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70 Festival di Cannes: The Square, il ritorno di Ruben Östlund, il regista dell’acclamato Forza Maggiore (Concorso)

Ruben Östlund ritorna a Cannes, questa volta in concorso, dopo aver sconfessato il finto perbenismo borghese nel 2014 con Forza maggiore, vincitore del Premio della Giuria nella sezione Un Certain Regard. Allora come adesso il regista svedese usa un pretesto per mettere in crisi i suoi protagonisti borghesi dal buonismo nozionistico, svelandone il paradosso e la bassezza

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70 Festival di Cannes: Le Redoutable di Michel Hazanavicius, il discusso film sulla storia d’amore tra Jean-Luc Godard e Anne Wiazemsky (Concorso)

Le Redoutable è una pellicola assolutamente presuntuosa. Presuntuosa l’idea di imbastire un film su Godard ancora in vita, presuntuoso andare a toccare una sorta di mito intellettuale e cinematografico attraverso i ricordi di una ex moglie. E soprattutto presuntuoso per un regista di sicuro non geniale e talentuoso, andarsi a confrontare sullo stesso terreno con una figura indubbiamente rivoluzionaria

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35 Bergamo Film Meeting: The Good Heart di Dagur Kári

In The Good Heart trova conferma, oltre alla capacità dell’islandese Dagur Kári di tratteggiare personaggi sensibili e atmosfere in disfacimento, la particolare ossessione del regista per uno humour nero, dalle venature piuttosto acide, di cui molto spesso è qualche giovane personaggio maschile a farne direttamente le spese. A Bergamo lo abbiamo potuto constatare anche in un promettentissimo mediometraggio realizzato nel 2000, Lost Weekend, ugualmente incentrato su particolari forme di disagio giovanile, ambienti soffocanti (in questo caso un decadente, poco frequentato alberghetto), amori di breve durata e tragedie in agguato.

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35 Bergamo Film Meeting: Alba di Ana Cristina Barragán

Ripensando al concorso meritatamente vinto da Toril del francese Laurent Teyssier, l’altro lungometraggio del 35° Bergamo Film Meeting in cui avevamo ravvisato potenzialità interessanti è Alba di Ana Cristina Barragán. Il lavoro della giovane cineasta, appena trentenne, ci ha peraltro posto nuovamente in contatto con una cinematografia, quella dell’Ecuador, poco nota in Italia ma resa protagonista qualche anno fa, a Genova, di un bel festival interamente dedicato a essa. Fatta questa premessa, c’è da dire tuttavia che in Alba le promettenti istanze narrative e ambientali non trovano poi adeguato riscontro in un approccio registico meno incisivo e originale di quanto fosse lecito aspettarsi.

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35 Bergamo Film Meeting: L’ultima spiaggia di Thanos Anastopoulos e Davide Del Degan

L’ultima spiaggia è un fluviale documentario che il cineasta greco Thanos Anastopoulos, omaggiato al Bergamo Film Meeting ha realizzato a quattro mani con Davide Del Degan, brillante film-maker attivo a Trieste per cui rappresentare la tradizionale spiaggia del Pedocin e i suoi avventori ha significato in qualche modo giocare in casa. Trattasi, per chiarire, del noto bagno comunale con una prerogativa probabilmente unica in Europa, scherzosamente presentata dai suoi frequentatori come un’eredità dello stile di vita austro-ungarico: tenere separati all’ingresso uomini e donne, con un muretto lungo la spiaggia stessa a prolungare fin quasi in mare tale pudica ripartizione.

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35 Bergamo Film Meeting: I kóri di Thanos Anastopoulos

La quattordicenne Myrto vive sulla sua pelle le conseguenze della crisi finanziaria che ha investito la Grecia. Se la madre abita con un nuovo compagno, il padre, falegname, sembra essersi dissolto nel nulla perché impossibilitato a far fronte ai propri debiti. La giovane decide allora di vendicarsi a modo suo…
Costantemente in bilico tra l’aura della tragedia sociale e i paradigmi del cinema di genere, I kori – La figlia scandaglia la crisi economica greca in chiave noir. Eccellente lungometraggio datato 2013, in programma al Bergamo Film Meeting per l’omaggio a Thanos Anastopoulos

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35 Bergamo Film Meeting: Toril di Laurent Teyssier

Tra i film del concorso passati in questi giorni al 35° Bergamo Film Meeting, Toril del francese Laurent Teyssier è senz’altro quello che ci ha impressionato di più. Una storia di esasperazione, violenza e possibile riscatto sociale, dalla morale inevitabilmente amarissima, ma con un epilogo che inneggia comunque all’indomito e coriaceo spirito dei protagonisti, storia che l’autore ha voluto ambientare nei paesaggi assolati della Camargue.

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67 Festival di Berlino: On the Beach at Night Alone, in una mescolanza unica tra vita e arte si piange un amore perduto

Il cinema di Hong Sang-soo è uno spazio minimalista, leggero e sublime, aperto alle sovrapposizioni imperfette, alle variazioni dello sdoppiamento narrativo, al dialogo tra vita e arte laddove l’arte è una reinterpretazione della vita e la vita irrompe nell’arte in cerca di guarigione e conforto. Il suo nuovo film, On the Beach at Night Alone è la storia di un’attrice infelice al termine di una travagliata storia d’amore con un regista sposato

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67 Festival di Berlino: The Other Side of Hope di Kaurismäki, il nostro Orso d’Oro va a una storia di solidarietà

Quando nella sala del Palast cala il buio e la stanza si riempie della luce della speranza emanata dal cinema di Kaurismäki è chiaro, almeno per chi scrive, chi sarà l’Orso d’Oro di questa edizione. Con The Other Side of Hope, Kaurismäki torna a parlare nel suo linguaggio minimale e surreale di emarginati e di solidarietà, continuando il lavoro iniziato nel 2011 con Le Havre

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67 Festival di Berlino: il ritorno di Trainspotting T2

Rent, Sick Boy, Spud e Begbie, stesso regista (Danny Boyle), stessi attori e stesso autore (Irvine Welsh) vent’anni dopo, una generazione dopo. Boyle sfrutta tutte le occasioni formali e i linguaggi multimediali per voltare lo sguardo al passato e contestualizzare l’azione nel presente, riuscendo a strappare T2 dal rischio di essere un pallido e inutile prolungamento di un cult generazionale irriproducibile e ineguagliabile

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67 Festival di Berlino: Django apre il concorso a ritmo di ‘gypsy-swing’

Reda Kateb veste impeccabilmente i panni dell’artista dal baffo inconfondibile, nato in Belgio in una famiglia rom e apprezzato nella Parigi culla di cultura e plaisir. Django vive con la madre, interpretata da BimBam Merstein, e con la moglie Naguine (Beata Palya). Corre l’anno 1943 e Django è “invitato” (non pare abbia altra scelta) a compiere un maestoso tour in Germania, nonostante gli ufficiali nazisti considerino la sua musica degenerata

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28 Trieste Film Festival: The Woman and the Glacier di Audrius Stonys

Il documentario che abbiamo più amato, durante il 28° Trieste Film Festival da poco conclusosi, è senz’altro The Woman and the Glacier di Audrius Stonys: alla bellezza delle immagini girate dal regista lituano si alterna la riproposizione dei filmati di repertorio, che, dando vita a uno stimolante parallelo, raccontano di passate missioni scientifiche insediatesi nella stessa zona, ovvero un ghiacciaio in ritirata tra le alture del Kazakistan. Il risultato è un lavoro che riecheggia le migliori opere documentarie di Herzog, nel tessere quella trama preziosa in cui il dialogo tra l’elemento naturale e la presenza umana non è mai qualcosa di scontato.

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28 Trieste Film Festival: A Good Wife di Mirjana Karanović

All’ultimo Trieste Film Festival c’è stato anche un “esordio” che si attendeva con particolare curiosità: il debutto alla regia della grande attrice serba Mirjana Karanović, vero e proprio monumento della cinematografia balcanica, il cui carisma è noto anche alle platee internazionali per la sua partecipazione a film di autori importanti. Da La polveriera di Goran Paskaljevic a diverse opere di Kusturica, fino ad arrivare a Grbavica – Il segreto di Esma, che valse anche alla regista bosniaca Jasmila Zbanic l’Orso d’Oro a Berlino. L’esordio registico di un attore a volte convince, a volte no. Nel caso della Karanović l’accoglienza è stata pressoché unanime: una meritata ovazione, concretizzatasi poi nel Premio Trieste per il miglior lungometraggio in concorso.

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28 Trieste Film Festival: Anishoara di Ana-Felicia Scutelnicu

Una ispiratissima Ana-Felicia Scutelnicu ci introduce a questa sua elegia moldava in chiaroscuro attraverso un prologo di gusto fiabesco, mitologico: piccolo e penetrante esercizio di storytelling, affidato al volto scavato di un uomo. E a seguire le quattro stagioni, racchiuse in quattro segmenti narrativi con sullo sfondo Orheiul Vechi, uno degli angoli più caratteristici della Moldova grazie al canyon e ai monasteri rupestri che ne segnano inconfondibilmente il paesaggio. Anishoara è pertanto tra i più affascinanti lungometraggi, visti quest’anno al Trieste Film Festival.

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28 Trieste Film Festival: The Children Will Come di Ana Jakimska

Reso magnetico dall’ambientazione e dalle due bravissime interpreti, The Children Will Come è un piccolo film, inserito nel palinsesto del 28° Trieste Film Festival attraverso il programma Eastweek, che seduce lo spettatore grazie anche all’attento studio delle inquadrature e a quel montaggio fluido, armonico, da cui esce fuori un sintetico racconto iniziatico dalla morale asciutta e concreta. Un bel modo di fare cinema, quindi, per questa giovane e promettente regista macedone, Ana Jakimska, che pare stia già preparando il suo primo lungometraggio.

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28 Trieste Film Festival: Zoology di Ivan I. Tverdovsky

Film non scevro di intenti allegorici e di qualche spunto esistenzialista, Zoology mette in scena nella Russia di oggi la crisi profonda di una donna di mezza età, che vive male la propria condizione in un contesto antropologico determinato da rivalità tra colleghe, corruzione, intoppi burocratici, bullismo, atteggiamenti superstiziosi. Presentato in questi giorni, tra le “sorprese di genere”, al Trieste Film Festival.

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28 Trieste Film Festival: Un altro me di Claudio Casazza

Già vincitore del Premio del Pubblico allo scorso Festival dei Popoli di Firenze, accolto anche al 28° Trieste Film Festival con interesse e calore, Un altro me trae spunto dalla già eccezionale possibilità di interagire con alcuni carcerati, inseriti in uno speciale gruppo di lavoro finalizzato alla riflessione sul crimine da loro commesso e a un eventuale reinserimento sociale, per venire poi a comporre una galleria di modelli comportamentali e reazioni emotive piuttosto varia, sia dal punto di vista dei detenuti che da quello dei loro carcerieri.

Nightlife

28 Trieste Film Festival: Nightlife di Damjan Kozole

A metà tra perverso noir e dramma famigliare immerso in un degrado sociale profondo, benché delineato con rapide pennellate, il film dello sloveno Damjan Kozole sembra ripercorrere nella tipologia di situazioni affrontate dalla protagonista, moglie di un avvocato andato incontro a una insolita aggressione, certi stilemi del cinema rumeno contemporaneo

Farhadi

69 Festival di Cannes: Il cliente di Asghar Farhadi

L’originalità del cinema iraniano continua a gratificarci con opere sempre nuove e di notevole spessore, come Il cliente, scritta e diretta dal geniale Asghar Farhadi (Una separazione, Orso d’oro a Berlino e Oscar Miglior Film Straniero nel 2011) e presentata nel concorso ufficiale di Cannes 2016: la pellicola si è aggiudicata a pieni voti il Premio per la Miglior Sceneggiatura, di Farhadi stesso, e quello per il Miglior Attore, assegnato dalla Giuria al protagonista maschile Shahab Hosseini

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