Vincitore del Queer Lion Venezia 2023, Housekeeping For Beginners, di Goran Stolevski, è in concorso al Florence Queer Festival. È una co-produzione tra Macedonia del Nord, Polonia, Croazia, Serbia e Kosovo.
Un psicodramma colorato e anomalo.
Housekeeping For Benginners: una storia che esplora la verità universale
Dita vive a Skopje con la sua compagna Suada e le loro due figlie. Con loro, un trio di amici, che a volte vanno a letto insieme, e Toni, che ha appena portato a casa un altro ragazzo. Si tratta di una casa affollata e molto rumorosa, dove in ogni momento ci sono tre conversazioni e almeno un litigio in corso. Finché le cose non cambiano. Dita, che non è mai stata troppo materna, deve occuparsi delle figlie di Suada, compresa l’adolescente Vanessa, e Toni deve darle una mano. Una storia che esplora le verità universali della famiglia, sia quella in cui si nasce che quella che ci si costruisce da soli.
La maternità
Un’adolescente e un ragazzo poco più grande di lei, cantano a squarciagola una canzone, impugnando utensili casalinghi, facendo finta che siano dei microfoni, mentre una bambina, come una vera rockstar, suona una pianola giocattolo. Un siparietto comune, forse banale. I tre, però, non sono comuni e la loro storia non è per nulla banale, come non lo è il film diretto dal regista Macedone, con passaporto australiano, Goran Stolevski (Of an Age), intitolato Housekeeping For Benginners.
Vanessa, Ali e Mia, sono i nomi dei cantanti improvvisati nel salotto di una casa di Skopie, capitale della Macedonia del Nord. È qui che si svolge una vicenda che sembra tratta dal cinema di Pedro Almodovar, o perché no, dal nostrano Ferzan Ozpetek di Le fate ignoranti.
Una storia intima, fatta di gioie, condivisioni, amori, passioni e morte. Tutto scorre, con qualche incidente, a volte tragico, e la vita continua mentre la cinepresa di Goran Stolevski è lì pronta a catturare il progredire di una storia che diventa universale, perché si basa sul concetto di maternità.
Dita, Suada, Tony e gli altri
È l’amore più forte che esiste, quello che una madre nutre per i propri figli e quando una giovane donna sente che la sua fine è giunta troppo presto, la più grande preoccupazione è quella di trovare qualcuno a cui affidare i figli. Questo è proprio quello che succede a Suada (Alina Serban), malata di cancro, che chiede a Dita (Anamaria Marinca), sua compagna, di fare da madre alle due figlie, Vanessa (Mia Mustafa) e Mia (Dazda Selima), quando lei non ci sarà più.
Un impegno gravoso, accettato da Dita, con qualche resistenza. La maternità non prevista, soprattutto non desiderata, scatena un vero psicodramma in una famiglia che, qualcuno definirebbe non convenzionale. Dita ha una relazione sentimentale con Sauda, che tutti credono sua cugina. Poi c’è Tony (Vladimir Tintor), che in passato pare abbia avuto una storia con Dita, ora fidanzato con Ali, il nuovo arrivato in casa. Sono questi i protagonisti di Housekeeping For Beginners, di cui Goran Stolevski è regista e sceneggiatore.
Un film che offre uno spaccato di vita di personaggi che diventano persone e dove la comunità LGBT viene svelata, con un straordinario senso di verità. Il progredire della vicenda rispetta i ritmi cinematografici, ma il dolore e la felicità si uniscono, senza soluzione di continuità, proprio come avviene nella realtà.
Housekeeping For Beginners e la comunità LGBTQIA+
È innegabile, come già è stato detto, che in alcuni punti Goran Stolevski, da sempre sostenitore della comunità LGBTQIA+, sembra troppo influenzato dal cinema di Pedro Almodovar, ma poi si distanzia, facendo delle scelte che imboccano una strada per nulla lastricata, ma anzi spesso dissestata, tuttavia essenziale, dove non mancano i colori dell’amore e della vita.
Sono sempre stato affascinato dai momenti che sembrano trovati o scoperti, piuttosto che messi in scena.
Con queste parole Goran Stolevski illumina gli spettatori su una caratterista fondamentale del suo film. La maternità accettata da Dita, i suoi continui scontri con Vanessa, i litigi con Tony e tutte le relazioni esposte, rifiutano una vera e proprio messa in scena. Housekeeping For Beginners ha un taglio che si rifà al cinéma vérité, con un set non ricostruito, un’illuminazione naturale, il sovente uso della macchina a spalla, inquadrature strette e a volte disordinate. I dialoghi si sovrappongo, così come nella realtà, demolendo la convenzione filmica. È così che i personaggi diventano persone reali. La vicenda riesce a imporsi, senza mai frenarsi: dà sfogo a un vero psicodramma tanto anomalo, quanto ordinario.
L’insolito e il consueto diventano una cosa sola, proprio come la gioia e il dolore, in un film che ha come obiettivo non la sola ricostruzione della realtà, ma la sua cattura in cinepresa, rifiutando ogni tipo di artifizio. Dando spazio anche all’improvvisazione degli attori, il regista realizza un ritratto umano sincero, a tratti tragico, ma mai opprimente, concedendosi anche episodi comici e colmi del colore dell’amore e della vita.