Neve Nera: un dramma familiare nel tipico stile della nouvelle vague argentina, con una lenta discesa negli inferi dell’animo umano

Nella pellicola diretta da Martin Hodara la tragedia prende corpo con una sapiente miscela di azioni e inquadrature classiche del thriller d’autore

  • Anno: 2017
  • Durata: 90'
  • Distribuzione: Movies Inspired
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Argentina, Spagna
  • Regia: Martin Horada
  • Data di uscita: 24-August-2017

Il cinema argentino a partire dall’ irrompere sulla scena di Juan José Campanella, Il segreto dei suoi occhi, non ha mai smesso di cimentarsi nell’indagine delle pieghe della coscienza dell’uomo cercando di metterne in rilievo i contrasti, le contraddizioni e le assoluzioni. È un po’ il compito di cui si fa carico Neve Nera, che  si avvale dell’interpretazione di alcuni degli esponenti più carismatici del panorama cinematografico biancoceleste quali Ricardo Darin, ”Salvador”, e Leonardo Sbaraglia, ”Marcos”. Sono loro i protagonisti principali, insieme alla spagnola Laia Costa, “Laura”, di una trama che prende avvio in una remota e claustrofobica, a dispetto delle riprese aeree e dei numerosi campi lunghi, zona della Patagonia. Marcos vi è appena arrivato con sua moglie Laura, incinta del loro primo figlio, e il compito di seppellire l’urna con le ceneri del padre nella boscaglia accanto al punto dove molti anni prima morì, in un incidente di caccia, Juan, il suo fratello più piccolo. Un vecchio amico di famiglia, Sepia, un avvocato, notifica loro che ci sono dei compratori che per scovare il petrolio sotto l’intera proprietà sono disposti a pagare fino a 9 milioni di dollari. L’offerta è allettante e la coppia la prende seriamente in considerazione, ma il loro assenso non basta, ci vuole anche quello di Salvador, il fratello più grande di Marcos. Incolpato dal padre di aver sparato a Juan, vive ormai da decenni isolato nella vecchia abitazione di famiglia e non ha alcuna intenzione di muoversi da lì.

In un ambiente naturale, figlio del gelido inverno e della forza di una natura che sembra anch’essa non aver dimenticato i fatti di un tempo, Marcos e Laura raggiungono Salvador nel tentativo di convincerlo ad addivenire alla vendita.

Risalgono la strada con il vecchio fuoristrada del padre, con la sua Luger nascosta nel cruscotto e con i fantasmi del passato che cominciano a prendere corpo e a intrecciare i loro ricordi con il presente. Inesorabili si muovono per scavare nella memoria dei protagonisti, compresa quella di Sabrina, la sorella che vive in un Istituto psichiatrico e che da tempo ha ceduto i pensieri alla follia.

C’è quasi qualcosa di gotico nel ritratto di famiglia che la macchina da presa di Martin Horada cadenza pedissequamente. La banalità del male, che Laura scopre, scorre in una pellicola che sembra non voler prendere posizione ma solo descrivere. I dettagli sovrastano i primi piani e rivelano, avvolti nella fotografia calda e ipnotica di Arnau Valls Colomer,  l’inconfessabile che la sceneggiatura, scritta da Leonel D’Agostino e lo stesso Horada, fa trapelare quando il passato e il presente si fondono definitivamente e non si può più barare ma solamente cercare un futuro per ricominciare.

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