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‘Io capitano’: l’Odissea contemporanea firmata Garrone

La potenza del viaggio universale che Garrone fa fare al suo pubblico

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La recensione di Io capitano di Matteo Garrone. Il film, vincitore del Leone d’argento 2023, disponibile già su Sky e Now, arriva su Netflix.

Dopo essere stato presentato in concorso all’80esima edizione della mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Io capitano, il nuovo film di Matteo Garrone, era stato proiettato anche al Festival del cinema di Porretta Terme nell’Evento Speciale Scuole del 6 Dicembre. Ai Golden Globe 2024 è stato candidato come miglior film straniero, mentre agli Oscar 2024 è entrato nella cinquina finale per il premio al miglior film internazionale. Ai David di Donatello 2024 ha conquistato 7 premi su 15 candidature, tra cui quelli per il miglior film e la miglior regia.

Il film, prodotto da Archimede, Rai Cinema, Tarantula, Pathé FIlms, è stato in sala distribuito da 01 Distribution.

Subito dopo l’uscita è stata resa disponibile in digitale la colonna sonora originale, a firma di Andrea Farri ed edita da Sony Music Publishing. La colonna sonora di Io capitano contiene anche quattro canzoni inedite cantate in lingua senegalese da Seydou Sarr e Moustapha Fall, i due protagonisti della pellicola di Garrone, tra cui Baby, brano già disponibile in digitale.

– Foto di copertina di Greta De Lazzaris –

Prima della recensione, la trama di Io capitano

Io Capitano racconta il viaggio avventuroso di Seydou e Moussa, due giovani che lasciano Dakar per raggiungere l’Europa. Un’Odissea contemporanea attraverso le insidie del deserto, gli orrori dei centri di detenzione in Libia e i pericoli del mare. (Fonte: La Biennale)

Foto di Greta De Lazzaris

La recensione di Io capitano

Un tema impegnato e impegnativo quello scelto da Garrone per il suo nuovo film che, per certi versi, sembra tornare alle origini con aspetti che richiamano i suoi primi lavori. Se, in qualche modo, la presenza di Ospiti e Terra di mezzo si vede e si sente, è altrettanto evidente lo scenario dei film più recenti.

Io capitano è il mix perfetto della poetica di un Matteo Garrone in splendida forma, a metà strada tra il documentario e la finzione.

Seydou e Moussa sono due personaggi qualunque, non sono gli eroi, né hanno particolarità che possano renderli tali. Anzi, sono gli emarginati, quelli che hanno bisogno di aiuto e che, per questo, lo ricercano autonomamente. Un po’ come il Marcello di Dogman e anche lo stesso Pinocchio.

Per sapere qualcosa della loro vita quotidiana e familiare al regista bastano pochi istanti: una condizione quasi inconcepibile per l’Occidente che fa scattare subito il senso di protezione nei loro confronti. I bei colori e i canti del posto, mescolati ai sorrisi dei vicini e ai giochi delle sorelline sono, in realtà, velati di tristezza. Una tristezza che i due pensano di poter fermare.

Due cugini, due fratelli

Seydou e Moussa sono cugini. Inseparabili e dipendenti l’uno dall’altro, decidono insieme di partire per questo viaggio, un’Odissea contemporanea che li metterà di fronte a tanti pericoli e ostacoli. Ciononostante, al di là dell’importante forza di volontà e della profonda fiducia l’uno nell’altro, il film di Garrone ha come scopo anche quello di mantenere sempre accesa la luce della speranza.

Proprio il profondo legame tra i due permette di vedere Io capitano in un modo speciale. Senza cadere in pietismi e in retorica, Garrone presenta i fatti, fa empatizzare con i personaggi che, dall’essere i due protagonisti, diventano ben presto due viaggiatori universali. Il loro viaggio è quello compiuto da tanti altri come loro.

Una regia senza sbavature

La bravura del regista romano, però, risiede nel presentare la tematica e i personaggi in un modo convenzionale e, al tempo stesso, diverso dal solito. È vero che la messa in scena e le scelte registiche sono classiche, pulite, senza sbavature, ma il prodotto finale che arriva allo spettatore è quello di un film che non ha una definizione precisa. Come detto, è a metà strada tra il documentario e il film di finzione. E per fortuna.

Con delle belle panoramiche sull’incredibile vastità dei paesaggi e poi l’insistenza sui primi piani, spesso sofferenti, emaciati e sanguinanti, dei due giovani, Io capitano racconta ed emoziona. Ma soprattutto fornisce speranza a chi guarda e a chi vive il viaggio in prima persona. La sensazione, infatti, non è mai di totale smarrimento. Quella luce in fondo al tunnel accompagna costantemente i personaggi e il pubblico con loro.

La recensione di Io capitano: lo stile

In un film come Io capitano la storia parla da sé e qualsiasi elemento stilistico a supporto della narrazione appare quasi superfluo. La storia che vediamo è in soggettiva, dal punto di vista dei due giovani che sperano di compiere un viaggio più grande di loro, ma che li porterà alla terra promessa, quell’Europa che agognano come il luogo dei sogni.

Foto di Greta De Lazzaris

Ad alimentare la soggettività ci sono gli enormi e incredibili spazi aperti e sconfinati che si stagliano davanti a Seydou e Moussa, impotenti di fronte a cotanta vastità. Ma subito, per contrasto, ad opprimere questo senso di libertà c’è l’uso delle luci che si fanno sempre cupe nei momenti di massima paura e perdita di fiducia.

Come detto, però, è la speranza che guida il film di Matteo Garrone e i sogni a occhi aperti che il giovane Seydou fa ne sono la dimostrazione pratica. Fantastici e apparentemente scollegati dal resto della narrazione, sono, invece, emblema di una morale e una moralità che il film vuole lasciare allo spettatore.

Forse troppo favolistico o troppo sognatore, ma Io capitano di Garrone ha la forza prorompente di contrastare dei buoni avversari. Un po’ come il grido disperato e liberatorio di Seydou. Perché siamo tutti un po’ capitani.

Sono Veronica e qui puoi trovare altri miei articoli

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