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Le fanta-avventure del dottor Quatermass, tra astronavi atomiche e vampiri spaziali

Segnali dall’universo digitale. Rubrica a cura di Francesco Lomuscio.

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Tutto ha avuto inizio nel 1953, quando la mente dello scrittore e sceneggiatore inglese Nigel Kneale partorì la figura del brillante scienziato Bernard Quatermass, totalmente dedito alla scienza ed insofferente non solo alla burocrazia, ma anche alla rigida mentalità militare.

Un personaggio che, insieme all’arcinoto Doctor Who, ha segnato la storia della fanta-televisione britannica dal momento in cui, con le fattezze di Reginald Tate, fece la sua apparizione nella serie in sei puntate per BBC intitolata The Quatermass experiment, per poi tornare nel 1955 nella continuazione Quatermass II, interpretato, però, da John Robinson.

Due serie da cui la Hammer Film Productions derivò altrettanti lungometraggi cinematografici: L’astronave atomica del dottor Quatermass e I vampiri dello spazio, rispettivamente datati 1955 e 1957, entrambi diretti da Val Guest e con Brian Donlevy nei panni del protagonista.

Anticipando non pochi aspetti della successiva fantascienza su celluloide, il primo parte da un razzo di sua invenzione che si schianta sul suolo dell’Inghilterra per lasciar poi uscire non tre membri dell’equipaggio, ma soltanto un astronauta che, in evidente stato di shock, viene soccorso e portato in ospedale senza che nessuno immagini si stia trasformando in qualcosa di decisamente lontano dalle figure umane.

Qualcosa di affamato, mostruoso e tentacolare che fa la propria entrata in scena dopo la lunga attesa accompagnata dalla progressiva trasformazione, rivelando l’impronta horror ancor più accentuata all’interno del plot della pellicola successiva, girata in bianco e nero come la precedente.

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Infatti, è sicuramente l’influenza del super classico L’invasione degli ultracorpi concepito nel 1956 da Don Siegel ad essere avvertita nel corso della vicenda riguardante una terribile realtà che si cela dietro un’installazione industriale fuori dalla città di Londra.

Installazione in apparenza destinata a produrre alimenti, ma, in realtà, legata all’arrivo di entità aliene che, una volta entrate nell’atmosfera terrestre, si impadroniscono della volontà delle loro prede, apparendo, in un certo senso, in qualità di varianti delle tematiche zombesche relative alla manipolazione della mente.

Anche se, con Quatermass incarnato da Andrew Keir, a regalare il grosso della spettacolarità è il terzo film per il grande schermo: L’astronave degli esseri perduti, messo in piedi nel 1967 da Roy Ward Baker – in seguito rimasto noto per titoli dell’orrore del calibro di Vampiri amanti e Barbara, il mostro di Londra – e tratto dalla serie televisiva Quatermass and the pit che, trasmessa tra il 1958 e il 1959, vide André Morell quale interprete principale.

Un film girato a colori e che avvicina ancor di più il racconto alla paura su celluloide, inscenando le visioni terribili di esseri deformi e simili agli insetti scatenate da una misteriosa forza invisibile dopo che, presso la stazione londinese di Hobbs End, viene rinvenuto uno strano scafo apparentemente vuoto al proprio interno.

Un film che, insieme ai primi due, viene reso disponibile da Pulp Video (www.cgentertainment.it) attraverso il cofanetto The Quatermass collection, comprendente tre dvd e contenuti speciali spazianti da gallerie fotografiche a trailer e manifesti.

La stessa Pulp che ha in catalogo anche Quatermass conclusion – La Terra esplode, firmato da Piers Haggard nel 1979.

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