Nell’ottica di un dialogo tra le opere del passato e quelle contemporanee il Glocal Film Festival propone all’interno della sua vasta programmazione una rassegna omaggio dedicata a Gianfranco Barberi. Lo stesso presenta il film di Mario Bava Ecologia di un delitto, noto anche con il titolo Reazione a catena, ricordando il regista come «un uomo dotato di una straordinaria ironia.»
La pellicola, restaurata dalla Cineteca Nazionale, conferma l’importanza di Bava come un punto di riferimento ancora attuale. Steve Della Casa, presente alla proiezione, rimarca l’importanza della conservazione e del restauro non solo dei grandi capolavori ma anche e soprattutto dei film di genere. Spesso relegati ad un ruolo marginale hanno in realtà influenzato l’immaginario cinematografico.
Una Reazione a catena di delitti
Antesignano dello slasher, Ecologia di un delitto o Reazione a catenaesce nel 1971 diretto dal già affermato Mario Bava. L’intuizione visionaria di Bava erige un modello narrativo che diventerà paradigmatico del genere.
Il film ruota attorno ad una baia incontaminata nella quale avvengono una serie di delitti cruenti. Contaminata dai personaggi del film che la possiedono o la bramano, la baia diventa un microcosmo chiuso, teatro per osservare la corruzione dell’essere umano.
Il trionfo della brutalità
Il primo assassinio che viene esibito è quello della contessa Federica Donati (Isa Miranda), proprietaria della baia. Ribaltando i codici classici Bava espone senza indugio l’omicida, il marito Filippo (Giovanni Nuvoletti), che viene immediatamente eliminato da un altro killer.
Da qui si generano un delitto dopo l’altro in una vera e propria “reazione a catena” guidata dall’avidità, un ingranaggio alimentato dalla violenza. Da questo primo crimine si avvia una lunga strage che coinvolge ogni personaggio, dai figli della borghesia che complottano per l’eredità (Claudine Auger e Luigi Pistilli) ad un un gruppo di giovani hippie finiti alla baia per divertirsi.
Bava lo dichiara sin dall’inizio, non ci sono innocenti in quest’opera, ognuno si trasforma in un predatore nello spasmodico desiderio di possedere la baia. Una lotta per questo angolo di paradiso che sfocia in grotteschi massacri.
Il titolo Ecologia di un delitto si collega proprio a questo, alla violazione del naturale equilibrio di una natura che diventa parte integrante dell’orrore. Un simbolo che collega la brutalità dei personaggi alla spietata logica della natura.
La regia sfrutta abilmente l’ambiente naturale anche attraverso un’intensa saturazione dei colori che sembrano conferire al paesaggio un’aura maligna. Non mancano le carrellate basse che si fanno largo tra le piante per anticipare il punto di vista del killer infondendo una suspense generale.
L’alternanza di carrellate e zoom bruschi, uniti ad inquadrature oblique e giochi di luce, contribuiscono a costruire la baia e gli interni come scenari irreali.
Anche il montaggio partecipa alla resa di un ritmo quasi meccanico che si riflette nello spietato susseguirsi di uccisioni, enfatizzate da una colonna sonora che infonde inquietudine.
L’esibizione della violenza
La violenza assume un ruolo fondamentale, i corpi dilaniati e squarciati diventano i protagonisti. Le ferite ed il sangue divengono elementi strutturali dell’opera. Gli effetti speciali firmati da Carlo Rambaldi riescono a risultare ancora oggi estremamente perturbanti.
Ogni omicidio, come un’opera d’arte, ha una sua coreografia e costruzione visiva simbolica. Dalla coppia impalata alla testa mozzata, in una composizione barocca di uccisioni che diventeranno iconici per il cinema di genere.
Bava costruisce uno dei primi slasher della storia del cinema mettendo in scena quelli che diventeranno elementi emblematici del genere. L’ambientazione isolata, la totalità di personaggi sacrificabili, un ritmo serrato che propone una sorta di evoluzione degli assassinii sempre diversi. Un finale derisorio che sconvolge ogni aspettativa mostrando come neanche i bambini siano innocenti.
Tutto questo però senza presentare una figura emblematica di un omicida, il vero colpevole qui è l’intero sistema, il mondo che Bava decide di mostrare in questo film.
Un film di genere che ha dato il via al filone slasher internazionale e che oggi in Italia si vede sempre meno, Bava non aveva paura di osare e avventurarsi in un’opera che per l’epoca poteva risultare scioccante e che ancora oggi lascia il segno. Si conferma con questo film un vero e proprio artigiano dell’orrore.