Sedicicorto

‘Futur Antérieur’ di Amélie Navarro e Gaëtan D’Agostino

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RIcominciare dopo la detenzione è facile? Una donna si confronta con il suo futuro, parola che suscita speranza ma anche paura. Dopo aver conseguito due vittorie con il premio Citoyen e quello al miglior montaggio al Bruxelles Short Film Festival,  Futur Antérieur di Amelie Navarro e Gaëtan D’agostino arriva Forli per la 22esima edizione di Sedicicorto per la sezione International Films.

Nel cast Veronique Dumont, Laurent Capelluto. Louise Manteau. Jessica Fanhan. Lara Hubinont. 

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Immagine tratta dal Bruxelles short film festival

Futur Antérieur: la trama

Lena (Véronique Dumont) è una detenuta in fin di pena. Mentre sta scontando i suoi ultimi giorni “al fresco” un’uscita in città le fa cambiare idea. Un agente infatti la accompagna a visitare la casa dove dovrebbe abitare una volta fuori di prigione. Se prima Lena era molto emozionata e aveva indossato il vestito buono per il grande evento,  sono altri poi i sentimenti che la colgono durante l’uscita. Poche ore nel mondo reale la fanno sentire spaventata e spaesata:   non sembra più un desiderio così invitante vivere nel mondo reale lontano da quella cella di 9m2 dove aveva costruito una sua dimensione, tra le attività di teatro e le chiacchiere con le compagne. La vita di prima e la vita di adesso sembrano molto lontane.

Dalla cella al mondo reale

È possibile spaventarsi dopo aver ritrovato la propria libertà? Pochi istanti nel mondo reale ricordano a Lena cosa significa vivere fuori da uno spazio limitato senza ritmi scanditi dagli ordini di qualcun’altro. Dopo aver quasi finito di scontare la sua pena il mondo all’esterno le appare sconosciuto. Sentimenti misti tra vergogna e spaesamento la accompagnano durante il breve tragitto in città per andare a vedere una casa dove potrebbe abitare una volta fuori. 

Trovare nuovi ritmi e nuovi spazi quotidiani è forse quello che fa più paura a Lena. Presa dal panico infatti, la donna fugge di nascosto prima di firmare le carte per l’appartamento. Il suo futuro, che sembra essere sempre più vicino, sembra preannunciare cambiamenti che le sembrano radicali. Anni in una cella di 9m2 e una routine creata all’interno della prigione la fanno sentire estranea nel mondo esterno. Questa potrenne non essere la reazione che ci aspetteremo da una detenuta a un passo dalla libertà: eppure la storia di Lena raccontata in Futur Antérieur non è così diversa da tante altre che fanno parte della realtà.

L’alienazione degli ex detenuti è un tema caldo: per quanto oggi diverse associazioni abbiano a cura la rieducazione dei detenuti in carcere e la riabilitazione una volta fuori, le condizioni della vita nelle carceri sono note a tutti come non troppo ottimali

La libertà a volte può spaventare

Futur Antérieur ci porta a riflettere su temi particolari legati alla vicenda di Lena: osserviamo i movimenti impacciati della donna ma ne entriamo facilmente in empatia capendo il suo disagio e il suo dissidio interiore. La recitazione di Veronique Dumont è straordinaria nel mostrare tutte le fasi che Lena attraversa nel mini viaggio dalla prigione alla casa, per poi tornare nella prigione scappando con la coda tra le gambe. La camera segue infatti le sue espressioni che guidano la narrazione dalla speranza e la frenesia mentre lei si prepara fino allo shock che porta alla disillusione una volta che si rende conto di non appartenere a quel mondo, di dover re imparare a vivere in quel mondo. 

“Non riesco”; “non oggi”, “per me è troppo”. Dalla bocca di Lena escono parole che come delle barriere la richiudono verso un posto considerato da lei come un riparo.  Al ritorno in prigione, la sua faccia triste ci mostra la sua delusione verso se stessa oppure verso un mondo in cui non era ancora pronta a riconoscersi. Sebbene parliamo del posto dei limiti e dei divieti per eccellenza, in questi luoghi la mente rassegnata della donna si sente al sicuro.

Arriviamo a ciò che il grande inquisitore dostoevskijano rimproverava al genere umano: volere una società gerarchizzata dove la scelta tra il lecito e il proibito è affidata a qualcun’altro con il potere di stabilire, imporre e rinchiudere. Il contesto alienante del carcere porta a queste riflessioni paradossali. A volte sembra più facile vivere in uno spazio ristretto e seguire gli ordini imposti da qualcun’ altro che assumerci la responsabilità di noi stessi, delle nostre scelte e delle nostre azioni fino a rischiare di avere paura della libertà.

 

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