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‘Apocalypse in the Tropics’ di Petra Costa: uno specchio crudamente aperto della nuova guerra santa della democrazia

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Quando una democrazia smette di essere una democrazia e inizia a trasformarsi in una teocrazia? Questa è la domanda scottante al centro di Apocalypse in the Tropics, il nuovo documentario della regista candidata all’Oscar Petra Costa (The Edge of Democracy).

In uscita in sale selezionate in Brasile questo giovedì, negli Stati Uniti e nel Regno Unito l’11 luglio e in anteprima mondiale su Netflix il 14 luglio, il film arriva in un momento in cui i confini tra fede e governo vengono messi alla prova in modi allarmanti, non solo nel Brasile natale di Costa, ma in tutto il mondo.

Una nazione al bivio

La costituzione brasiliana sancisce una netta separazione tra Chiesa e Stato, un’eredità della sua democrazia conquistata a fatica, e una promessa che ha iniziato a erodersi sotto la costante marcia del nazionalismo cristiano. Il nuovo film di Petra Costa ripercorre questo disfacimento con uno sguardo al tempo stesso intimo e grandioso. Girato nell’arco di oltre un decennio, Apocalypse in the Tropics esplora il recente tumulto spirituale e politico del Brasile attraverso l’ascesa dell’ex presidente populista Jair Bolsonaro, la resilienza del presidente Luiz Inácio Lula da Silva e il magnetico telepredicatore Silas Malafaia, una delle voci più influenti del Brasile nel crescente nesso tra fede e politica.

“Ciò che inizia come una ricerca di segni di vita in una fragile democrazia si trasforma in un’indagine più profonda sulle seduzioni del potere, della profezia e della fede”, si legge nella sinossi ufficiale. È un viaggio inquietante attraverso il campo di battaglia in cui fede e democrazia si scontrano, e dove la religione viene usata come arma per assicurarsi voti, rafforzare il potere e alimentare una pericolosa sete di conquiste.

Cronaca intima di un allarme globale

Lo stile documentaristico di Costa, affinato nel suo film candidato all’Oscar The Edge of Democracy, è ancora una volta profondamente personale e profondamente politico. Ricuce la grande portata mitica del disordine politico brasiliano con momenti di cruda intimità e vulnerabilità umana. Assistiamo alla trasformazione della fede da rifugio privato a randello pubblico. Osserviamo le chiese trasformarsi in pulpiti politici, radunando i fedeli dietro visioni di un Cristo vendicatore pronto a “spargere sangue per realizzare la volontà di Dio”.

I parallelismi con le guerre culturali americane sono impossibili da ignorare. La stessa Costa ha tracciato una linea diretta tra il movimento brasiliano che documenta e l’ascesa del nazionalismo cristiano negli Stati Uniti. Personaggi come lo Speaker Mike Johnson, la Deputata Marjorie Taylor Greene e la supermaggioranza conservatrice della Corte Suprema degli Stati Uniti chiariscono che l’esperimento brasiliano non è isolato: è un racconto ammonitore, uno specchio rivolto a un mondo in cui la profezia è diventata munizioni politiche.

Una rivelazione che echeggia in patria

Non è solo una storia per il Brasile, ci ricorda Costa.

“Sebbene gli Stati Uniti siano la prima nazione a dover dichiarare la separazione tra Stato e Chiesa, sono anche la prima a creare un movimento così deliberato per infondere la politica di cristianesimo e mobilitare i suoi seguaci in queste guerre culturali che ora stanno raggiungendo il loro apice”.

In Apocalypse in the Tropics, Costa collega questi fili, mostrando quanto sia fragile il muro tra fede e governo. Il suo film arriva in un momento in cui la spinta della destra americana a ridefinire questa separazione è più forte che mai – dalle proposte di legge del parlamento statale alle sentenze della Corte Suprema che radicano la religione più profondamente nella vita pubblica. Questa non è una lotta lontana; è già qui.

Un appello alla vigilanza

Il nuovo documentario di Petra Costa non è semplicemente una denuncia dei coinvolgimenti politici del Brasile. È un grido di battaglia per chiunque creda ancora nella democrazia laica. Ci ricorda che le battaglie morali che si svolgono oggi sui pulpiti e nei parlamenti stanno plasmando le democrazie di domani. E come rivela con tanta forza l’obiettivo di Costa, quando il confine tra profezia e politica si confonde, ciò che perdiamo non è solo la neutralità politica, ma l’idea stessa di libertà di credo.

Apocalypse in the Tropics si spalanca in un mondo che ne ha più bisogno che mai. Guardatelo e chiedetevi che tipo di democrazia vogliamo quando la fede diventa il campo di battaglia.

 

 

Fonte: Deadline

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