragazzo si muove sicuro attraverso i vari ambienti, salutando alcune sue vecchie conoscenze.

I tre sommozzatori al centro della storia presentano tre personalità molto differenti, ma piuttosto stereotipate. Duncan Allcock/Woody Harrelson è il più maturo, uomo di grande esperienza, molto ironico, e capace di mantenere la calma in ogni momento. Nonostante i rischi, ama profondamente il suo lavoro e non sopporta il fatto che, forse, per lui sia ormai giunto il momento di ritirarsi. Dave Yuasa/Simu Liu è un uomo d’azione, solitario e di poche parole. All’apparenza estremamente freddo e cinico, farà a sua volta il possibile per salvare il collega. In tutto ciò, Chris è il più giovane, pieno di entusiasmo e determinazione. È intelligente e preparato, ma privo di risorse di fronte al terribile incidente che gli capiterà.

Gli altri personaggi, quelli a bordo della nave, come il capitano e il resto della squadra, non vengono particolarmente delineati. Sono presenti varie scene che fanno da contrappunto a quelle che coinvolgono i tre sommozzatori, ma che, in realtà, non hanno la stessa forza, né riescono a interessare allo stesso modo. Il regista si sofferma forse troppo a lungo a riprendere la situazione sulla nave, includendo dialoghi che si riferiscono spesso a dettagli tecnici e termini di difficile comprensione, per chi è esterno e troppo lontano da quell’ambiente.

Un film intenso ma poco originale

In generale, le caratterizzazioni di Last Breath non risultano particolarmente approfondite e non si ha davvero il tempo o la possibilità di provare empatia verso i protagonisti e i vari rapporti tra loro. Ciò che coinvolge realmente lo spettatore è il disperato tentativo di salvare il sommozzatore a rischio messo in atto dal resto del team. Sono quindi i momenti di pressione e inquietudine a trascinare la visione, piuttosto che il profondo coinvolgimento emotivo nei confronti dei personaggi.

Finn Cole e Simu Liu offrono delle buone interpretazioni ma, tra i vari attori, spicca senza dubbio Woody Harrelson. Quest’ultimo, pur non interpretando qui un ruolo particolarmente originale o innovativo rispetto ai tanti ricoperti nella sua filmografia, mostra tutta la sua esperienza, rubando la scena costantemente.

In generale, il film è in grado di intrattenere con costanza, anche grazie alla breve durata. La suspense aumenta gradualmente, soprattutto nella seconda parte, quando Chris si scontra con un ostacolo mortale. A quel punto, per aumentare la suspense, appare a schermo un timer che, di volta in volta, mostra i minuti che passano, il cui conto aumenta inesorabilmente.

Perché guardare Last Breath

Last Breath coinvolge e intrattiene, offrendo interpretazioni convincenti e una regia in grado di mantenere alta la tensione. È un film particolarmente adatto per chi ama il filone dei survival thriller o per chi è affascinato da storie reali con caratteristiche uniche e, in parte, legate al mistero.

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