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‘Devotee’: il documentario che riflette su sessualità e disabilità

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Il documentario Devotee, in concorso alla 31ª edizione di Visioni Italiane 2025, esplora il tema della sessualità e della disabilità, attraverso la vita di Manuela Migliaccio. Lei è una giovane donna con disabilità che vive in una cittadina della pianura Padana, è un medico veterinario, ma la sua identità va oltre il camice bianco: è anche modella, personaggio televisivo, bartender e atleta da record mondiale. Manuela chatta online con uno sconosciuto, un uomo con un feticismo per le donne in carrozzina come lei. Dopo sei anni di anonimato, decide di incontrarlo.

La regia è firmata da Roberta Palmieri e Francesco Rubattu, con soggetto e sceneggiatura scritti dagli stessi autori insieme a Olga Sargenti. La produzione è a cura di Sette e Mezzo Studio S.r.l. Società Benefit, in associazione con Humareels APS, e la distribuzione è di Sayonara Film.

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Il tema del “devotismo” e la complessità del desiderio

Questa storia personale illumina una delle zone d’ombra che riguarda la vita delle persone con disabilità, se consideriamo che il nostro Paese fatica ancora a confrontarsi apertamente con l’idea che disabilità e vita sessuale possono fare parte della stessa frase. Devotee si concentra sulla parafilia nota come devotismo, ovvero l’attrazione sessuale verso persone con disabilità e i loro ausili. Un fenomeno poco conosciuto in Italia, che viene qui affrontato con uno sguardo empatico e analitico.

I corpi come linguaggio e come atto politico

I corpi. Dai corpi passa tutto, i corpi possono diventare un atto creativo e politico. Il corpo di Manuela, lo è. I corpi comunicano, quindi sono un codice. Chiunque vi posi lo sguardo li definisce e ridefinisce, indipendentemente dall’essere quei corpi propri o di qualcun altro. Sono assoggettati a dinamiche sociali e morali, e su di essi gli eventi della vita, il lavorio genetico, si abbattono rendendoli, a volte, forme non conformi e quindi vittime di insulti. E quindi vittime, in quanto portatori di disabilità, di supposizioni su tutto ciò che col corpo ha che fare: per esempio la sessualità. Poi ci sono i Devotee.

Nel devotismo, il desiderio si sposta dal rapporto umano verso un “oggetto” — una protesi, un moncherino, o la difficoltà motoria stessa. Per questo è considerato una parafilia, poiché rende difficile la costruzione di relazioni emotive autentiche.

Devotee‘ parla di diritti, corpi e libertà

Devotee affronta il tema del devotissimo con intelligenza e onestà. A chiunque venisse in mente Pelles di Edoardo Casanova, non è questo che racconta il documentario al quale non serve estremizzare per sconvolgere. Non mostra contrasti ma fatti. Non è giudicante né, fortunatamente, moralista.

Tuttavia, l’opera risente del suo minutaggio limitato, perché ha tutti gli elementi per meritare più tempo, per approfondire le esperienze di Manuela. Particolarmente significativa è la presenza di Max Ulivieri, attivista per i diritti delle persone con disabilità e responsabile del Comitato “LoveGiver”, dedicato all’assistenza sessuale per chi vive con disabilità fisiche, intellettive o sensoriali.

‘Devotee’ e la necessità di uno sguardo nuovo

Devotee non è solo un racconto personale, ma una riflessione politica e sociale su come il corpo, la disabilità e la sessualità vengano percepiti nella società contemporanea.
Roberta Palmieri e Francesco Rubattu riescono a costruire un film necessario, che mette in discussione la cultura dell’invisibilità e invita a un dialogo più aperto, empatico e consapevole. Devotee è documentario rompe i silenzi.

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