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Qualcuno salvi la Regina – la recensione della seconda stagione di The Crown

The Crown riproduce accuratamente la Storia dal punto di vista della Regina, a volte ripetitivo nei gesti e negli usi e in balìa degli avvenimenti stessi, ma un punto di vista delicato e obiettivo nella ricostruzione degli eventi.

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La corona di Elisabetta si fa sempre più pesante. Una delle più giovani sovrane inglesi salite al trono, si trova a dover gestire uno Stato che non riesce a riprendersi dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il futuro è sempre più sbiadito e difficile da decifrare. Anche i più esperti capi di Governo inglesi non riescono a mantenere la rotta della ripresa economica e sociale del Paese, che si trova in poco tempo una delle prime crisi geopolitiche nel continente africano. Il canale di Suez, la tratta che vede come protagonisti indiscussi le aziende commerciali britanniche e francesi, viene improvvisamente controllata dalle istituzioni egiziane, che non ci pensano due volte a occupare le sedi principali delle compagnie. L’Inghilterra, temendo che il proprio prestigio venga macchiato da un evento simile, decide di intervenire con l’appoggio di Francia e Israele, ma le conseguenze non sono per nulla favorevoli. La Guerra Fredda si inizia a sentire, e a farne le spese è infatti il Governo di sua maestà.

La seconda stagione di The Crown riesce infatti a mischiare con estrema minuziosità le due facce della storia: quella con la “s” minuscola, che come già visto nella prima contrappone le due diverse facce di Elisabetta, la quale si trova a dover gestire il suo ruolo di sovrana con quella di madre/moglie; e quella con la “s” maiuscola, altrettanto problematica se si analizza il contesto piuttosto incerto che l’Inghilterra ha passato nel Dopoguerra. Perché mettere allora in relazione due aspetti che sulla carta dovrebbero rimanere isolati? La risposta sta nella condizione di crisi che sia la Regina che il suo Paese ha subìto in quel decennio. A introdurre questa connessione inevitabile dal punto di vista storico è una scelta narrativa azzeccata se si guarda l’intera stagione nel suo complesso. Elisabetta è sulla sua nave, in compagnia di Filippo. A stento si guardano, perché non si sente inizialmente alcun contatto tra loro. Lo spettatore non conosce il motivo, e da lì il racconto, per mezzo del flashback, ci svela la vera ragione del problema, che la Regina, per con mettere a rischio la monarchia, deve assolutamente affrontare, anche a rischio di oscurare la sua persona.

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La stabilità, termine che riecheggia per una buona parte della serie, è l’unica cosa che conta, e per mantenerla, è necessario che ci sia un compromesso tra i due. Un tempo, nelle monarchie assolute, questo vocabolo non era contemplato nel dizionario di un re, perché ciò che lui voleva automaticamente diventava legge, in quanto il suo potere proveniva direttamente dall’alto. Con lo Stato di Diritto, la vanità di un despota è stata sostituita dalla rappresentanza simbolica, un ruolo essenzialmente di facciata (non a caso, in una scena della serie, Elisabetta si definisce senza mezzi termini un burattino). Se la Corona ha dovuto adeguarsi ai tempi che corrono per cercare di avvicinarsi al mondo moderno e al suo popolo (aspetto in continua evoluzione, come si vedrà nel proseguo della narrazione), nel caso della Storia questo non è avvenuto. I capi di governo che si succedono in questa stagione sono personaggi rinchiusi nel passato, con un pensiero arcaico e molto più vicino all’assolutismo che a una visione democratica.

L’intervento in Egitto, giusto per citarne uno, è stato compito solo per aumentare l’ego del Premier, oscurato dall’ombra del suo predecessore Winston Churchill. I governanti britannici dell’epoca, seppur con una cultura invidiabile, non hanno saputo compiere i giusti passi per sostenere lo Stato, sorretto con un filo teso e che rischia di strapparsi da quella che dovrebbe essere una figura lontana dalla politica, per istruzione e per il potere che esercita: la Regina. Per questo motivo, se si ha l’impressione di essere davanti a un racconto seriale che riproduce solo la noiosa vita di corte di un sovrano di decadenza, si dovrà ricredere in questa seconda, straordinaria, stagione. The Crown riproduce accuratamente la Storia dal punto di vista della Regina, a volte ripetitivo nei gesti e negli usi e in balìa degli avvenimenti stessi, ma un punto di vista delicato e obiettivo nella ricostruzione degli eventi.

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  • Anno: 2017
  • Durata: 2 stagioni
  • Distribuzione: Netflix
  • Genere: storico, drammatico
  • Nazionalita: UK, USA
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