Il lungometraggio di Asier Urbieta Pheasant Island, opera presentata in concorso per la sezione Passaggi d’Europa 30 al Linea d’Ombra Festival, mette in scena il dramma dell’Europa contemporanea. Attraverso un avvicinamento e allontanamento, tanta di costruire un’antropologia della fine dei valori dell’illuminismo che sempre più viviamo. Convinti ancora della sacralità del nostro ruolo, delle nostre idee, non siamo in grado di distinguere ciò che è bene e ciò che è legale.
ScreAsier Urbieta, Pheasant Island
Il limite del senso
Il simbolismo di quest’opera, riuscendo nell’impresa di non risultare retorico, si mostra in modo chiaro sin da subito. Tutto il film parla di punti di contatto, zone liminali ma ineludibili che diventano facilmente solidi pretesti bellici. Ma perché questo tema è così urgente proprio in Europa? Nonostante la sezione del Linea d’Ombra Festival, nella quale il film è presentato, riguardi criteri geografici, Pheasant Island parla del del cuore dell’Europa. Quel “leone” feroce che sino a cento anni fa aveva banchettato sul mondo, si ritrova ora ad essere una periferia di tutto ciò che conta. Come la storia dovrebbe averci insegnato, alla crisi di un popolo e della propria identità nazionale spesso segue l’innalzamento di muri. Una volta finita l’età dell’oro, venuta meno la promessa che questa potesse tornare, l’incertezza è diventata profonda e il prossimo un nemico. Questo è il sintomo della crisi del vecchio continente, un ritorno cinico dall’universalità della ragione alla particolarità degli interessi.
Asier Urbieta, Pheasant Island
Avere il coraggio di sapere
L’orizzonte sociale, politico ed etico dell’Occidente si ergeva sui confini, o meglio su quei limiti teorici che hanno reso grande la nostra cultura. La storia si è però dimostrata il giudice più inflessibile, laddove non siamo stati in grado di affrontare le tragiche conseguenze della nostra grandezza, ha usato contro di noi i nostri ideali. Abbiamo accettato per secoli il diverso, per meglio dire, lo abbiamo tollerato finché siamo stati in grado di piegarlo e sfruttarlo seguendo la nostra volontà coloniale. Un uso strumentale non solo della tecnica ma anche della ragione, pochi furono gli intellettuali in grado di cogliere certe ipocrisie. Gli stessi padri del pensiero liberale come Locke, Mill o lo stesso Voltaire non hanno avuto lo spessore intellettuale per andare oltre, per vedere al di là dei pregiudizi del loro tempo. Questa idea viene espressa in modo silenzioso ma chiaro dal folclore dell’isola, in modo particolare della celebrazione della figura di Salazar. Viene infatti detto da uno dei due protagonisti, con tono rammaricato,
Viene amato perché fa regali, ma non ha nulla in cambio.
Asier Urbieta, Pheasant Island
Il confine prossimo tuo
Nonostante le idee di universalità sulle quali si fonda il pensiero europeo siano laiche, esiste un debito di questa dimensione etica alla morale cristiana. Non è questa certo una posizione ecumenica, ma la necessaria constatazione di una dato di continuità. Al di là dei nefasti risvolti della religione, corruzioni della sua dimensione temporale, il patrimonio spirituale lasciatoci da questa visione del mondo è inestimabile. Ciò che Cristo afferma predicando l’amore per il prossimo, non è altro l’idea che le cerimonie non devono aver bisogno di sacrifici. Nel film, proprio questo concetto viene sin da subito capovolto, nel momento in cui la cerimonia che celebra l’unione tra Francia e Spagna nell’isola del Fagiano si conclude in modo tragico ma silenzioso. Il fotografo dell’evento, occhio documentario degli avvenimenti, nota nel fiume qualcuno, un migrante morto nel suo viaggio per raggiungere la salvezza.
Asier Urbieta, Pheasant Island
Alla gioia
Oggi, a quarant’anni esatti dalla scelta della Nona sinfonia come melodia dell’Unione Europea, occorre tornare ai valori di apertura e università che stiamo perdendo. C’è sempre più la necessità di tornare alle parole di Schiller, il cui Inno alla gioia fu la base per la sinfonia di Beethoven. Il film di Asier Urbieta tenta di ricordarci questo, che il fine di una comunità dovrebbe essere lo “sviluppo di un legame di fratellanza fra gli uomini”. Pheasant Island si struttura nel racconto e nella regia come un corollario delle tragiche immagini del piccolo Alan Kurdi, un doloroso tributo che cerca però di accendere una speranza.