120 battiti al minuto di Robin Campillo, il film insignito del Gran Premio della Giuria a Cannes, arriva nelle sale italiane

Insignito del Gran Premio della Giuria all’ultimo Festival di Cannes, 120 battiti al minuto di Robin Campillo, il film che rievoca il periodo di massima diffusione dell'Aids, quello degli anni '90, arriva nelle sale italiane

  • Anno: 2017
  • Durata: 135'
  • Distribuzione: Teodora Film
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Robin Campillo
  • Data di uscita: 05-October-2017

Insignito del Gran Premio della Giuria all’ultimo Festival di Cannes, 120 battiti al minuto di Robin Campillo ruota intorno al tentativo attuato da alcuni giovani parigini nei primi anni novanta di diffondere la consapevolezza sulla preoccupante diffusione del virus dell’hiv, che conduce alla tristemente nota sindrome da immunodeficienza acquisita e in breve alla morte. Quatto nuovi membri, fra cui il giovane Nathan, sono introdotti nell’ala di Parigi di ACT UP (quasi fosse una seduta dagli alcolisti anonimi), associazione che si occupa d’illuminare una piaga sociale che sta mietendo vittime specie fra i giovani omosessuali, in ciò scontrandosi con l’omertoso silenzio delle autorità, che tutto desiderano meno uno scandalo sui gusti sessuali di una parte della gioventù francese. Aspri confronti si consumano all’interno dell’assemblea, come in ogni spazio pubblico che si rispetti: contrasti relativi al miglior modo di rivelare al mondo quanto sta avvenendo; ricorrendo ora al dialogo, ora alla lotta.

Rinunciando per lunghi brani alla musica, il regista non punta su quella né sul montaggio per costruire un ritmo ossessivo e forsennato; piuttosto lascia il tempo della realtà parlare da solo (quello della realtà cinematografica, s’intende), attraverso un suo andamento peculiare che spesso non segue la logica narrativa del racconto. Robin Campillo non ha dunque fretta di giungere ad una conclusione e lascia il tempo dilatarsi tanto da riempire e saturare lo spazio della narrazione. Ad unificare un’impostazione tanto libera, dove la regia almeno in parte rinuncia a manipolare la realtà e sceglie invece di lasciarla liberamente scorrere senza quasi intermediazioni (si veda il tal senso l’ultimo terzo abbondante); a conferire coerenza ed unità a tale scelta registica e a raddensare l’opera nel complesso, sono i complessi legami sentimentali e personali che intercorrono fra i personaggi: alcuni, come si diceva, più inclini a forme di protesta più leggere come la disubbidienza civile; altri, invece, richiedono azioni più incisive e plateali che scuotano l’apatia della società. Preso fra le opposte fazioni è apppunto Nathan il quale, pur nello sbandamento e nella confusione momentanea, intreccia una relaione col focoso e ardimentoso Sean, le condizioni di salute del quale vanno si aggravano via via.

I due filoni narrativi, quello sentimentale e quello civile, viaggiano ora di conserva, sin ad un finale prevedibile, ma non perciò ricattatorio. La macchina da presa, e qui risiede un suo grande merito, riesce a trasmettere il calore, il sentimento e l’ansia di vita e quell’ostinato, eppur incosciente amour fou, che ancora animano questi giovani e li spronano a lottare, contro ad una società e ad una sorte avversa; contro alle quali, però, val sempre la pena di opporsi e di combattere. Il regista catturare e rendere contagioso il desiderio di vivere e di muoversi, di ballare e di cantare che anima i giovani protagonisti: al di là di tutto, dell’indifferenza mista a disprezzo ai quali sono oggetti e al di là e contro alla malattia stessa. Così, come mostra il finale, la morte non coincide con la fine d’ogni cosa, ma con una nuovo, fiducioso e speranzoso inizio.

120 battiti al minuto rivela dunque una particolare attenzione al racconto della tematica omosessuale e lesbica, trattata, fra gli altri, da François Ozon lungo quasi tutto il corso della sua filmografia, da Xavier Dolan, col recente Juste la fin du monde, nonché, con una ben diversa sensibilità femminile da Celine Sciamma con Tomboy, oltre al dolente e appassionante La vie d’Adèle di Kechiche. Una menzione speciale va infine ad Adèle Haenel, unica attrice circondata da personaggi maschili, nel ruolo di una combattiva e pugnace attivista di ACT UP-PARIS. Il titolo si riferisce al numero medio di battiti cardiaci al minuto.

GUARDA IL TRAILER >>



Condividi