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‘Resurrection’: Bi Gan torna a reinventare il cinema dei sogni

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Il regista cinese Bi Gan spinge ancora una volta i confini del linguaggio cinematografico con Resurrection, il suo nuovo film visionario che promette di dividere e incantare il pubblico in egual misura. A soli 35 anni, Bi torna dietro la macchina da presa dopo l’acclamato Long Day’s Journey Into Night, film che aveva sorpreso il pubblico invitandolo a indossare gli occhiali 3D solo dopo 70 minuti, proprio nel momento in cui appariva il titolo sullo schermo.

Con Resurrection, il cineasta alza ulteriormente l’asticella: un’esperienza onirica e sperimentale che invita lo spettatore a perdersi nei confini sfumati tra sogno e realtà. Nessun 3D questa volta, ma un viaggio altrettanto immersivo che arriverà nelle sale statunitensi il 12 dicembre con la distribuzione di Janus Films.

Diviso in sei capitoli, Resurrection è un mosaico di generi e suggestioni visive: Bi Gan si muove con libertà tra il muto ispirato a Méliès, l’epica di guerra, la commedia truffaldina, fino a una sorprendente parentesi romantica in stile “vampiri millennial”. Tutto ruota attorno ai sogni, o meglio, agli incubi, di una stessa creatura, il “mostro” protagonista.

A interpretarla è la star cinese Jackson Yee, affiancato dall’attrice taiwanese Shu Qi, che veste i panni di una donna del futuro capace di entrare nella coscienza dell’unico essere rimasto in grado di sognare. Yee, invece, interpreta non solo la creatura ma anche diverse sue incarnazioni umane, ciascuna forgiata dai frammenti di un sogno.

Sogni perduti e desideri immortali

La sinossi ufficiale di Janus Films descrive così il film:

“In un futuro in cui l’umanità ha rinunciato alla capacità di sognare in cambio dell’immortalità, un emarginato (Jackson Yee) scopre un mondo di illusioni, visioni e bellezza che nasce dalla sua stessa mente. Un’opera di immaginazione sconfinata, firmata dal visionario Bi Gan, che crea mondi vasti e mutevoli sul punto di collassare, in un viaggio che attraversa i desideri più profondi e umani.”

Un’unica visione non basta per decifrare i labirinti visivi e tematici di Resurrection: al New York Film Festival il film ha già affascinato e disorientato, consolidando Bi Gan come uno dei registi più innovativi della sua generazione.

Un cinema tra sogno e incubo

Nel panorama contemporaneo, dove l’aggettivo “lynchiano” rischia di essere inflazionato, Resurrection riesce comunque a evocare l’eredità di Twin Peaks: The Return: sfere fluttuanti, luci spettrali, loop temporali e un senso costante di déjà-vu che sembra emergere direttamente dall’inconscio del regista.

Con Resurrection, Bi Gan conferma il suo talento unico nel trasformare il cinema in una macchina per sognare, o forse, per ricordare ciò che abbiamo smesso di sognare.

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