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‘American Murderer’. Indagini narrative attorno a un profilo criminale
In concorso al Taormina Film Fest, l’opera prima di Matthew Gentile.
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4 anni agoon
American Murderer narra la storia di Jason Derek Brown, terzo maggiore ricercato nella lista dell’Fbi. Il film, scritto e diretto da Matthew Gentile, opera prima, inaugura il concorso del 68° festival di Taormina, un giorno dopo la cerimonia di apertura presieduta da Francis Ford Coppola.
Il protagonista-latitante è impersonato da Tom Pelphrey, già interprete in Ozark. Questo attore americano possiede apprezzabili capacità espressive; ricorda Val Kilmer negli anni novanta, con una elasticità facciale e alcuni sguardi che richiamano spesso Jim Carrey. Proprio per la duttilità della sua maschera, riveste il ruolo di un truffatore di professione. Il lungometraggio è prodotto da Traveling Picture Show Company, Gigi Films, Radiant Films International e Productivity Media Inc; la distrubuzione internazionale è curata da Universal Pictures.
Soggetto e struttura di American Murderer
Durante la conferenza stampa, presso la Casa del Cinema a Taormina, il regista Matthew Gentile e la produttrice Kara Baker hanno spiegato l’intento di realizzare una storia autentica. Il regista-sceneggiatore ha raccontato la sua ossessione per l’Fbi e per la lista di ricercati. Tra di questi, in particolare, J.D. Brown, a oggi ancora latitante, il nome più ricorrente nelle segnalazioni ricevute dagli investigatori federali.
Nell’interpretazione di Gentile, questo criminale raggiunge un negozio per vendere un orologio usato. È notte, la pellicola è molto scura. Brown fissa il suo riflesso nel vetro dell’auto, recita con sé stesso, piangendo la propria madre appena scomparsa. L’orologio è tutto ciò che gli è rimasto di lei, e per questo assume maggior valore. La contrattazione tra lui e il compratore è fatta di inquadrature strette, di un campo-controcampo non soggettivo che ritrae i due a tre quarti, in un primo piano teso e nitido. In queste sequenze, Brown-Pelphrey anticipa molte delle sue capacità mimetiche. La scena è soltanto una prolessi.
Diciotto mesi prima. Il racconto riprende con l’agente speciale Leising, Ryan Philippe, se possibile una controparte fredda e razionale del protagonista. L’investigatore è sulle tracce del latitante e ne riscostruisce gli spostamenti. La prima testimone è Melanie, Idina Menzel, padrona di casa del ricercato. In un rapido montaggio, le dichiarazioni della donna vengono poste in dubbio o smentite da brevi scene che mostrano quanto realmente accaduto: Melanie nega la relazione con il protagonista, segue scena di sesso tra i due.
Brown è un abile imbroglione e manipolatore e, secondo l’agente, trae in inganno chiunque lo circondi, poco importa quale storia di volta in volta venga raccontata: una frode bancaria dopo l’altra, spende e reinveste a suo piacimento. Dal punto di vista dell’intreccio, non è chiara la funzione strutturale di queste indagini. Sono una cornice? Un collegamento tra le scene di vita di Brown? Sono episodi sottili, non hanno valore portante né rappresentano un nesso drammaturgico. Il plot dell’agente, quindi, sembra superfluo, e la stessa recitazione di Philippe è limitata alla rappresentazione del classico investigatore, logico e rassicurante.
«Ti sfugge la cosa più importante. Questo sono io. Potrei vendere del ghiaccio a un eschimese».
J.D. Brown
Molteplici sguardi e un personaggio incerto
Nel frattempo la vicenda del latitante procede per vie autonome. L’intreccio ha uno sviluppo chiaro ma presenta momenti di diversa densità e, via via, perde tanto il mordente crime quanto quello drammatico. La visita di Brown alla madre, per esempio, potrebbe contenere elementi rivelatori, ma così non è. I dialoghi sono essenziali e, di conseguenza, l’introspezione dei personaggi è carente. Brown-Pelphrey ha doti espressive, potenziale emerso di un personaggio complesso, ma poco o nulla di davvero rilevante viene allo scoperto.
Ancora in merito all’intreccio, tra il crimine eclatante compiuto dal protagonista e il mandato di cattura nei suoi confronti cade un intermezzo narrativo evitabile. Da questo punto in poi, si avverte una lieve accelerazione del ritmo, fenomeno che culmina nella scena dell’irruzione da parte della squadra Swat: l’agente speciale, ripreso frontalmente, con un angolo di quarantacinque gradi, punta la saracinesca del garage; nell’inquadratura seguente, il possibile rifugio del latitante; nel mezzo, una sequenza mostra un altro agente che accompagna Jamie, sorella di Brown, all’auto della polizia. I piani temporali sono confusi. Qualche sequenza dopo, fratello e sorella si confrontano in casa; poi di nuovo Jamie nell’auto con Leising.
In merito a J.D., il regista intendeva realizzare un personaggio che, per quanto scellerato, potesse suscitare empatia nello spettatore. Il limite di questa realizzazione, se esiste, non coinvolge l’interpretazione ma la scrittura. Il regista forse puntava molto sul capitale drammaturgico fornito dalla cronaca in sé. La sceneggiatura, d’altra parte, ha impegnato – secondo Gentile – ventiquattro-trentasei mesi di lavoro. Il maggiore sforzo riguardava la ricerca di una prospettiva multipla sul protagonista, così ha dichiarato in conferenza stampa, cioè presentare diverse narrazioni su Brown.
Le ragioni del cast tecnico
Ecco quindi lo scopo delle indagini di Leising e le testimonianze di Melanie e della sorella del ricercato, impersonata da Shantel Vansanten. Gentile, inoltre, intendeva rappresentare tanto un «lato oscuro del sogno americano» quanto un «film sulla famiglia», su di una famiglia certamente disfunzionale. Anche sotto questo aspetto, il background domestico di Brown è solo accennato. La psiche del terzo maggiore ricercato dell’Fbi, e al pari le motivazioni dietro ai suoi gesti, sfuggono.
L’atmosfera di American Murderer, infine, è consistente. La scenografia di Megan Elizabeth Bell e la fotografia di Kalilah Robinson indagano e ricreano l’ambientazione dei primi anni duemila. Le riprese avvengono spesso in interni, una scelta di campo che amplifica la natura asfittica del racconto. E la colonna sonora di Scott Gentile, fratello del regista, concede alla pellicola una cupezza ragionata.
Brown-Pelphrey acquista un’arma da fuoco.