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La comicità come medicina per l’anima: intervista ad Alec Von Bargen
La comicità e la commedia come elementi fondamentali nella nostra vita
Published
4 giorni agoon
In occasione del Torino Film Lab Meeting Event abbiamo intervistato Alec Von Bargen. L’attore, regista, sceneggiatore e artista statunitense è a capo del ComedyLab al TFL, un laboratorio unico nel suo genere che riunisce scrittori e comici talentosi per lo sviluppo di progetti che esplorano la comicità e il genere della commedia.
La comicità come cura
Durante il discorso di presentazione dei progetti del ComedyLab hai detto una frase preziosa, “tutto ciò che possiamo fare in questi tempi difficili è trovare un amico con cui ridere”. Pensi che la comicità possa essere un modo per fuggire dalla tristezza del mondo in cui ci troviamo?
Penso che, tristemente, la comicità sia una delle uniche vie di fuga che abbiamo. Puoi entrare in uno stato di negazione, in modo da non percepire ciò che succede intorno a te, ma questo non serve a nulla, stai semplicemente mentendo a te stesso. Puoi cercare di combattere da solo e probabilmente morire più velocemente, anche solo per lo stress di cercare di trovare una risposta. Alla fine, imparare a ridere di te stesso ti dà la forza di diventare padrone di quello che ti circonda. Certo, questo non risolverà tutto, ma almeno si è consapevoli del fatto che viviamo un’esistenza assurda sulla Terra, in cui l’unica cosa che sappiamo è quando siamo nati e che prima o poi moriremo.
È come la commedia dell’assurdo. L’assurdo assoluto. Se non ridi e non ridi di te stesso cercando di trovare la comicità dentro di te, puoi diventare matto per trovare un significato alla realtà in cui viviamo. L’importante è, come ho detto, trovare un amico, perché ridere da soli non è così divertente. La comicità è lo strumento più utile in tempi di tragedia assoluta. A un funerale, quando i membri della famiglia sono in lutto, ci sarà sempre un momento in cui qualcuno romperà il silenzio con un commento per far ridere tutti. Non vuol dire essere scollegati dalla realtà di quel momento ma è una liberazione.
Un argomento serio
Alec tu paragoni i comici ai cugini che urlano, bevono e fanno divertire ai matrimoni, ma c’è anche qualcosa di più serio dietro a questa comicità e magari nel genere stesso della commedia?
C’è una ragione per la quale il cugino imbarazzante si ubriaca e si comporta in questo modo. Alle sue spalle c’è una vita di problemi che lo rendono come lo vedi. La comicità è un argomento serio che non si limita a far ridere. Per questo motivo presentare solo quattro progetti ogni anno è una scelta consapevole. Per lavorare su un progetto comico e riuscire a capire la profondità di questa comicità, devo essere in grado di dedicarci il 100% della mia attenzione. Devo chiedermi chi sei e studiarti come un bambino. Cosa nella tua vita ti ha portato a voler fare questo tipo di commedia piuttosto che un altro?
Non sto dicendo che non funzioni con qualcosa di più drammatico, ma c’è una sorta di formula quando si tratta di un dramma, nello svolgimento e nell’arco dei personaggi. Nella commedia non ci sono regole che dettano cosa fa ridere. A volte ciò che mi fa ridere non fa ridere a te, per questo dobbiamo trovare un tono universale nel genere della commedia, in modo da capire in che direzione andare. Il cugino imbarazzante si porta dietro un bagaglio pesantissimo. C’è qualcosa che ti fa sentire a disagio, qualcosa che è più profondo di un ragazzo che cerca di fare ridere tutti. Quello che dobbiamo fare è cercare di capirlo per ballare con lui al matrimonio.
Il laboratorio
La maggior parte dei progetti presentati ieri sono creati da dei ragazzi. Come direttore del ComedyLab che cosa cerchi nei nuovi giovani artisti?
Le nuove generazioni devono ancora capire come abituarsi alla velocità con cui il mondo intorno a loro sta cambiando. Quello che due anni fa era un buon lavoro ora non esiste più come carriera. Per me è affascinante vedere come le generazioni più giovani di comici, attori e registi affrontano la commedia. Occorre un certo coraggio, bisogna essere bravi al di fuori del giudizio altrui. Quello che cerco è una voce, penso che sia importante nell’arte, io stesso sono anche un artista visuale e sono sempre alla ricerca di una voce unica, organica e non forzata.
Il processo di selezione che facciamo al ComedyLab è molto intenso, io lo chiamo scherzosamente gli Hunger Games. Quest’anno abbiamo scelto quattro progetti ma durante il workshop preliminare ammettiamo il doppio delle persone e lavoriamo per tre giorni interi. Quello che cerchiamo in questi tre giorni non è solo l’unicità della persona con cui stai lavorando, cerchiamo progetti che possono effettivamente essere sviluppati, quelli che hanno bisogno di una mano da parte nostra. Alcuni partono con delle buone idee che si rivelano però davvero difficili da sviluppare. Altri sono più simili a dei film drammatici con momenti comici, ma a Comedy Lab ci concentriamo sulla commedia. Quello che cerchiamo sono esseri umani, il che sembra una banalità ma tutti i comici che ieri hai visto salire sul palco sono così reali, così organici e veri con loro stessi. Devi avere una certa vulnerabilità per ridere di te stesso di fronte ad altre persone facendo ridere gli altri di te. Devi avere la forza di capire che stanno ridendo con te e non di te.
Tutti questi ragazzi ci hanno toccato in maniera unica. A partire da Ryan, un ragazzo giamaicano di Birmingham che quando inizia a improvvisare si trasforma, per far sì che gli autori possano vedere i loro personaggi prendere vita. Martina dal Belgio sembra tutta sorridente ma quando recita è incontenibile, ha una forza immensa. Per il loro modo di essere sono diventati davvero una famiglia e so che questo suona come il più grande dei cliché ma durante il tempo passato insieme si vanno a premere dei bottoni emotivi che normalmente si tengono nascosti. È inevitabile. Essere parte del Comedy Lab significa diventare parte di qualcosa più grande di te stesso, al fine di raggiungere il tuo obiettivo finale come artista.
Cosa rende ComedyLab un programma così importante per questi ragazzi?
Non esiste un altro laboratorio come questo in Europa. Gli USA o il Regno Unito danno molto spazio alla commedia, ci sono corsi universitari che si specializzano nell’arte della scrittura comica e nella stand-up comedy. Ormai sono nella cerchia del TFL da più di tredici anni, ma chiunque conosca questa realtà sa il suo impegno per il cinema indipendente, dal networking ai fondi. Quando mi hanno proposto questo concetto del ComedyLab ho capito subito quanto fosse necessario. Alcuni dei film che incassano di più al botteghino sono commedie. Questo non vuol dire che ora bisogna fare solo rom-com con Julia Roberts, ma riunire un gruppo di persone che guardano lo stesso film e ridono assieme è come una medicina per l’anima.
La commedia non serve serve solo a svegliarsi ogni mattina ma è essenziale per le relazioni umane. Specialmente per le nuove generazioni è uno strumento che connette le persone al di là di uno schermo, incontrandosi e guardandosi negli occhi per ridere assieme. La commedia ci serve anche come documento storico perché testimonia i tempi che cambiano. Le commedie italiane degli anni Cinquanta e Sessanta erano fantastiche e riflettevano il momento storico che l’Italia e il resto mondo stavano vivendo. Poi è arrivata la commedia fisica, quella per le masse. Il trio comico tipo Aldo, Giovanni e Giacomo esiste in tutto il mondo, li abbiamo in Messico come negli Stati Uniti. Negli anni Novanta le commedie si fanno più piccanti con battute e allusioni sessuali. Allo stesso tempo abbiamo capolavori come La vita è bella, una delle commedie più tragiche e più belle che io abbia mai visto. Oppure Il Postino, un dramma dove la commedia è sottintesa ma di classe. La commedia è importante quanto qualsiasi altro genere cinematografico. È una rappresentante di ciò che siamo, quello che stiamo vivendo e quello che ci serve per sopravvivere.