‘To cook a bear’ è il primo Nordic Original targato Disney+, una scelta audace. La miniserie in sei parti, diretta dal norvegese Trygve Allister Diesen, è distribuita da Hulu negli USA e approda in Europa sulla piattaforma Disney Plus. L’opera è un adattamento del romanzo Koka björn di Mikael Niemi. Ci troviamo nella Svezia del Nord, un villaggio isolato nel 1852. Il dramma storico-investigativo promette atmosfere cupe. Il paesaggio scandinavo è selvaggio, brutale e scenografico, un elemento essenziale nella narrazione. Questa produzione si distacca dalle aspettative tipiche del brand di Topolino, puntando su temi complessi e un tono decisamente maturo.
To cook a bear. Una scomparsa nella tundra
La trama si concentra sull’arrivo del nuovo Pastore Lars Levi Laestadius, interpretato da Gustaf Skarsgård, nel remoto villaggio di Kengis. Laestadius è un predicatore radicale, portatore di giustizia sociale in un ambiente dominato da élite corrotte. L’equilibrio della comunità si spezza con la scomparsa di una giovane pastorella. Le voci di un orso assassino si diffondono rapidamente, un capro espiatorio naturale e temuto. Il Pastore, però, nutre sospetti diversi, guidato dalla logica e da un’acuta osservazione della natura. Si unisce a lui Jussi, un giovane ragazzo Sámi, suo protetto. Lavorano per svelare la verità. L’indagine procede tra pregiudizi, superstizioni locali e un’accesa battaglia tra ragione e cieca vendetta.
Il cast e la ricerca della verità
La serie vanta un cast scandinavo stellare che include, oltre a Skarsgård, Pernilla August e Simon J. Berger. La presenza di Emil Kárlsen, un attore Sámi, nel ruolo di Jussi sottolinea l’attenzione al conflitto etnico e sociale dell’epoca. Il Pastore e Jussi formano una strana coppia investigativa. Il Pastore, con la sua mente quasi “Sherlockiana”, applica il metodo scientifico alla scoperta degli indizi. Jussi, il suo apprendista Sámi, fornisce una profonda conoscenza del territorio e delle sue dinamiche. La loro collaborazione è un ponte tra culture. Questa alchimia dinamica è cruciale, anche se talvolta la rapidità con cui il Pastore risolve enigmi complessi mette alla prova la plausibilità della narrazione.
L’ambiente come protagonista silenzioso
La regia di Trygve Allister Diesen sfrutta il paesaggio nordico con grande efficacia. La serie è stata girata in oltre quaranta location tra Finlandia e Svezia, restituendo un senso di isolamento palpabile. L’estetica è cupa, fredda, in linea con i canoni del Nordic Noir d’epoca. Questo approccio visivo non è solo sfondo, ma un elemento drammatico che enfatizza la brutalità dell’esistenza nel 1852. La natura è tanto bellissima quanto spietata, un costante richiamo alla precarietà umana. La scelta stilistica intensifica il mistero, alimentando sia la paura dell’orso sia la facile diffusione di maldicenze e pregiudizi tra gli abitanti.
Pregiudizio e potere
‘To Cook a Bear’ trascende il semplice mystery. Il fulcro è la disuguaglianza sociale e l’oppressione subita dal popolo Sámi. La figura di Jussi è centrale per esplorare il razzismo e la marginalizzazione di chi è visto come “diverso”, quasi selvaggio. La serie mette in luce come l’élite del villaggio sfrutti la paura e la superstizione, attribuendo i delitti a un animale, per proteggere i propri interessi e i propri segreti. Il conflitto tra giustizia e vendetta diventa una lotta di classe. Il Pastore combatte per gli emarginati, sfidando un sistema di potere che vede nell’esclusione sociale il suo fondamento. I temi di verità e umanità risuonano con forza.
Un’eco nel presente
La serie, pur ambientata nel diciannovesimo secolo, offre una profonda riflessione sulla condizione umana che risulta sorprendentemente attuale. La manipolazione della verità per fini di potere, la facilità con cui si cerca un colpevole esterno — l’orso, il Sámi — per evitare di guardare alla corruzione interna, sono dinamiche senza tempo. La storia stimola l’analisi di concetti universali. La linea sottile tra civiltà e barbarie è costantemente esplorata. Il coraggio di cercare la giustizia in un mondo che preferisce il silenzio è un messaggio potente. Questo dramma storico-sociale invita lo spettatore a confrontarsi con l’ombra della storia.
To cook a bear Noir artico, un’incursione riuscita
‘To Cook a Bear’ si rivela un’opera intensa e in gran parte riuscita. L’adattamento del romanzo di Niemi gestisce con perizia il dualismo tra l’indagine poliziesca e il dramma sociale, pur con qualche scivolone sul fronte della credibilità investigativa. Le performance di Skarsgård e del resto del cast sono notevoli, conferendo spessore ai personaggi. Nonostante alcune incongruenze narrative, la serie affascina per l’atmosfera austera e la sua capacità di affrontare questioni morali complesse. È un Nordic Noir d’epoca che merita visione, un prodotto che eleva l’offerta di Disney Plus nel settore drama.