Finalmente in sala, grazie a CG Entertainmnet,The whispering star, il suggestivo film di Sion Sono

CG Entertainment distribuisce The whispering star di Sion Sono come evento speciale in sale selezionate a partire dal 1 ottobre

  • Anno: 2015
  • Durata: 100'
  • Distribuzione: CG Entertainment
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Giappone
  • Regia: Sion Sono
  • Data di uscita: 01-October-2017

Un rubinetto che perde nel silenzio. Lento, ininterrotto, una goccia stanca cade e attende la successiva, scandisce il trascorrere di giorni identici nel contesto apparentemente inanimato e sterile di una casa che vola attraverso il cosmo. Inizia così The whispering star, il viaggio che Sion Sono ci fa intraprendere lungo l’universo ipotetico di un futuro non troppo improbabile; un mondo divenuto più tranquillo dopo che la gran parte del genere umano è riuscita ad autodistruggersi e quella rimasta è diventata una specie a rischio di estinzione. Sul riecheggiare forte dell’eco del disastro nucleare che ha colpito Fukushima e altre città del suo Paese, a testimoniare quanto il futuro rappresentato possa non essere così lontano, il regista giapponese posa il suo e il nostro sguardo su ciò di cui l’essere umano è stato, è, e può essere capace. Quello che ci mette davanti è un universo che siamo riusciti a esplorare, conoscere e abitare, ma nel quale siamo rimasti pochi e soli, incredibilmente soli, in cui l’80% della popolazione è ormai costituita da macchine. E sono proprio due macchine le uniche forme di vita(non è una svista linguistica definirle tali) ad abitare la nave spaziale adibita al trasporto e alla consegna di pacchi; pacchi che gli esseri umani rimasti, ancora si inviano l’un l’altro attraverso distanze enormi, dove le dimensioni di tempo e spazio che li separano sono ormai gigantesche ma viene mantenuta la possibilità di continuare a percepire quella distanza, quasi fosse essenziale per dare valore a ciò che rimane delle relazioni e dei legami tra le persone. Se lo chiede Yoko Suzuki, l’androide femminile che li consegna e che ci accompagna in questo viaggio triste, mentre attraversa lo spazio e progressivamente si incuriosisce su questa specie, come mai, avendo a disposizione il teletrasporto, l’essere umano scelga ancora di desiderare e attendere oggetti separati dalla distanza.

Chissà perché lo fanno, si domanda, e da sola conclude che il progresso, l’avvento di tecnologie sempre più evolute, abbiano apportato all’uomo comodità e facilitazioni pratiche sempre maggiori, che peraltro sono cresciute in maniera proporzionale alla perdita di interesse e di motivazione a esplorare, della curiosità verso altro da sé, un impoverimento progressivo che ha comportato un ingravescente cambiamento di percezione del tempo e dello spazio e un conseguente regresso emotivo. E allora forse il continuare a mandarsi reciprocamente dei pacchi attraverso distanze siderali può essere una reazione a questo dominio della tecnologia sull’emotività, probabilmente un rispondere alla necessità di “far battere ancora il cuore dall’emozione”. Così si risponde alla fine della sua riflessione. Ed è proprio la distanza ad assicurare il battito, l’assenza, la mancanza. E quindi il bisogno. Così Sion Sono, attraverso le elucubrazioni del suo androide curioso e riflessivo, ci comunica l’idea di un uomo animato da bisogni e desideri, dalla necessità di colmare i vuoti creati dall’assenza, proteso verso ciò che non ha. Che per quanto impoverito, solo, lontano da se stesso, per quanto abbia sprecato gran parte del suo enorme potenziale, rimane capace di spingersi nella direzione dei suoi bisogni, e può farlo soltanto nel momento in cui può percepirli, quei bisogni. Ecco perché è necessaria la distanza. È un carburante che alimenta il senso di mancanza, che alimenta l’urgenza di coprirla, e mantiene viva la spinta a raggiungersi reciprocamente, a non sentire più il dolore indotto dall’assenza. Ed è esattamente quello a emozionare, la ricerca di reciprocità, il bisogno di questa, animato dalla distanza stessa. Un sistema chiuso che si autoalimenta. E assicura forse la sopravvivenza. Perché per quanto lontani, soli non possiamo sopravvivere. Uno dei tanti segnali che nel film lasciano intravedere, nonostante tutto, una speranza per questo genere umano così stolto, incurante e autodistruttivo.

Una delle caratteristiche fondamentali di quest’opera, infatti, che la rende particolarmente efficace, è proprio il contrasto tra due dimensioni descritte meravigliosamente in modo talmente incisivo ed evocativo da darcene quasi una percezione reale, tra la rappresentazione di una infinita solitudine, sottolineata e messa in risalto da un’altrettanta sconfinata desolazione , e la continua presenza di elementi che testimoniano comunque la presenza di calore, che danno l’idea che per l’uomo ci sia ancora la possibilità di non finire nel nulla, di non sprofondare nell’oblio, come dei focolai che in fin dei conti non sono così facili da spegnere, che sono rimasti lí, anche sotto le macerie, come vulcani silenti, che ci sono sempre stati, che al di là di tutto sono prerogativa dell’uomo e tali restano, potenziali che espressi potrebbero forse salvarlo da se stesso. Tale contrasto ha una resa perfetta grazie alla cura di ogni particolare e alla capacità del regista di stimolare in modo diretto la sensorialitá dello spettatore, attraverso un impatto visivo potentissimo, esaltato dal bianco e nero e da meravigliose riprese esterne dei vari pianeti sui quali la nave fa tappa per le consegne, e mediante uno splendido utilizzo del suono, che da solo é una componente fondamentale del film. É un suono che riscalda quello di quest’opera, di cui si sente il bisogno, per potersi sentire meno soli, facendo strisciare un ramo sul suolo, o conservando per chilometri sotto una scarpa una lattina che “suona bene”.

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Utlima modifica: 5 Ottobre, 2017



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