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Stasera in Tv

Stasera in tv su Iris alle 21 In nome del popolo italiano, il profetico film di Dino Risi con Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi

Dino Risi da quel genio che era, aveva capito tutto; aveva capito come sono davvero gli italiani, un popolo stolto che non merita nulla. In nome del popolo italiano è un giallo che ha in sé i toni grotteschi della commedia più amara e cinica, dove non si ride quasi per nulla

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Stasera in tv su Iris alle 21 In nome del popolo italiano, un film del 1971, diretto da Dino Risi. Protagonisti Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman.

Sinossi
L’integerrimo magistrato Bonifazi sospetta lo speculatore edilizio Santenocito di essere colpevole della morte di una studentessa. Fra i due si scatena un duello serrato, e quando Bonifazi avrà la prova dell’innocenza del suo “nemico”, la distruggerà. Santenocito, che l’aveva sempre fatta franca per le sue malefatte, per una volta pagherà con gli interessi.

Un altro film di Dino Risi del  ’71, sempre spaventosamente attuale. Un altro ritratto duro e impietoso dell’Italia, anche troppo – purtroppo – riconoscibile ancora oggi, nonostante Mani pulite, Prima e Seconda Repubblica. Un giallo che ha in sé i toni grotteschi della commedia più amara e cinica, dove non si ride quasi per nulla, ma si resta sconvolti dalla triste autenticità di personaggi che suscitano la stessa antipatia di certi politici attuali.

Dino Risi da quel genio che era, aveva capito tutto; aveva capito come sono davvero gli italiani, un popolo stolto che non merita nulla, come afferma con toni molto più volgari il medico che pratica le autopsie, e soprattutto aveva capito che il nostro paese ha paura di cambiare, e certe leggi imperfette e discutibili sono fatte a tutela di alcuni personaggi interessati più al proprio tornaconto personale che al bene della comunità.

Il magistrato protagonista, Bonifazi, idealista disilluso (un Ugo Tognazzi severo, scaltro e integerrimo, perfetto e sobrio nella parte) lo dice chiaramente nella desolazione di una spiaggia sporca e maltenuta, che denuncia l’incuria in cui versa il paese, nella scena del memorabile confronto col suo antagonista, l’imprenditore Santenocito, (un Vittorio Gassman superbo mattatore come al solito) appaltatore e intrallazzatore, spregevole personaggio arrogante, prepotente e meschino,  ingordo affarista senza scrupoli e morale, corrotto e corruttore, talmente cinico al punto da essere pronto a internare il padre anziano in una casa di cura, per eliminare un possibile testimone scomodo che non vuole mentire per coprirlo. Accusato e sospettato dell’omicidio di una prostituta d’alto bordo, ragazza disposta a vendersi a clienti facoltosi con il sostegno malsano e quasi indifferente dalla stessa famiglia, Santenocito farà di tutto per scagionarsi, coinvolto in uno scontro serrato e duro col magistrato incorruttibile e ostinato all’eccesso, deciso a metterlo in manette. E mentre crolla il palazzo di giustizia, che diventa inagibile, metafora di un sistema fallace, lento e ingolfato, che non funziona, colloqui e interrogatori avvengono in una caserma militare con gran disappunto di un borioso Santenocito, con una dialettica pungente e sagace che nelle commedie di oggi è sempre più difficile, addirittura impossibile trovare.

Bonifazi con tenacia riuscirà ad avere la meglio sul corrotto imprenditore, ma per vincere sarà costretto a perdere qualcosa di se stesso, consapevole che per sconfiggere il male, troppo spesso si è costretti ad usare le stesse armi. La sceneggiatura è forte e sapientemente costruita, serrata. L’ambientazione ottima, asciutta ed essenziale. Il finale è imprevedibile e inaspettato. Pessimista e quasi senza speranza, l’immagine grottesca di un popolo e della sua gente tutta uguale, omologata, condannata a rispecchiarsi in se stessa e di conseguenza, nella classe che la governa. Straordinario specchio dei tempi: da vedere e rivedere.

La partita tra Italia e Inghilterra è in realtà una partita immaginaria; infatti il film è del 1971, ma solo nel 1973 (il 14 giugno, a Torino) la nazionale italiana avrebbe finalmente vinto (2-0) la sua prima partita contro la nazionale inglese, con la quale del resto non giocava dal 1961. L’episodio immaginario fu quindi utilizzato dal regista come simbolico evento epocale in grado di scatenare entusiasmi e gesti sconsiderati. Intervistato negli anni di tangentopoli, ossia circa vent’anni dopo la realizzazione del film, Dino Risi ricordò di aver fatto questo film anche per riflettere già allora sull’ampiezza del potere discrezionale di cui i magistrati dispongono, e di cui forse talvolta potrebbero abusare in nome di un fine di giustizia che giustificherebbe l’uso di mezzi non ortodossi.

  • Anno: 1971
  • Durata: 103'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Dino Risi