Glocal Film Festival

‘Sulla terra leggeri’: Un volo Lirico tra amore ed oblio

Gian, professore di etnomusicologia, perde la memoria dopo la morte della moglie. La figlia Miriam gli consegna un diario del 1983: lì riaffiora l’amore per Leila, aviatrice tunisina incontrata in un carnevale sardo. Tra filmini familiari, riti ancestrali e archivi etnografici, il film intreccia presente e passato per trasformare il lutto in una leggerezza ritrovata.

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Sulla terra leggeri, opera prima di Sara Fgaier come regista di lungometraggi, è un film che si presenta come un viaggio intimo e stratificato nella memoria, nell’amore e nel lutto, capace di mescolare documentario e materiali d’archivio in un collage lirico che lascia il segno.

L’opera è stata proiettata il 14 novembre alle 15.30, al cinema Massimo di Torino, in occasione del Glocal Film Festival

Un’amnesia dissociativa come ponte narrativo

La trama ruota attorno a Gian (Andrea Renzi, magistrale nel suo muto smarrimento), un professore di etnomusicologia sessantenne che, dopo la morte della moglie, precipita in un’amnesia dissociativa. Non riconosce più la figlia Miriam (Sara Serraiocco, intensa e premurosa), né il nipotino Elyas (Elyas Turki). Per aiutarlo a riemergere dall’oblio, Miriam gli consegna un diario scritto da giovane, che lo riporta al 1983 e all’amore travolgente per Leila (Maria Fernanda Cândido), un’aviatrice tunisina incontrata durante un carnevale sardo arcaico, tra riti dionisiaci e danze mistiche maghrebine. Questo flashback non è solo un ricordo: è un ponte tra visibile e invisibile, tra perdita e resurrezione, che Fgaier esplora con ellissi e montaggi fluidi, intrecciando riprese contemporanee, filmini familiari e archivi etnografici.

L’amore come svelamento sensuale e rigenerante

Il film apre con una citazione da Julian Barnes in Livelli di vita

“Siamo creature destinate al piano orizzontale, a vivere coi piedi per terra, eppure aspiriamo a elevarci”

e chiude un cerchio tematico sulla leggerezza come aspirazione contro il peso del dolore. Il titolo sottolinea come l’amore sia svelamento sensuale e rigenerante, capace di ridisegnare i confini dell’esistenza. Fgaier non offre risposte facili all’elaborazione del lutto.

“È possibile superare la morte della persona amata e andare avanti?”

Il tutto viene affrontato con un afflato poetico che mescola antropologia (i rituali come trance per comunicare con l’aldilà) e politica intima, mostrando come uno sguardo amoroso possa rivoluzionare il reale.

Un flusso onirico in un tempo sospeso

Formalmente, è un’opera ipnotica: la fotografia chiaroscurale di Alberto Fasulo cattura la penombra domestica del presente contro la solarità abbagliante del passato, mentre il montaggio (con Enrica Gatto e Aline Hervé) crea un flusso magmatico, quasi onirico, che unisce Sudafrica, Sardegna e Tunisia in un tempo sospeso. Le musiche di Carlo Crivelli aggiungono un velo di malinconia mistica. Renzi è il cuore pulsante: il suo Gian naviga l’amnesia come un naufrago, riappropriandosi del dolore per ritrovare la felicità di ciò che è stato. Serraiocco, come figlia “resistente”, incarna la forza quieta del legame familiare, mentre Cândido dà a Leila una vitalità eterea, un’eco di eternità.

Il premio prospettiva ad Emilio Scarpa

Emilio Scarpa Interpreta Gian da giovane, nella parte del film ambientata negli anni ’80. Questa scelta è fondamentale: serve a ricostruire il passato del protagonista, la sua storia d’amore con Leila e i ricordi che verranno risvegliati dal diario.  Il film ha una struttura narrativa che alterna presente e passato; la parte di Emilio è quindi centrale per dare corpo e volto alle memorie di Gian, non è solo “flashback” decorativo: è parte attiva della ricostruzione dell’identità del protagonista.

Il giovane Gian è una figura simbolica, perché rappresenta il “prima” che è rimasto vivo nel diario e nei ricordi. L’interpretazione di Emilio contribuisce a dare concretezza fisica a quei ricordi idealizzati. La sua performance aiuta a costruire il contrasto tra il Gian anziano e il Gian giovane: non è solo un’estetica nostalgica, ma serve a mostrare come certe emozioni giovanili siano state decisive per plasmare tutta la vita di Gian.

Sara Fgaier, essendo al suo primo lungometraggio da regista, aveva bisogno di un attore giovane capace di incarnare un personaggio “ricordato” ma autentico, e la scelta di Emilio sembra rispondere a questa esigenza narrativa e poetica.

Emilio Scarpa

“Un diario d’amore” che sfata il tabù della morte

La ricchezza di strati con suggestioni, ellissi, accostamenti… C’è questa ambizione a rendere l’opera unica: un “diario d’amore” che sfata il tabù della morte, opponendo la “leggerezza piena del ricordare” al “peso greve della perdita”Influenzato da Marcello ma con un’anima personale – radicata nelle origini tunisine della regista e nella sua ricerca su carnevali e mistica – Sulla terra leggeri convince come mappa esistenziale: l’amore non è solo radice, ma vertigine sul tempo.

Un esordio che sussurra all’anima

Un esordio che invita a “planare sulle cose dall’alto, senza macigni sul cuore”. Da vedere per chi ama il cinema che sussurra all’anima, mescolando realtà e sogno in un’eternità lieve. E’un’opera che, una volta vista, lascia impronte invisibili ma indelebili.

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