Ortigia Film Festival

‘Allez ma fille’: amore e imbarazzo paterno

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Doveva essere una semplice competizione di twirling. E invece per il padre quarantacinquenne Alex, è stata una mattinata di imbarazzanti conversazioni su mestruazioni e sesso. Questa è la premessa di uno dei cortometraggi in concorso all’Ortigia Film Festival: Allez ma fille (My little girl), scritto e diretto da Chloé Jouannet e in programma per il 24 settembre alle 19.

L’adolescente Jade deve affrontare una gara di twirling, ma non si trova da nessuna parte, dunque la sua coach chiede ad Alex di cercarla. Alex la trova, ma paga l’ansiosa ricerca con scoperte che non lo mettono proprio a suo agio: la vede con in mano una sigaretta, in compagnia di un giovane sconosciuto e col body sporco di sangue mestruale. E come se non bastasse, Jade gli confessa che il suo ragazzo vuole fare sesso anale con lei.

Una mattinata movimentata, insomma… e non per la competizione sportiva.

Conversazioni scomode ma essenziali: l’importanza di una loro normalizzazione

Allez ma fille condensa nella forma del cortometraggio discorsi che ruotano attorno al legame padre-figlia, quasi sempre intenso e a tratti fiabesco (quanto ci piace l’immagine della figlioletta trattata da principessa dalla propria figura paterna?), ma in questo caso anche caotico e imbarazzato. Perché sì, Alex è palesemente a disagio nel notare che sua figlia ha il body sporco di sangue mestruale; e si mostra impacciato nel rapido scambio che ha con lei riguardo al “fidanzatino” con cui l’ha beccata poco prima.

Egli è però intenzionato a essere un padre per sua figlia, e questo non sempre si ottiene solamente con abbracci e affetto fisico: un genitore presente deve essere in primis capace di abbattere i muri della vergogna e, dunque, parlare di argomenti scomodi e imbarazzanti…

E così, Alex tenta di pulire sotto acqua corrente il body macchiato e prova a spiegare a Jade come si utilizza un assorbente (lei però gli fa prontamente sapere che sa bene come funziona, dato che ha le mestruazioni da ormai un anno). E poi, non contento, le domanda di più su quel ragazzo con cui l’ha vista fumare. Anche se quest’ultima curiosità gli costa cara, perché quel momento di intime confessioni si trasforma rapidamente in un rivelargli che il suo ragazzo vorrebbe avere rapporti sessuali con lei…

Genitori umani, non solo padri o madri

Alex, che all’inizio sembra quasi rammaricato di non poter partecipare al tifo di alcuni suoi coetanei durante una partita di calcio (il cortometraggio si apre esattamente con questa sequenza), si trova dunque obbligato ad affrontare con Jade discorsi che sono di responsabilità, solitamente, materna. E anche se la cosa non viene granché approfondita, capiamo che questa necessità deriva dal divorzio tra Jade e la sua ex moglie, che è dunque presumibilmente assente in alcuni momenti della crescita della figlia.

Che poi, chi lo dice che mestruazioni, relazioni e sesso debbano essere affrontati da una madre ed evitati dal padre? Forse è proprio questo il punto di Allez ma fille: esser per i figli un modello prima di tutto umano, e non solo maschile e/o femminile, affinché crescano senza pregiudizi e paure. Ed esserlo vuol dire necessariamente affrontare qualcosa che ci mette a disagio e/o non ci appartiene totalmente.

E così, Alex fa il tifo per sua figlia. Dagli spalti, ma anche e soprattutto nella vita.

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