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‘Murdaugh: Morte in famiglia’, il dramma davanti a un pubblico pagante

La “sit-com” di uno dei più efferati crimini USA degli ultimi anni

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Ispirato a una storia vera, ma “romanzato in alcune sue parti” per scopi sinceramente teatrali, Murdaugh: Morte in famiglia è l’ultima versione del rinomato caso di omicidi che ha sconvolto gli USA.

L’infelice scelta del titolo sembra voglia raccontare l’altrettanto infelice sit-com che si è consumata negli anni tra le mura di casa Murdaugh. Uno spettacolo per i media, un vociare per gli spettatori. Un “dramma” (letteralmente) che tra gli applausi, i fischi e le occhiatine ha qualcosa del Principe di Bel-Air e qualcos’altro di una buia vicenda da true crime.

Murdaugh Il fatto e gli attori

La serie Disney+ (Hulu Original) di otto episodi racchiude in circa otto ore totali i crimini, le accuse, i processi dei quali si è macchiato, in sei anni, il nome della famiglia legale di Alex Murdaugh (“Alec Mardock”). Costui discendente della ricca dinastia di procuratori del 14° distretto giudiziario nel Lowcountry, ribattezzato “Murdaugh Country”.

Murdaugh: Morte in famiglia è lo strascico dell’abito che, da anni, hanno indossato film, documentari, podcast, che in più maniere hanno riaperto, rigirato, riaccusato il caso Murdaugh e i suoi protagonisti: Alex (Jason Clarke), la moglie Margaret “Maggie” (Patricia Arquette), i figli Paul (Johnny Berchtold) e Buster (Will Harrison). Dall’agio di una vita condotta nel privilegio, di potere e di stirpe, emergono le ombre di un idillio di facciata.

La caduta di casa Murdaugh inizia nel 2019. Il figlio minore, Paul, diciannovenne, provocando un incidente in barca mentre era ubriaco, causa la morte della giovane Mallory Beach. La crisi dell’eredità famigliare culmina negli omicidi di Maggie e di Paul, per i quali verrà incriminato il marito e padre Alex Murdaugh. Servì a poco il silenzio comprato da quest’ultimo per insabbiare i cadaveri (quelli di Stephen Smith, della governante Gloria Satterfield, di Mallory Beach) che riempiono di nero una qualunque pagina di Wikipedia.

Oltre ai corpi, gli altri scheletri erano quelli dell’evasione fiscale, della frode, del furto, della corruzione, dell’appropriazione indebita, dello spaccio di sostanze stupefacenti. E, lo ripetiamo, a nulla servirono il potere, l’influenza, il denaro, di fronte alla legge si poté combattere solo con la legge.

Drama-tico

Nei cupi alloggi di casa Murdaugh, la vicinanza, le mani che si sfiorano, i pugni, creano fastidio. Il giusto che ci si aspetterebbe di provare se, a pelle, si sapesse quanti segreti e quante gabbie (aperte) rinchiudano prigionieri gli ospiti – membri che non si conoscono davvero – della famiglia.

La sensazione generale è che qualcosa di tremendo sia sul punto di accadere. I toni di voce si alzano, ma sono solo congetture che portano fuori strada: la strage, infatti, si consuma in pochi secondi, senza aver toccato il climax. Come una barca che si schianta contro il molo, una brutta caduta dalle scale, una fornicazione senza arte né parte che dura il tempo di un fotogramma.

All’improvviso, dopo la tempesta, tutto si sistema. Da un giorno all’altro, da una puntata all’altra, il set viene ripulito. Si ricomincia da capo, con gli stessi traumi, le stesse brutte cadute, che non hanno voce nel capitolo della storia criminale di una potente famiglia statunitense. A scopi scenici, drama-tici, tutto si trasforma in un quadretto inchiodato alla parete, in cui tutto è artificialmente immobile. E riesce bene a nascondere, dietro i sorrisi, la mediocrità di un sistema sfacciato e prepotente, l’ipocrisia della giustizia che non guarderebbe in faccia a nessuno, il volere dei soldi che viene quasi sempre riscosso.

Fotogramma di ‘Murdaugh: Morte in famiglia’ (2025)

Podcast e streaming

Fa già parlare, coi suoi primi tre episodi ora in piattaforma, uno dei casi più controversi di cronaca. Nel 2021 già aveva prestato la voce al podcast di Mandy Matney (che interpreta nella serie la reporter Brittany Snow). Al podcast, più alla storia, sono ispirati gli otto episodi ideati da Michael D. Fuller e Erin Lee Carr. Fu anche uno dei casi più delicati, le cui riproduzioni cinematografiche o in rete valsero l’attenzione proprio di coloro che furono coinvolti dalla vicenda.

Non volendo essere una serie apologetica, Murdaugh: Morte in famiglia constata i fatti, sotto un velo di critica, e li riconsegna, ancora una volta, alla platea di paganti indisturbati.

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