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Elogio al buio: ‘Sole spento tutto ok’ di Luca Sorgato

Il potere della parola

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Sole spento tutto ok, nuovo cortometraggio del regista Luca Sorgato, in concorso al ShorTS International Film Festival Maremetraggio, è un vero e proprio elogio al buio, all’oscurità.

Rifugiato nel buio

Un uomo affetto da una rara malattia è costretto a vivere nascosto dal sole, rifugiandosi nelle tenebre che avvolgono la sua abitazione, il suo habitat. Insofferente, acido, anticapitalista e anarchico, esprime la propria rabbia con ferocia, accentuata e sottolineata da una voce narrante roca e graffiata che esalta, appunto, l’astio e il disprezzo provati dal protagonista. “L’uomo è un’enorme balla, un’invenzione: tutto qui”, sentiamo scandire durante il flusso di parole.

Un uomo, affetto da una presunta malattia, disilluso, spento, arcigno verso una società che non lo rappresenta. Non apprezza chi scrive, chi si riempie la bocca di parole elevandosi a saggio, e accusa un mondo marcio, deteriorato da noi: gli esseri umani.

Il buio è l’unico rifugio, l’unico vero amico. “È sempre buio, apro la finestra quando voglio“, recita ancora la voce narrante. Una metafora potente. Con la luce del sole, apriamo e chiudiamo la finestra a seconda delle nostre esigenze. Così è la nostra vita: apriamo e chiudiamo legami, rapporti, amicizie, amori, lavori. Il buio costante, invece, diventa una dimensione in cui potersi nascondere, dove poter manifestare la propria rabbia. Non c’è nulla da aprire o chiudere: bisogna solo fluttuare nell’oscurità.

Le parole del regista Luca Sorgato

“Mi piace pensare che tutto quello che faccio siano semplicemente esperimenti divertenti. Questo film è realizzato con poco, quasi nulla. Ho scritto, rielaborato, modificato e ampliato un vecchio testo di Attilio Lolini, scrittore su cui si fonda tutta la mia ricerca”

Racconta la storia di un uomo affetto da una rara malattia che lo costringe a fuggire la luce del sole. Rifugiatosi in un mondo di oscurità, è scettico di fronte alle illusioni del futuro e al conformismo della società. Assiste impotente al lento dissolversi di tutto ciò che lo circonda. Quando l’oscurità diventa assoluta e la città si svuota, rimane solo lui insieme al vino e ad Apollonio, un relitto umano aggrappato alla memoria e al degrado. Nell’assenza di luce e di speranza, il protagonista assiste all’ultimo tramonto di un Occidente in decomposizione“.

Così racconta Luca Sorgato, autore del corto.

Sole spento tutto ok è prodotto interamente da Studio 900, una piccola nave ferma, ormeggiata, mai salpata ma che viaggia costantemente nella finzione. A bordo ci siamo io e Giacomo Laser: artista, attore, inseparabile fratello e compagno di avventure. Ci siamo chiusi in cambusa, tappati dentro per due giorni, abbiamo ripudiato la luce che filtrava e registrato questo film“.

“La finzione è l’unica condizione accettabile per condurre una vita serena e divertente. Chi non gioca, chi non accetta questo, è spacciato.”

La forza delle parole in Sole spento tutto ok

Impossibile non tornare su un tema centrale del cortometraggio: il potere della parola. Le sequenze, che per circa quattro minuti appaiono sullo schermo, sono volutamente sporche e imperfette, ma si fondono perfettamente con ciò che si ascolta. Una scrittura rigorosa, precisa, capace di mostrare come – sebbene il cinema sia immagine – anche la parola, e la sua forma, abbiano un potere visivo e concettuale enorme.

Il regista ha scelto un suono storto, disilluso, affaticato, per esaltare la semplicità e l’essenzialità delle immagini. Una scelta potente, in grado di far riflettere, inquietare, e persino trovare una strana sintonia con il protagonista, nonostante il suo netto rifiuto verso il mondo.

Interessante anche la scelta di iniziare questo breve viaggio usando la luce. Tuttavia, alla fine della visione, si nota come, anche illuminato dal sole, il protagonista, attraverso l’uso di un casco integrale, continui a rifugiarsi nell’oscurità. Una contraddizione apparente, ma in realtà perfettamente coerente con il senso profondo dell’opera.

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