Visioni dal mondo
Visioni dal Mondo 2025 – Il documentario tra innovazione, storie italiane e nuove sfide internazionali
Intervista a Francesco Bizzarri
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8 mesi agoon
Dall’ 11 al 14 settembre 2025 Milano tornerà a essere capitale del documentario con l’11ª edizione di Visioni dal Mondo, il Festival Internazionale del Documentario ideato e diretto da Francesco Bizzarri. Con proiezioni, anteprime internazionali, VR experience e incontri con autori, l’edizione 2025 si preannuncia ricca di spunti di riflessione e nuove direzioni per il cinema del reale.
Nel cuore di Milano, Visioni dal Mondo continua a essere uno dei punti di riferimento per il cinema documentario nazionale e internazionale. In occasione della nuova edizione del festival, abbiamo avuto il piacere di intervistare Francesco Bizzarri, ideatore e presidente del festival, che ci ha accompagnati in una riflessione appassionata sull’evoluzione del documentario, il ruolo dell’Italia nella scena internazionale e le nuove sfide dell’audiovisivo. Tra storie italiane, focus sulla città di Milano, un’apertura sempre più decisa alla tecnologia immersiva e una forte attenzione al settore industry.
Abbiamo raggiunto Francesco Bizzarri per farci raccontare in anteprima cosa aspettarci da questa nuova edizione.
Milano, cuore del documentario
Dott. Bizzarri, il film d’apertura di quest’anno dedicato a Luca Cordero di Montezemolo sembra voler restituire un affresco dell’Italia industriale del passato. È stata una scelta consapevole quella di puntare su una narrativa nazionale per questa edizione del festival?
Certamente, con “Luca: Seeing Red” di Christopher M. Armstrong e Manish Pandey abbiamo voluto dare spazio a una narrativa nazionale, il film documentario racconta l’ascesa di Luca Cordero di Montezemolo, l’uomo che ha ridefinito l’immagine della Ferrari negli anni ’70, riportandola alla gloria con i titoli mondiali conquistati da Niki Lauda e Michael Schumacher. Figura centrale nella rinascita della Scuderia, Montezemolo è stato molto più di un dirigente sportivo: volto pubblico del Cavallino, simbolo di una nuova Italia industriale, artefice di vittorie leggendarie e di una visione manageriale che ha trasformato per sempre il motorsport.
Anche Milano diventa teatro di narrazioni diverse e suggestive non è più solo uno sfondo, ma un vero e proprio cuore pulsante del festival. Abbiamo diversi film che raccontano storie italiane, molti dei quali ambientati proprio qui.
Per esempio, L’Azzurro in alto e l’Oro dentro di Pepi Romagnoli, che racconta la storia di una giovane ragazza ucraina, una delle tante persone costrette a fuggire dalla guerra. Dopo il suo arrivo a Milano, si inserisce nel tessuto sociale della città e pratica ginnastica ritmica, arrivando a diventare campionessa nazionale. Ma al di là dell’aspetto sportivo, il documentario rende la complessità di una famiglia divisa: il padre rimasto a Kiev, lei con la madre e la nonna qui a Milano. È un racconto profondo sulle difficoltà dell’integrazione, sulle separazioni forzate e sull’adattamento in una nuova realtà, che rispecchia anche ciò che sta accadendo oggi in altri contesti, come il Medio Oriente.
Un altro titolo molto significativo è L’ultimo cabaret di Eugenio Rigacci, che ripercorre la storia del cabaret milanese dagli anni ’40 a oggi. Il documentario ospita le testimonianze di molti artisti noti, mostrando come questa forma artistica, a volte ai limiti della legalità o della provocazione sociale, abbia avuto un ruolo centrale nella cultura della città.
C’è poi un documentario, Cento e oltre. Puccini e noi, di Angelo Bozzolini, dedicato a Puccini. Anche se il compositore è toscano, l’opera ha uno dei suoi luoghi simbolici proprio alla Scala di Milano, che ha rappresentato per lui e per il melodramma italiano un vero tempio della cultura. Il film è costruito attraverso interviste a tenori, personalità del mondo musicale e figure legate alla Scala: un omaggio non solo a Puccini, ma anche alla centralità di Milano nella tradizione operistica.
Insomma, siamo sì un festival internazionale, ma la nostra identità è profondamente legata all’Italia, e a Milano in particolare. Ogni anno presentiamo anteprime mondiali e film da tutto il mondo, ma non dimentichiamo la nostra missione: sostenere e promuovere il cinema documentario italiano, soprattutto quello che racconta storie vicine a noi, nella nostra città.
La sezione Visioni VR è ancora un settore di nicchia in Italia. Quali sono le potenzialità del documentario in realtà virtuale secondo voi?
Le potenzialità della realtà virtuale applicata al documentario sono enormi, anche se oggi parliamo ancora di un settore di nicchia. Ma come spesso accade con le nicchie, quando iniziano a espandersi possono crescere rapidamente del 100%, 200%, 300%… È una crescita significativa, pur partendo da numeri contenuti.
Quello che a noi interessa come festival è farci trovare pronti quando questo boom arriverà. E siamo convinti che accadrà a breve, al massimo entro i prossimi dieci anni. C’è un fattore tecnologico cruciale: l’Italia è sede di Luxottica, il più grande produttore mondiale di occhiali, che sta già stringendo accordi per trasformare l’occhiale da semplice strumento visivo o di protezione solare a vero e proprio device multimediale. Si parla di occhiali che permetteranno di telefonare, ascoltare musica, registrare video e presto anche vivere esperienze immersive in realtà virtuale.
Quando questi dispositivi diventeranno comuni, cambierà anche il modo in cui fruiamo dei contenuti documentari. Le esperienze immersive VR non saranno più appannaggio solo di ambienti scientifici o sperimentali, ma diventeranno parte del panorama culturale e narrativo. A oggi, uno dei limiti maggiori è la frammentazione tecnologica: troppe soluzioni diverse, costose e poco compatibili tra loro. Ma quando emergeranno standard più universali (e leader come Luxottica potrebbero essere decisivi in questo) vedremo un’accelerazione importante, anche sul piano dei costi.
Il nostro partner in questa avventura è il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, con cui collaboriamo ormai da quattro anni per la sezione Visioni VR. È una sede ideale non solo per ospitare il concorso, ma anche per favorire una riflessione profonda sull’incontro tra innovazione, cultura e narrazione.
Ci sono nuovi formati o linguaggi del documentario che vorreste esplorare nelle prossime edizioni di Visioni dal Mondo?
Siamo molto attenti a tutto ciò che riguarda l’innovazione nei linguaggi del documentario, e tra questi la realtà virtuale rappresenta senza dubbio uno degli ambiti più stimolanti. Non tanto per il fascino della tecnologia fine a sé stessa, quanto per le possibilità espressive che apre: un modo nuovo di immergere il pubblico nella narrazione, di coinvolgerlo non solo intellettualmente ma anche fisicamente ed emotivamente.
Oggi l’uso dell’immersivo è ancora fortemente associato al gaming o all’animazione, ma iniziamo a vedere i primi segnali di una trasformazione anche nel campo del documentario. E questo ci interessa molto. Per esempio, nella nostra collaborazione con il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, ormai attiva da quattro anni, abbiamo selezionato esperienze che sperimentano nuove forme di storytelling, combinando creatività e soluzioni tecniche avanzate.
La sfida, ora, è duplice: da un lato, garantire che questi linguaggi mantengano una qualità narrativa solida, in grado di raccontare storie profonde e significative; dall’altro, monitorare l’evoluzione del settore, con un’attenzione particolare alla semplificazione tecnologica. Quando si affermeranno standard più accessibili e compatibili, il potenziale di questi formati potrà finalmente esprimersi appieno anche nel documentario.
Noi come festival vogliamo continuare a offrire uno spazio privilegiato per queste sperimentazioni. Perché crediamo che il futuro del documentario non passi solo attraverso ciò che si racconta, ma anche come lo si racconta.
Visioni Incontra: una piattaforma per la crescita
Visioni Incontra è una sezione Industry innovativa e dedicata allo sviluppo e finanziamento di progetti documentari: quali risultati concreti ha prodotto finora e quali sono le prospettive per il futuro?
Visioni Incontra, curata da Cinzia Masòtina, Head of Industry, è nata dieci anni fa con l’obiettivo di creare un ponte tra l’industria e creatività documentaria, e possiamo dire con orgoglio che siamo stati tra i primi in Italia ad aprire una sezione di tipo Industry all’interno di un festival. Fin dall’inizio, abbiamo voluto offrire uno spazio strutturato in cui registi e produttori potessero presentare i loro progetti a potenziali finanziatori, broadcaster, piattaforme e altri partner del settore.
Quello che un tempo era un modello pionieristico oggi è stato adottato da diversi festival, a dimostrazione del fatto che questa formula risponde a un’esigenza concreta del mercato. Per noi è importante non solo aiutare i progetti a trovare le risorse per crescere, ma anche contribuire alla formazione di una cultura industriale tra i creativi. Far comprendere cosa cerca il mercato, come si struttura una co-produzione, quali sono le dinamiche della distribuzione, è parte integrante della nostra missione.
Ogni anno selezioniamo tra i 15 e i 18 progetti (con un tasso di successo in termini di accordi avviati durante il festival) che si attesta intorno al 20-25%. Ma spesso i risultati non sono immediati: molte relazioni nate a Visioni Incontra maturano nel tempo, portando a collaborazioni che si concretizzano mesi dopo. Lo sappiamo anche grazie alle testimonianze che ci arrivano da chi ha partecipato in passato: produttori e autori ci raccontano come quell’incontro iniziale abbia rappresentato un punto di svolta nel loro percorso.
In futuro vogliamo consolidare e ampliare questa piattaforma, aprendoci sempre di più a interlocutori internazionali e incentivando la presenza di player capaci di sostenere anche progetti più audaci o sperimentali. Visioni Incontra continuerà a essere, per noi, un luogo dove le storie trovano spazio per crescere e incontrare il mondo.
Luca Lucini, l’ospite speciale
Luca Lucini è il guest of honor del 2025. Cosa rappresenta, per Visioni dal Mondo, la sua figura e il suo cinema? E quale dialogo si può aprire tra il suo linguaggio e quello del documentario d’autore?
Siamo felici di avere Luca Lucini come guest of honor dell’edizione 2025 di Visioni dal Mondo. È un autore che incarna bene lo spirito del nostro festival: contemporaneo, trasversale, radicato sul territorio ma con una visione ampia e aperta. Milanese, formatosi e attivo a Milano, Lucini rappresenta un modo moderno di intendere la regia e la produzione audiovisiva, lontano dai percorsi più tradizionali e spesso centralizzati su Roma.
Il suo percorso è particolarmente interessante perché parte dal cinema (basti pensare ai successi popolari come Tre metri sopra il cielo, Amore, bugie e calcetto o La donna della mia vita), ma si è progressivamente ampliato verso altri linguaggi, come le serie TV (anche per Amazon) e, soprattutto, verso il documentario.
Con la sua società, Marem osso, Lucini ha infatti iniziato a produrre anche documentari e lungometraggi, dimostrando attenzione per progetti narrativi forti, capaci di intercettare nuovi pubblici e raccontare la realtà con sensibilità e originalità. Alcuni titoli significativi di questa nuova fase produttiva saranno al centro del nostro omaggio a lui durante il festival.
La sua figura è quindi importante per noi anche perché rappresenta una contaminazione virtuosa tra fiction, serialità e documentario, tra linguaggi popolari e sguardi autoriali. Questo approccio ibrido è centrale nel nostro lavoro: crediamo che il documentario contemporaneo non debba essere confinato a forme rigide, ma possa e debba dialogare con l’intero spettro dell’audiovisivo.
Lucini è inoltre presidente di AIR3, l’associazione dei registi italiani, e questo sottolinea ulteriormente il suo impegno per la crescita e la valorizzazione del mestiere di regista in tutte le sue declinazioni. Avere con noi un ospite come lui significa dare voce a un modo di fare cinema che parla al presente, capace di contaminarsi, di reinventarsi e, soprattutto, di raccontare storie con uno sguardo autentico.
Documentari e streaming: una nuova distribuzione
Negli ultimi anni, la distribuzione dei documentari ha avuto un grande impulso grazie alle piattaforme streaming. Come sta cambiando questo aspetto e quale ruolo può giocare Visioni dal Mondo?
Visioni dal Mondo è un festival che nasce con l’obiettivo primario di presentare e valorizzare i documentari italiani e internazionali sul grande schermo, nelle sale cinematografiche. Crediamo molto nel valore della visione collettiva, del confronto diretto con il pubblico, con gli autori e con i produttori. Ma allo stesso tempo riconosciamo quanto il panorama della distribuzione si sia trasformato radicalmente negli ultimi anni, grazie alle piattaforme di streaming.
Oggi collaboriamo stabilmente con MyMovies, la principale piattaforma italiana dedicata ai festival, che ospita una parte della nostra programmazione durante il festival e nei dieci giorni successivi. Questa partnership ci consente di offrire una finestra di visibilità importante anche a chi non può essere fisicamente a Milano. Inoltre, MyMovies assegna ogni anno uno dei premi ufficiali del nostro concorso, contribuendo così in modo concreto alla promozione dei titoli in gara.
Molti dei documentari che passano da Visioni dal Mondo trovano, anche grazie a questa visibilità, opportunità di distribuzione successive, sia su piattaforme nazionali come RaiPlay, Sky Arte, TV2000, CHILI, sia su quelle internazionali come Netflix e Prime Video. Non è un passaggio automatico, ma il nostro festival può rappresentare un trampolino per avviare contatti, costruire relazioni e accendere l’interesse di buyer e distributori.
È innegabile che lo streaming abbia dato nuova linfa al documentario, che fino a qualche anno fa era spesso confinato in spazi molto limitati, con poche possibilità di raggiungere il grande pubblico. Oggi invece i documentari sono accessibili, visibili, cercati e, in molti casi, anche attesi.
Partnership solide, costruite con esperienza
Visioni Incontra assegna oggi numerosi premi strategici che aprono ai progetti documentari le porte di sale, mercati internazionali e piattaforme VOD. Come riuscite a costruire e consolidare ogni anno una rete così ampia di partner e collaborazioni istituzionali, dal Cinema La Compagnia a CoPro, da Wanted Cinema ad Archivio Luce?
Io e il mio team proveniamo da una lunga esperienza nel settore audiovisivo, tra televisione e cinema. Il nostro direttore artistico, Maurizio Nichetti, è un regista di rilievo, già direttore del Centro Sperimentale di Cinematografia. Alessandro Arangio Ruiz ha lavorato intensamente nel circuito culturale romano, con esperienze produttive significative. E Luisa Morandini, anche se meno direttamente coinvolta, rappresenta una figura di riferimento legata alla missione culturale del padre.
Maurizio Nichetti
Insomma, siamo un gruppo di professionisti conosciuti e ben inseriti, con una rete solida di relazioni costruite nel tempo. Non ci siamo mai posti come “nuovi arrivati”, ma abbiamo potuto contare fin dall’inizio su rapporti già attivi e importanti con realtà come Rai, Cinecittà, Sky. Queste relazioni, fondate sulla credibilità e sul rispetto professionale, ci hanno permesso di consolidare collaborazioni di alto livello.
Siamo stati molto contenti di ricevere il sostegno anche da Europa Creativa, che ci ha appoggiati attraverso la partecipazione al festival, l’avvio di collaborazioni concrete e l’acquisizione di coproduzioni. Questo tipo di sostegno ci ha permesso, anno dopo anno, di rafforzare e far crescere ulteriormente la rete. Oggi questi rapporti sono diventati parte integrante del nostro lavoro, e rappresentano una componente fondamentale del successo di Visioni Incontra.