69 Festival di Berlino: The Ground Beneath My Feet, la recensione del film di Marie Kreutzer

Se c’è una qualità che The Ground Beneath My Feet non possiede è senza dubbio l’originalità. Per sensibilità, afflizione e incomunicabilità, la vicenda e i personaggi del nuovo film di Marie Kreutzer sembrano prendere in prestito ambienti, situazioni e dinamiche presenti tanto nei romanzi di Michel Houellebecq quanto, per fare paragoni più appropriati all’argomento, all’opera

69 Festival di Berlino: in Grace à Dieu Francois Ozon affronta la scottante questione della pedofilia all’interno della Chiesa

Fedele a se stesso e al proprio cinema, Francois Ozon si rende artefice dell’ennesima mutazione presentandosi alla Berlinale con un lavoro per certi versi spiazzante anche per chi, da sempre, è affezionato spettatore del regista francese. Grace à Dieù si candida fin da adesso tra i favoriti per la vittoria dell’Orso d’Oro come miglior film

Trieste Film Festival 2019: Buttoners di Petr Zelenka

Dalla retrospettiva “Trieste Film Festival 1989- 2019 Wind of Change” una perla di humour nero del 1997 del l regista ceco Petr Zelenka: Buttoners sta per “bottonai” o “maniaci di bottoni”, espressione riferita a un’improbabile categoria umana: soggetti maniacali che provano piacere nell’infilarsi di nascosto una dentiera tra i pantaloni per poi stringerla col movimento delle cosce su poltroncine, sedili e divani, allo scopo di asportarne i bottoni!

Trieste Film Festival 2019: The With Crow di Ralph Fiennes

Presentato al 30° Trieste Film Festival quale evento speciale, nella stessa serata in cui si è svolta la cerimonia di premiazione, The White Crow è una biografia cinematografica del grande Rudolf Nureyev. Ne è autore quel raffinato interprete britannico che abbiamo sempre amato parecchio, Ralph Finnies, alle prese qui con la sua terza regia per il grande schermo

Trieste Film Festival 2018: Rabbit à la Berlin di Bartek Konopka

Il folgorante lavoro cinematografico di Konopka parte da un dato reale, probabilmente già noto a coloro che della metropoli tedesca sanno qualcosa, avendovi soggiornato o semplicemente transitato in tempi (più o meno) recenti: ossia la curiosa, paradossale vicenda dei conigli che un tempo dimoravano presso la “terra di nessuno”, creatasi all’ombra del famigerato Muro

Si è chiuso con la proiezione di Manmarziyaan, del regista Anurag Kashyap, il River to River Indian Film Festival

Con Manmarziyaan, film di chiusura del 18/mo River to River Indian Film Festival, Anurag Kashyap ha realizzato la sua prima commedia romantica. Un’opera che nonostante il considerevole minutaggio procede veloce e incalzante, trascinata dalle inarrestabili musiche punjabi, intenta a scardinare dall’interno alcuni stereotipi e cliché bollywoodiani

Across Asia Film Festival: The terrorists, l’intenso documentario del regista thailandese Thunska Pansittivorakul

The Terrorists di Thunska Pansittivorakul è un film di resistenza e rivoluzione, politica, sessuale, intellettuale che grida oltre i confini thailandesi realtà troppo ignorate e misconosciute all’interno dei confini stessi, che cerca di scuotere con l’aggressività di realtà scomode e con la grazia di una delle scene più liriche nella sua semplicità

Inizia con Killing di Shinya Tsukamoto l’Across Asia Film Festival

Killing è un film estremamente complesso, esistenziale, con una narrazione esigua ed essenziale, da assaporare tutto attraverso le suggestioni evocate dalle immagini e attraverso l’astrazione delle stesse, lasciandosi andare alle libere percezioni visive, sensoriali, emotive, senza soffermarsi troppo a pensare, ma seguendo il flusso potente del fascino e della luce enigmatica quanto avvolgente che emana

36 Torino Film Festival: La casa delle bambole – Ghostland di Pascal Laugier, un horror tra metafisica e realtà di grande effetto

Presentato in anteprima nella sezione After Hours al 36 Torino Film Festival, La casa delle bambole – Ghostland è l’ultimo lavoro del regista francese Pascal Laugier. Autore del capolavoro horror Martyrs nel 2008, che ha ridisegnato il genere, Laugier è stato uno degli autori della nouvelle vague horror francese all’inizio del nuovo millennio, insieme a

36 Torino Film Festival: Il mangiatore di pietre di Nicola Bellucci, noir di frontiera senza mordente

Tratto dal secondo omonimo romanzo di Davide Longo, Il mangiatore di pietre è un noir ambientato nelle valli piemontesi al confine con la Francia, in quella terra dove agiscono i passeur come il protagonista, Cesare, che trasporta uomini e merci attraverso i passi di montagna. La mancanza di una vera e propria suspense e i personaggi secondari poco approfonditi rendono il film senza nerbo e un vero centro di interesse e risulta essere un’occasione mancata e poco più di un prodotto adatto per il piccolo schermo.

36 Torino Film Festival: Drive Me Home di Simone Catania, dramma generazionale alla riscoperta delle proprie radici familiari

Drive Me Home, presentato al 36 Torino Film Festival nella sezione Festa Mobile/Film Commission Torino Piemonte, è un film che mette in scena una storia di amicizia e di crisi generazionale rappresentata dai due protagonisti della storia. Le interpretazioni di Vinicio Marchioni e di Marco d’Amore sorreggono egregiamente tutto il peso del film, dall’inizio alla fine, rendendo simpatici questi due ragazzi invecchiati e sopravvissuti alla vita

36 Torino Film Festival: Oiktos (Compassione) di Babis Makridis

Compassione: (dal latino cum patior – soffro con – e dal greco συμπἀθεια , sym patheia – “simpatia” provare emozioni con..) è un sentimento per il quale un individuo percepisce emozionalmente la sofferenza altrui desiderando di alleviarla. Atteggiamento comprensivo e soccorrevole verso uno stato penoso: umana cosa è l’avere compassione. Il concetto di compassione richiama quello di empatia dal

36 Torino Film Festival: Mandy di Panos Cosmatos, un viaggio psichedelico tra sangue e vendetta

Mandy di Panos Cosmatos è una delle scoperte presenti nella sezione After Hours viste al 36 Torino Film Festival. La pellicola è un patchwork citazionistico, un collage di un immaginario filmico e popolare degli ultimi trent’anni, in cui Nicolas Cage si cala letteralmente con la sua fissità interpretativa che riesce a valorizzarsi all’interno della fluidità dell’immagine. Il film risulta senza spazi vuoti, dove la lentezza delle sequenze dilata i tempi della visione e l’irrealtà delle immagini rende reale il viaggio filmico dello spettatore

36 Torino Film Festival: Ovunque proteggimi di Bonifacio Angius, un’elegia di due perdenti, opera poetica e intensa

Ovunque proteggimi di Bonifacio Angius è la sorpresa italiana del 36 Torino Film Festival. Presentato nella sezione Festa Mobile, l’opera terza del regista sardo racconta le vicissitudini di due anime perse e sole che si trovano per un breve momento dando senso alle loro vite. Un’opera tesa e compatta, senza sbavature, in cui l’occhio della cinepresa diventa attivo rendendo magmatica e fascinosa la visione filmica fino alla commozione finale del primo piano del protagonista, sconfitto e vittorioso allo stesso tempo

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