Euro Balkan Film Festival

Euro Balkan Film Festival 2025: memoria, futuro e responsabilità culturale

Intervista a Mario Bova, fondatore e direttore del festival

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Roma si prepara ad accogliere l’ottava edizione dell’Euro Balkan Film Festival, in programma dal 30 ottobre al 6 novembre, con un’anteprima allo Spin Time il 28. Nel trentennale degli Accordi di Dayton e del genocidio di Srebrenica, il festival si conferma un ponte tra culture, generazioni e linguaggi: un luogo dove il cinema diventa strumento di riflessione e di riconciliazione. Abbiamo incontrato Mario Bova, fondatore e direttore della manifestazione, per parlare del tema di quest’anno – “La Generazione Dayton: memorie, resistenze e visioni balcaniche” – e del ruolo del cinema come laboratorio di futuro.

Mario Bova, fondatore e direttore dell’Euro Balkan Film Festival

Dottor Bova, l’immagine del ponte – evocata da Ivo Andrić – è centrale nell’identità del festival. Oggi, in un’Europa ancora divisa, quali ponti possiamo costruire attraverso il cinema?

Il ponte che viene in mente è innanzitutto quello legato all’attualità, un’attualità purtroppo drammatica. In un mondo in cui assistiamo a fenomeni atroci per l’umanità, il dialogo con i Balcani ci offre un esempio prezioso: attraverso la rilettura del passato, ci mostra come sia possibile reinterpretare anche il presente.
L’analisi della storia balcanica ci porta a percepire la gravità del mondo di oggi e, al tempo stesso, a individuare possibili soluzioni. È un ponte culturale e storico, che attraversa la memoria per costruire il futuro che vogliamo.

Quest’anno il festival dedica un’attenzione speciale alla cosiddetta “Generazione Dayton”. In che modo i giovani registi nati dopo il conflitto guardano oggi alla memoria e al futuro?

Abbiamo osservato un’evoluzione significativa. Se anni fa la memoria era un racconto della guerra – un modo per comprendere e condividere il dolore – oggi questi giovani autori cercano una prospettiva diversa.
Si allontanano dalla memoria della guerra per immaginare un futuro più positivo, più integrato, più libero dai pesi del patriarcato e dalle ferite del passato. È un cinema che progetta, che propone, che costruisce: e in questo processo rientra anche la riflessione sull’Europa come spazio di collaborazione e di integrazione.

Nelle sue dichiarazioni lei parla spesso di un’“Europa che non vuole vedere l’Europa”. Cosa ci restituisce lo sguardo balcanico che spesso il nostro continente dimentica di riconoscere?

Nel film Kontinental ’25 di Radu Jude, che presentiamo quest’anno, c’è una riflessione lucida e provocatoria sulla società europea: un invito a cambiare, a riformarsi, a superare le proprie contraddizioni.
L’Europa che immaginiamo è un’Europa nuova, capace di guardarsi allo specchio e di riconoscere il proprio volto nei Balcani. È questo il monito che arriva oggi da quella parte del continente.

L’Euro Balkan Film Festival dedica un ampio spazio al tema della creatività e dell’autorialità nell’era dell’intelligenza artificiale. Come si difende la libertà artistica in un sistema sempre più automatizzato?

Viviamo un momento cruciale per la cultura e per il cinema. L’intelligenza artificiale ci pone sfide profonde: rischiamo di perdere la nostra originalità, la ricchezza culturale che ha reso grande il cinema europeo.
Il
Workshop degli Autori, che abbiamo organizzato alla Casa del Cinema, nasce proprio per riflettere su questi temi. È necessario tutelare l’autore, rilanciare la scrittura, l’immaginazione e la visione autoriale. Solo così il cinema potrà continuare ad adempiere alla sua funzione di civiltà.

Possiamo allora dire che l’Euro Balkan Film Festival è, di fatto, anche un festival politico?

Direi che è un festival che punta essenzialmente sulla funzione della cultura, che interpreta la storia e diventa laboratorio di futuro.
Attraverso il cinema costruiamo lezioni di potente attualità: affrontiamo i drammi dell’emigrazione, promuoviamo la lotta al patriarcato e alla disuguaglianza di genere, e sosteniamo una nuova dimensione sociale aperta – ma non acriticamente – all’Europa.
In questo cinema del cambiamento, il ruolo delle
registe donne e dei giovani autori è centrale: hanno saputo conquistarsi uno spazio incisivo nella trasformazione culturale e sociale.
L’Euro Balkan Film Festival offre a questo cinema di ricerca
spazi di proiezione mirati nel tessuto urbano della Capitale: dal Troisi al Nuovo Cinema Aquila, dallo Spin Time alla Casa del Cinema, ogni luogo parla a un pubblico diverso – giovani, migranti, comunità storiche – contribuendo alla costruzione di un dialogo reale.

Fin dalle sue origini, il festival ha promosso la cooperazione tra Italia e Balcani. A che punto è arrivata oggi questa rete di coproduzioni?

Le coproduzioni sono il cuore della nostra missione. Nei tredici anni di attività dell’Associazione Occhio Blu – Anna Cenerini Bova, abbiamo assistito a una crescita significativa sia in termini numerici che qualitativi.
Quest’anno, su sedici lungometraggi in programma,
otto sono coproduzioni italo-balcaniche: un traguardo che conferma la maturità di un dialogo culturale e produttivo fondato su radici comuni.
Questo risultato nasce da un
networking sempre più vivo – festival, mercati, scuole di cinema – che rende l’area adriatica un laboratorio fertile per l’integrazione culturale e la cooperazione audiovisiva.

Uno dei tratti distintivi del festival è l’attenzione alla formazione e ai giovani. In che modo questo impegno si concretizza?

Il dialogo con i giovani è un pilastro della nostra attività. Ogni anno coinvolgiamo studenti delle scuole di cinema e università italiane, ma anche giovani registi provenienti dai Balcani.
Partecipano alle
giurie, ai workshop, alle masterclass e ai progetti di formazione. È un modo per trasmettere conoscenza e responsabilità, ma anche per ricevere energia e visione.
Il cinema, in fondo, è questo: uno strumento di rinnovamento sociale e culturale.

E per concludere, se dovesse riassumere l’edizione 2025 in due parole?

Direi memoria e futuro.
La memoria è la base di ogni riflessione sul mondo che vogliamo costruire; il futuro è la direzione verso cui questi registi si muovono.
E, naturalmente,
Europa e responsabilità culturale: perché l’Europa, se vuole continuare a essere un riferimento civile, deve custodire la propria originalità autoriale e difendersi dalle derive dell’omologazione tecnologica.

Post scriptum

Quest’anno l’ Euro Balkan Film Festival accoglie grandi protagonisti del panorama culturale europeo: lo scrittore Miljenko Jergović, che riceverà il Premio Ismail Kadare per la cooperazione euro-balcanica; Tahar Ben Jelloun, presidente di giuria; e Emir Kusturica, cui sarà dedicato un focus sul suo cinema sociale.
Tra gli eventi speciali anche l’omaggio al direttore della fotografia
Vladan Radović, autore di una poetica della luce che unisce idealmente Balcani e Italia.

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