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VISTI AI FESTIVAL

Qingnian (Festival di Roma 2009 In Concorso)

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youth

È possibile parlare di sotto-proletariato nella Cina paleo-capitalista dei giorni attuali? Sembrerebbe, di primo acchito, una contraddizione, giacché il paese in questione ha operato la più intransigente rivoluzione culturale comunista della storia, al paragone della quale i Sovietici apparivano dei traditori revisionisti. Eppure questo film (la cui traduzione italiana è “Gioventù“) che mette in scena una ricognizione della Cina periferica e rurale, pare proprio porre la questione in questi termini. Le vite dei giovani protagonisti della pellicola sono tutte irrimediabilmente connesse con la necessità di emanciparsi dalla miseria dilagante, un’urgenza questa che richiede qualsiasi tipo di azioni, comprese quelle illegali. Tutto è dramma, squallore, desolazione. La povertà e la mancanza di strumenti culturali per l’analisi della situazione rendono le vite di questi giovani cinesi insulse e irrisolte.

Sotto-proletariato è un concetto che viene alla mente soprattutto perché in alcune sequenze sembra proprio di rivedere i borgatari di Pietralata del Pasolini di “Accattone”. Le periferie sono le medesime (soprattutto gli esterni), i gesti pure. La scena finale, in cui uno dei protagonisti – dopo aver provato, fallendo, la via illegale per emanciparsi economicamente – vaga, spettrale, in una via periferica con una busta in mano (ripreso con un carrello laterale), ricorda inequivocabilmente Franco Citti.

La questione è: la colonizzazione del capitalismo globale ha azzerato in Cina il valore del lavoro agricolo. Che futuro avranno centinaia di milioni di cinesi non ancora integrabili, per motivi culturali, sociali, politici, all’interno dei nuovi circuiti economici?

Luca Biscontini

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