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Il codice del babbuino: Alfonsi e Malagnino tornano con il loro cinema ‘grezzo’ e ‘resistente’

Il cinema di Davide Alfonsi e Denis Malagnino comporta slittamenti linguistici, culturali e di senso indirizzati verso una salutare ‘riduzione’, un’essenzialità liberata dagli orpelli di un decorativismo che spesso occulta maldestramente una drammatica inconsistenza. Un cinema orgogliosamente ‘minore’, di contro a tutta quella produzione ‘maggiore’ che con prepotenza si impone allo sguardo, in virtù di un sistema spettacolare che lo consente

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Arrivano i Prof di Ivan Silvestrini: la storia di una scuola che non c’è

Arrivano i Prof sembra riprendere la formula di certo cinema americano (indipendente e non) mescolando comico e commedia senza aver paura, come capita nei film dei vari Seth Rogen e Judd Apatow. Alle prese con un budget di primo livello Silvestrini non dilania le sue risorse, facendo della cartoonesca simpatia degli attori l’arma vincente di uno spettacolo che piacerà più ai piccini che ai grandi genitori

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Interruption di Yorgos Zois: un’intensa e stimolante opera prima che s’interroga sul rapporto tra sguardo e immagine

Una continua e ingannevole dialettica tra realtà e finzione, in cui il vorticoso confluire dell’una nell’altra provoca uno stordimento, un capogiro che frastorna chiunque cercasse di venirne eroicamente a capo: Yorgos Zois, con Interruption, la sua opera prima, presentata nella sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia del 2015, dà corpo a un intenso gioco di specchi attraverso la messa in scena dell’Orestea di Eschilo

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Gli Indesiderati d’Europa di Fabrizio Ferraro: un altro cinema è possibile

Fabrizio Ferraro si produce nel titanico gesto di filmare l’invisibile, l’aria della Storia, verrebbe da dire, ciò che di essa esorbita i limiti della rapprentazione, laddove la vita contenuta in essa, il dato esperienziale, non appartiene alla cronologia, alla scialba successione degli eventi scandita dall’arido rapporto di causa-effetto

I fantasmi d’Ismael, un film imprescindibile di Arnaud Desplechin, con Marion Cotillard, Charlotte Gainsbourg, Louis Garrel, Mathieu Amalric e Alba Rohrwacher

Film d’apertura della 70ma edizione del Festival di Cannes e punta di diamante del focus dedicato al cineasta di Roubaix da parte del Rendez-Vous 2018, Festival del nuovo cinema francese, I fantasmi di Ismael è un titolo imprescindibile nella filmografia di Arnaud Desplechin. Con Marion Cotillard, Charlotte Gainsbourg, Louis Garrel, Mathieu Amalric, Alba Rohrwacher

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Con The Happy Prince Rupert Everett mette in scena un ritratto credibile di Oscar Wilde

Il valore di The Happy Prince di Rupert Everett consiste nella capacità di creare e rendere sempre autentico e credibile un personaggio che ha avuto, sul palcoscenico e sul grande schermo, innumerevoli incarnazioni: nel saper tratteggiare un protagonista a tutto tondo, sfaccettato e complesso, la cui emotività par quasi traboccare dallo schermo e riversarsi, impetuosa e disperata, sullo spettatore.

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Quanto basta di Francesco Falaschi: una commedia che parla della sindrome di Asperger senza cadere nello stereotipo

Con Quanto basta, Falaschi non cade nelle sabbie mobili del buonismo a buon mercato, al contrario utilizza lo humour e il cinismo per stemperare nella giusta misura le dinamiche di incontro/scontro tra i personaggi. Vinicio Marchioni nei panni di Arturo ci mostra ancora una volta la sua straordinaria versatilità e capacità di plasmarsi a seconda dei personaggi e delle storie che si trova ad affrontare

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Nella tana dei lupi di Christian Gudegast: un thriller derivativo di poche pretese

Nella tana dei lupi poteva essere un onesto film di azione di serie b; purtroppo ciò che lo fa scadere completamente è la direzione di Christian Gudegast, che non riesce mai a far decollare la vicenda, non avendo il benché minimo talento dei registi a cui si ispira. La messa in scena è ripetitiva, senza nessun guizzo che possa distinguere il film dalla marea di prodotti che si vedono sul grande e piccolo schermo, con personaggi che non riescono mai a creare empatia con lo spettatore

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La casa sul mare di Robert Guédiguian, una riflessione poetica sul futuro della sinistra e dell’Occidente

La casa sul mare di Robert Guédiguian dischiude una potente suggestione senza fornire risposte, bensì convocandoci ad affrontare alcuni attualissimi temi da una posizione ravvicinata. Un conto è accostarsi alla questione dei flussi migratori attraverso la miserabile e asettica cronaca dei mezzi di informazione, un altro, invece, è trovarsi di fronte il volto dell’altro, il quale, ricordando la lezione di Emmanuel Lévinas, ci convoca a fornire un’accoglienza infinita

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