Il documentario Sally: la prima astronauta, disponibile su Disney+ e diretto da Cristina Costantini, racconta la vita straordinaria di Sally Ride, la prima donna americana a volare nello spazio. Ma non è solo la storia di una pioniera della NASA: è un’intima esplorazione dell’identità, del silenzio, e del peso delle aspettative pubbliche su una figura diventata simbolo, spesso a scapito della libertà personale.
Nel 1983, Sally Ride divenne la prima astronauta donna statunitense grazie alla missione STS‑7 dello Space Shuttle Challenger. Prima di lei, solo la cosmonauta Valentina Tereškova aveva compiuto un’impresa simile. Tuttavia, Sally fu costretta ad affrontare non solo l’enorme pressione della sua impresa, ma anche un ambiente dominato dagli uomini e un’attenzione mediatica perlopiù sessista. Il documentario mostra come i giornalisti dell’epoca le chiedessero quanti assorbenti avrebbe portato nello spazio, o se piangesse durante il lavoro, evidenziando l’assurdità di un mondo che faticava ad accettare una donna competente in un ruolo tanto prestigioso.
Sally e Tam: l’amore scalda come una supernova
Uno degli aspetti più toccanti del documentario è la relazione tra Sally e Tam O’Shaughnessy, compagna di vita per ventisette anni. La loro storia d’amore fu tenuta nascosta per gran parte della carriera di Sally, a causa del clima omofobo dell’epoca e del rischio di perdere credibilità pubblica. Solo dopo la sua morte, nel 2012, Tam poté parlarne apertamente. Il documentario affronta questo tema con delicatezza ma senza censure, restituendo dignità e profondità a una parte della vita di Sally che era rimasta troppo a lungo nell’ombra.
Non solo un’eroina, ma una donna complessa
Sally Ride non viene dipinta come una figura perfetta. Anzi, la regista costruisce un ritratto autentico e sfaccettato: una donna brillante ma riservata, una scienziata appassionata ma spesso inaccessibile, anche per chi le stava vicino. Dopo la sua missione nello spazio, Sally si impegnò nella divulgazione scientifica, fondando Sally Ride Science, un’organizzazione educativa rivolta soprattutto alle giovani ragazze. Fu anche parte della commissione che indagò sull’esplosione del Challenger nel 1986, dimostrando integrità e spirito critico.
Una regia sobria per una storia potente
Cristina Costantini sceglie un approccio essenziale: filmati d’archivio, testimonianze di amici e colleghi, e una narrazione intima da parte di Tam O’Shaughnessy. Il tono è misurato, mai retorico, e riesce a bilanciare la forza dei fatti con un’emozione trattenuta ma costante. Viene evitata ogni forma di agiografia e si mette l’accento sul lato umano della protagonista, offrendo uno sguardo sincero sul prezzo della fama e sul valore dell’autenticità.
Conclusione: una visione necessaria
Sally: la prima astronauta è molto più di un documentario biografico. È un invito a riflettere su ciò che significa essere pionieri non solo nello spazio, ma anche nella vita. Un’opera emozionante, educativa e umanissima che, in ottanta minuti, ci restituisce la voce di una donna che ha fatto la storia… anche quando ha dovuto viverla in silenzio.