Il Sedicicorto International Film Festival di Forlì arriva con una nuova edizione e presenta in programma una serie di cortometraggi, tra cui Pockets of Happiness (Parzellen des Glücks) diretto dal giovane regista berlinese Konrad Schlaich.
In 22 minuti di cortometraggio, il regista pone l’attenzione su un evento che ha stravolto la vita di una coppia anziana: in una notte tempestosa, quello che sembra essere un angelo dalle ali nere, cade dal cielo e si ritrova, ferito e insanguinato, nella serra di Monique e Heiko.
L’angelo caduto
Cosa succede quando la quotidianità viene interrotta e la vita viene stravolta da un evento bizzarro e inaspettato? Come bisogna reagire quando ci si trova davanti a ciò che è sempre stato solamente nell’immaginario e credenza collettivi?
Monique e Heiko (Susanne Bredehöft e Mathias Max Herrmann) sono una coppia anziana alle prese con la vita di tutti i giorni. Vivono una vita tranquilla, scandita dalla ripetitività e dalla tranquillità dei giorni che, però, viene interrotta durante una notte tempestosa. Nonostante il forte vento e la pioggia, infatti, sentono un rumore che li preoccupa provenire dal loro orto. Escono fuori ciò che vedono li lascia a bocca aperta: un uomo con le ali d’angelo nere è caduto dal cielo e si ritrova per terra ferito e infreddolito.
Non sanno spiegarsi l’accaduto, lo osservano, lo temono ma ne sono anche affascinati. Heiko in primis, che lo aiuta e lo accudisce come un figlio. Ne è ammaliato.
Monique, d’altro canto, non lo vuole nel suo giardino. Teme che la sua presenza le comprometterà la vittoria alla competizione del giardino più bello del paese a cui desidera fortemente partecipare.
Ciò che presto scoprirà, però, è che trarre vantaggio dall’angelo, dalla curiosità e spiritualità delle persone potrebbe non essere una cattiva idea, per vincere il primo premio e stare al centro dell’attenzione.
D’altronde, chi è che non vuole credere nei miracoli?
Non è un giardino dell’Eden
La Germania pone una particolare attenzione sulla gestione degli orti urbani, i cosiddetti kleingarten, soprattutto a Berlino, famosa per essere una città verde.
La cura del proprio orto promuove non solo la sostenibilità, ma anche un senso di aggregazione e simbiosi con la natura stessa che favorisce sia una propensione del prossimo alla salvaguardia della natura, che la creazione di eventi culturali volti a promuovere il territorio.
Konrad Schleich nel suo cortometraggio inserisce, dunque, questo aspetto della tradizione, attraverso la competizione dell’orto che Moniqueè interessata a vincere a tutti i costi, ma ne ribalta l’intento. La coltivazione degli orti urbani è nata da un sentimento genuino, che ha come scopo quello di unire, ma nel cortometraggio, a Monique non interessa solamente prendersi cura del suo giardino e delle sue piante. Lei vuole vincere, a qualunque costo.
Questa sua ambizione la porta ad approfittare spudoratamente dell’uomo alato, del suo candore, del suo essere etereo. Lo mostra ai vicini come se fosse un miracolo, un trofeo che impreziosisce la sua casa e il suo giardino. È convinta che la sola presenza di quell’essere così ultraterreno possa bastare a farle vincere l’ambito premio.
Tuttavia, l’angelo inizia a sentirsi in gabbia e vuole volare via da quella felicità fittizia e da quel finto Eden in cui è caduto.
Elementi religiosi ed espedienti narrativi
In Pockets of Happiness, il regista inserisce numerosi richiami religiosi ed espedienti narrativi interessanti.
Due bambini corrono nel giardino attorno all’uomo dalle ali nere, sorridenti. Entrambi indossano abiti che richiamano il divino e il male, angelo e demone. Lo abbracciano teneramente, come a volergli confermare che l’essere umano, in quanto tale, è sia luce che buio.
Mentre i vicini passeggiano nel giardino – che con la presenza dell’angelo si è trasformato in un’oasi di pace – si guardano intorno e vedono angeli ovunque; meditano, pregano, intravedono come per magia statue che raffigurano angeli, si inginocchiamo e rasserenano per il miracolo che hanno ricevuto.
La presenza del giovane alato è per Monique salvifica e santa. Rassomiglia molto all’escamotage letterario del deus ex machina che, arrivato all’improvviso dal cielo, è pronto a salvarla da una possibile situazione di perdita e portarla alla vittoria. Per Heiko, invece, il giovane dall’aria eterea è un qualcosa di prezioso, da celare agli occhi indiscreti delle persone. Preferisce nasconderlo, imprigionarlo, invece di lasciarlo andare o usare dalla moglie come attrazione principale della competizione.
In questo contesto, si inserisce lo sguardo malinconico, arrabbiato e deluso dell’angelo, che coincide con quello dello spettatore. Precipitato sulla terra, viene aiutato, accudito, ma poi usato e rinchiuso; solamente quando i due comprendono l’errore, il peccato lo lascia libero.
La storia inizia con il cielo grigio, la pioggia e una piuma nera sull’acqua e si conclude con lo stesso cielo, mostrando in questo modo una triste ciclicità che si ripete nel tempo.