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Film Festival. Lo Schermo dell’arte – intervista alla direttrice Silvia Lucchesi
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2 mesi agoon
Esistono festival necessari. Per comprendere, per andare avanti, per adottare uno sguardo diverso e originale. Nella splendida cornice del Cinema La Compagnia di Firenze abbiamo avuto il piacere di parlare con Silvia Lucchesi, direttrice artistica e co-fondatrice del festival Lo Schermo dell’Arte.
Giunto alla sua diciottesima edizione, il festival continua a intrecciare con forza e visione il linguaggio cinematografico e quello dell’arte contemporanea, rinnovandosi ogni anno attraverso nuove produzioni, sguardi emergenti e riflessioni sul presente. Una conversazione per capire come questa manifestazione sia cresciuta nel tempo, quali idee la guidano e quali sfide la attendono nel futuro.
L’intervista a Silvia Lucchesi
Siamo arrivati alla 18° edizione di un festival che continua a evolversi nel corso degli anni. Con un’identità che si sta costruendo e si è costruita anno dopo anno, tessendo relazioni tra arte contemporanea e cinema. Ti chiedo l’evoluzione del festival e anche il pensiero che c’è stato dietro la realizzazione.
Quest’anno compiamo 18 anni, e molti ci hanno ricordato che siamo diventati “maggiorenni”. È una responsabilità, certo, ma mi piace tornare con la mente all’inizio, quando eravamo dei “bambini”. Alla prima edizione del 2008 c’erano solo documentari e nessun film d’artista. Oggi, la grande maggioranza del programma è dedicata al cinema d’artista e i documentari sono pochissimi.
Siamo andati nella direzione di indagare e sostenere ciò che fanno gli artisti che lavorano con le moving images, e negli anni ci siamo ritrovati a diventare anche produttori. Con il progetto Visio, curato da Leonardo Bigazzi, da tre anni produciamo ogni anno film di giovani autori. Questo ha modificato anche il nostro sguardo, perché ci interessa molto seguire la giovane generazione internazionale.
Visio è un vero progetto di scouting che ci permette di osservare evoluzioni rapidissime, non solo nel sistema dell’arte – dato che molti di questi film nascono per grandi mostre e biennali e noi li portiamo al cinema – ma anche nel modo in cui gli artisti lavorano oggi. I giovani, infatti, viaggiano moltissimo: sono continuamente in movimento tra residenze, produzioni e progetti internazionali, e al tempo stesso sperimentano nuove tecnologie. Quest’anno, ad esempio, presentiamo diversi film realizzati con l’intelligenza artificiale e una mostra dedicata alla virtual reality.
Ci interessa registrare questi cambiamenti nel sistema produttivo dell’arte legato alle immagini in movimento: sono trasformazioni profonde e il festival deve rifletterle. Questo ha cambiato anche il nostro sguardo, permettendoci di seguire da vicino l’evoluzione rapidissima della nuova generazione internazionale.
Quanto alla nascita del festival, viene dal mio percorso personale: sono una storica dell’arte, ma per molti anni ho lavorato nel Festival dei Popoli. Dall’incontro tra la passione per l’arte contemporanea e quella per il cinema – in particolare il documentario – è nato Lo Schermo dell’Arte, ed eccoci qua.
Leggendo il programma mi ha colpito molto la domanda iniziale. Cosa può fare l’arte in momenti oscuri e inquietanti come quello che stiamo vivendo, dove il diritto internazionale e umanitario è sconfitto? Si vede spesso l’arte come qualcosa di astratto, mentre invece la sua vastità – tra cui il cinema e le immagini in movimento – può portare ad agire nella realtà.
L’arte non può cambiare la realtà. Però può dare voce a chi riesce a leggerla, interpretarla e trasformarla. Il nostro lavoro, come quello di chi opera nel campo culturale, è proprio dare spazio agli artisti che raccontano il tempo presente attraverso il proprio linguaggio: cinema, teatro, letteratura o altre forme espressive.
L’arte trasforma ciò che ci circonda e ci offre strumenti per riflettere, anche politicamente. È una forma di consapevolezza.
Ogni anno si rinnova all’interno del programma l’elemento del focus su un artista.
Sì, da molti anni dedichiamo un focus a un artista, uomo o donna, che si distingua per l’uso innovativo delle immagini in movimento. Quest’anno è Randa Maroufi, e siamo particolarmente felici perché è un’artista che proviene proprio dal progetto Visio.
Nel programma presentiamo cinque suoi film, incluso l’ultimo che ha vinto un premio importante a Un Certain Regard a Cannes. Randa Maroufi, francese di origine marocchina, è un perfetto esempio di come Visio non sia solo scouting e residenza, ma un vero accompagnamento nel tempo. Seguiamo gli artisti anche dopo il loro passaggio a Firenze, e spesso i loro percorsi ritornano naturalmente dentro al festival.
Silvia Lucchesi
Lo spazio dedicato ai giovani
Questo è un festival che apre lo sguardo e lo spazio anche ai giovani autori. In un periodo come questo si avverte l’esigenza di ascoltare nuove voci. All’interno del programma una delle iniziative più accese è proprio il progetto Under 30.
Il premio Under 30 nasce quattro anni fa, quando abbiamo deciso – grazie al sostegno di Gucci (main sponsor) – di rendere l’ingresso gratuito ai giovani sotto i trent’anni. È stato un modo per aprire ancora di più il festival ai giovanissimi, con cui manteniamo un rapporto anche durante l’anno attraverso progetti nelle scuole, nelle università e nelle accademie.
Non essendo un festival competitivo, non abbiamo giurie né concorsi. Da qui l’idea di capire qual è lo sguardo della giovane generazione: gli Under 30 hanno totale libertà di scelta e il film più votato riceve la denominazione di “Premiato dal pubblico Under 30”. Vedremo cosa emergerà: per noi è uno strumento prezioso di ascolto.
Prima di concludere Silvia, ti chiedo uno sguardo al futuro: obiettivi e sfide che possono aprirsi e tradursi in opportunità.
Le sfide sono ciò che ci fa andare avanti: senza, ci si sederebbe sugli allori. Ogni anno è come ricominciare da capo, ma con un patrimonio di conoscenze e relazioni ormai importante.
Nel contesto culturale italiano, soprattutto nel settore del cinema, la sfida principale è continuare a lavorare e a sostenere i giovani attraverso la produzione. Con Visio vogliamo produrre sempre di più e soprattutto capire dove ci porteranno gli artisti: siamo noi a seguire loro, non il contrario.
Alcuni incontri sono più “magici” di altri, certo, ma sono gli artisti, insieme al pubblico dei giovani che ci segue con entusiasmo, a darci la spinta per continuare. E mi piace concludere così: gli artisti non cambiano la realtà, ma hanno la forza di offrirci nuove possibilità per leggerla e affrontarla.
Si ringrazia l’ufficio stampa Ester Di Leo per aver organizzato l’intervista.