58 Festival dei Popoli: El pacto de Adriana di Lissette Orozco, una preziosa testimonianza della dittatura di Pinochet

El pacto de Adriana è un lavoro maturo, compatto, teso e coinvolgente, ancor più sorprendente se si pensa che è stato realizzato da una regista esordiente. Un film necessario, da vedere e da far vedere, in cui convivono la dimensione pubblica e storica di una nazione non pacificata

  • Anno: 2017
  • Durata: 96'
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Cile
  • Regia: Lissette Orozco

Dopo essere stato presentato all’ultima edizione della Berlinale nella sezione Panorama, il lungo d’esordio di Lissette Orozco arriva in Italia grazie al Festival dei Popoli che lo ha inserito in Effetto Domino, categoria in cui sono state raccolte opere che si focalizzano sulla trasformazione del potere contemporaneo.

El pacto de Adriana è incentrato su una vicenda che coinvolge da vicino la giovane regista ma che riguarda anche il suo Paese, una dimensione quindi sia pubblica che privata su una delle pagine più terribili, controverse e dolorose della recente storia cilena. Una nazione ancora afflitta e martoriata da una ferita profonda e dolorosissima, inflitta dal regime di Pinochet, che a distanza di qualche decennio è ancora lontana da risanarsi e cicatrizzarsi.

Girato e realizzato nel corso di qualche anno El pacto de Adriana è un lavoro d’indagine documentaria che prende origine dal vissuto della giovane film-maker che all’inizio racconta di quand’era bambina, della sua famiglia e delle visite della zia Adriana, da tempo emigrata in Australia e accolta ogni volta dai parenti in festa in occasione dei suoi rientri a Santiago del Cile. Divenuta ormai adulta Lissette viene a sapere che l’amata zia, uno dei punti di riferimento della sua infanzia, è stata accusata di aver fatto parte della DINA, la famigerata polizia politica di Pinochet, e di aver preso parte agli interrogatori e alle torture inflitte ai detenuti e agli oppositori del regime. Lissette decide quindi d’imbracciare la videocamera e di indagare sul passato della zia, dando il via a un fitto e serrato dialogo con la donna che nega con forza ogni suo diretto coinvolgimento e sostiene di aver ricoperto un semplice ruolo da segretaria e di essere stata perfino all’oscuro delle torture e delle uccisioni di cui si sono macchiati i membri della DINA. Nell’intenso confronto con la zia, Lissette, coinvolta in prima persona in questo viaggio a ritroso, deve fare i conti col proprio vissuto, con le sue debolezze e fragilità acuite dalla componente emotiva. Un’indagine oscura e dolente che fa assumere al documentario i connotati di un thriller dell’anima in cui i legami affettivi mutano e s’incrinano fino a spezzarsi.

L’autrice non si sottrae alla ricerca della verità, si mette in gioco in prima persona per scoprire chi sia realmente sua zia, per comprendere come sia possibile che una delle figure cardine della sua giovinezza abbia potuto rendersi complice di crimini così turpi e efferati. Se in un primo momento il dialogo tra le due donne si svolge vis-à-vis (durante una delle sue visite a Santiago le autorità cilene proibiscono a Adriana di allontanarsi dal paese in attesa che venga chiarita la sua posizione), poco più avanti il confronto e l’”intervista” procedono via Skype, in seguito alla fuga della zia che si rintana nuovamente in Australia per evitare l’imminente processo. La donna sembra essersi costruita una sua verità di comodo, ripete di essere stata sempre all’oscuro di quanto avveniva nei centri di detenzione del regime. La sua sembra essere una messa in scena ad uso e consumo della nipote e dei familiari. Una sceneggiata fatta di pianti, lacrime, urla e gesti plateali che faticano a nascondere la terribile verità che emerge dal suo passato. Nel corso della sua indagine Lissette ha modo di confrontarsi con altre donne che sono state colleghe di Adriana ai tempi della DINA, con un pentito ex membro della medesima organizzazione e con esperti di quel determinato periodo storico che si dicono certi del pieno coinvolgimento della donna nelle azioni più violente e indicibili compiute dalla polizia segreta cilena.

El pacto de Adriana è un lavoro maturo, compatto, teso e coinvolgente, ancor più sorprendente se si pensa che è stato realizzato da una regista esordiente. Un film necessario, da vedere e da far vedere, in cui convivono appunto la dimensione pubblica e storica di una nazione non pacificata e quella privata di una giovane donna e di una famiglia scossa e turbata dal disvelamento di un segreto scioccante con cui è davvero arduo fare i conti.

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