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Leone XIV incontra il mondo del cinema

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Il 15 novembre, presso la Sala Clementina del Palazzo Apostolico in Vaticano, Papa Leone XIV ha tenuto un’udienza con i rappresentati del mondo del cinema. Molte le personalità nazionali e internazionali presenti ad ascoltare le parole del Pontefice, tra questi Spike Lee, Cate Blanchett, Viggo Mortensen, Marco Bellocchio, Monica Bellucci, Sergio Castellitto.

Papa Leone XIV ha tenuto un discorso breve, ma conciso, sul ruolo culturale e umano del cinema, nato come semplice gioco di luci e ombre, per poi diventare una delle più nobili espressioni artistiche, capace di porci delle profonde domande sulla nostra esistenza, raccontando la vita, la sua grandezza e la sua fragilità.

Il cinema è l’arte più popolare che nasce per tutti e parla a tutti. Il cinema deve aiutare lo spettatore a tornare a sé stesso, a guardare con gli occhi nuovi la complessità della propria esperienza e rivedere il mondo, come se fosse la prima volta, ritrovando il vero senso della speranza, senza la quale l’esistenza non può dirsi tale”.

Il Pontefice ha poi posto l’attenzione sul ruolo della sala cinematografica che, da anni ahi noi, vive un’allarmante crisi. Su questo tema, Leone XIV ha invitato le Istituzioni a non rassegnarsi e cooperare per affermare il valore sociale e culturale della più genuina esperienza cinematografica, possibile solo varcando il buio della sala. Queste rappresentano il cuore pulsante del territorio, perché contribuiscono all’umanizzazione e una città può definirsi viva solo se esistono spazi culturali, dove si costruiscono relazioni.

Nel suo intervento, il Papa, anche senza citarla direttamente, tocca il complesso tema dell’intelligenza artificiale, rammentato come un generico algoritmo, può indicarci cosa funziona. L’arte umana, invece, è la sola capace di indicarci le future strade percorribili.

Voi del cinema siete i pellegrini dell’immaginazione, cercatori di senso, narratori di speranza, messaggeri di umanità. La strada che voi percorrete non si misura in chilometri, ma in immagini, parole, emozioni, ricordi condivisi e desideri collettivi”.

Le parole del Pontefice, poi, hanno sottolineato proprio il senso collettivo del cinema, intesa come un’arte corale. Ricordando l’importanza di ogni maestranza, dal truccatore al direttore della fotografia, passando per il produttore, il regista e lo sceneggiatore, che contribuiscono, con la loro voce, alla creazione di un’opera che può esistere solo nell’insieme.

Un linguaggio di pace, in un’epoca di personalismi esasperati e contrapposti. Il cinema ci mostra la necessità di impegnare i propri talenti, ma ognuno può far brillare un particolare carisma, grazie ai doni e le qualità di chi lavora in un clima collaborativo e fraterno”.

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