35 Torino Film Festival: Most beautiful island, l’esordio della madrilena Ana Asentso, un film non indimenticabile ma non del tutto deprecabile

Buon senso estetico ma una sceneggiatura non sempre fluida, per un'opera d'esordio non indimenticabile ma nemmeno del tutto criticabile

  • Anno: 2017
  • Durata: 80'
  • Genere: Drammatico, Thriller
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Ana Asensio

Most beautiful island segna il debutto alla regia dell’attrice spagnola trentanovenne Ana Asensio, che dirige e interpreta il suo lavoro, realizzando un prodotto modesto e non indimenticabile ma non del tutto deprecabile. Presentato al Torino Film Festival, il film della regista madrilena ha una struttura piuttosto semplice che si suddivide in due parti, una funzionale all’altra, abbastanza diverse e non troppo fluide tra loro. È un film che si lascia guardare, le cui vicende si dispiegano nell’ambito di un’unica giornata nella vita di questa donna, che non annoia in quanto per tutta la sua durata tende a un finale poi gestito abbastanza bene, sul quale si creano delle aspettative che vengono soddisfatte, ma è altrettanto vero che può essere considerato un esercizio abbastanza fine a se stesso, che al di là di questa suspense che si esaurisce a una prima visione, non lascia allo spettatore molto altro.

Nonostante la brevissima durata di ottanta minuti, la sceneggiatura non è sempre fluida, appare a tratti sconnessa, alcuni degli elementi in essa inseriti non hanno molto senso e sembrano posti soltanto al fine di suscitare una reazione immediata senza poi trovare coerenza con il resto della trama.

La prima parte è tutta incentrata sulla costruzione del personaggio della protagonista, del suo profilo biografico e psicologico, operazione che appare poco autentica e troppo impostata: non è tanto una caratterizzazione del personaggio approfondita, quanto una descrizione troppo palesemente funzionale a giustificare le sue scelte nella seconda parte del film, a renderlo coerente con le azioni che portano al finale, aspetto, questo, che non sarebbe di per sé un difetto, se qui non fosse agito in modo troppo elementare e evidentemente strumentale. La Asentio è bellissima e lo sa bene, così sfrutta pienamente le sue doti in un’opera che al di là del suo aspetto si percepisce comunque molto fisica, sensoriale, sia per quanto riguarda l’attenzione per i corpi che per ciò che concerne l’impatto visivo. L’autrice dimostra di avere un buon senso estetico, è notevole la fotografia e l’uso delle luci che descrivono una New York sulle cui strade e sulla gente che vi cammina e che le vive la Asentio si focalizza in modo particolare. Un’immagine ruvida piuttosto efficace, più negli esterni che negli interni.

Probabilmente la regista ha costruito la sceneggiatura partendo da elementi autobiografici, trattandosi della storia di un’attrice spagnola che cerca di integrarsi a New York, utilizzando poi per riempire, oltre che per per dare senso e coerenza alla narrazione, il cliché della delusione che attende gli immigrati che arrivano in America con chissà quali aspettative e si rendono conto che non rappresenta esattamente il sogno che si aspettavano, ma che si tratta di fare una gran fatica sia per integrarsi che per trovare un loro posto nella società. Insomma, come detto, non una visione imperdibile, ma un esordio anche godibile se non si ha il palato troppo fino, quella di Ana Asentio. Resta da vedere se sarà una meteora o se, come si spera, migliorerà nel continuare a sperimentarsi.

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