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Antonia Liskova, NEL NOME DI CHI? dentro i muri del Vaticano

Documenti alla mano, lo spettacolo denuncia le misteriose vicende che hanno coinvolto gli organi direttivi dello Stato Pontificio negli ultimi decenni

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Volto noto della televisione, Antonia Liskova ha debuttato due anni fa sul palcoscenico teatrale e non l’ha più lasciato. Dal 18 febbraio è al Teatro Sala Umberto con un efficace monologo sull’omertà dello Stato Pontificio riguardo a tematiche come la pedofilia, l’inventario dei beni immobili, il bilancio, l’attività dello Ior.

Intitolato Nel nome di chi? Dentro i muri del Vaticano, lo spettacolo evidenzia l’impegno e il sacrificio talvolta eroico di preti e suore che lavorano ogni giorno vicino alla gente, ma li contrappone alle intenzioni misteriose e all’operato perlomeno sospetto di alcuni alti prelati i quali, documenti alla mano, sembrano costare alla comunità cattolica molti milioni di euro a fondo perduto. E la perdita dei soldi, notoriamente denominati anche sterco del diavolo, non è la cosa più grave, se si riflette sugli scandali (scoppiati e prontamente sedati) negli ultimi sessant’anni fra i vertici dello Stato Pontificio o al male irreparabile inflitto a centinaia di persone indifese come i bambini.

Diretta da Gabriele Guidi, che ha curato personalmente il testo con Ennio Speranza, la pièce si avvale delle suggestive musiche di Matteo Cremolini e dell’aiuto regia della poliedrica Francesca Ceci, definita da Antonia Liskova “mio angelo custode”.  (Nella foto, da destra, Gabriele Guidi e Antonia Liskova con Pino Quartullo, che ha visto il debutto dello spettacolo lo scorso ottobre a Civitavecchia). 

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