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2018

Monolith: il thriller sui rischi del progresso tecnologico raccontato dai nuovi autori del cinema italiano

Presentato in anteprima al Science + Fiction Festival di Trieste, il film diretto da Ivan Silvestrini con Katrina Bowden, esce nelle sale italiane il 12 agosto, distribuito da Vision Distribution.

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Monolith è un progetto singolare per il mercato italiano. Da un soggetto di Roberto Recchioni (curatore di Dylan Dog e co-creatore di Orfani), il film è stato sviluppato in parallelo all’omonima graphic novel scritta dallo stesso Recchioni e Mauro Uzzeo, e illustrata da Lorenzo “LRNZ” Ceccotti edita da Sergio Bonelli Editore. Quest’ultima per la prima volta co-produttore del film insieme a Sky Cinema e Lock & Valentine. Nella realizzazione del film sono stati coinvolti Ivan Silvestrini come regista e Lorenzo Ceccotti alla scenografia.

Una macchina terribilmente sicura, la Monolith rappresenta l’apice della sicurezza su strada, un mezzo pensato per proteggere i passeggeri sotto ogni aspetto. Un’intelligenza artificiale di nome Lilith gestisce l’intera automobile, dall’intrattenimento dei passeggeri alla guida automatica; per la prima volta il mezzo statisticamente più pericoloso, che tutt’ora è la causa maggiore di incidenti su strada, viene reso il più sicuro al mondo.

Il soggetto di Recchioni e la sceneggiatura scritta da Elena Bucaccio, Stefano Sardo, Mauro Uzzeo e Ivan Silvestrini, lavora su un concetto molto semplice, l’ossessione per la sicurezza. Una macchina così tecnologicamente avanzata da annullare qualsiasi tipo di pericolo che rischia di diventare una prigione per l’uomo. Uno strumento realizzato per essere un freddo calcolatore incapace di prevedere un’unica cosa, l’errore umano.

Sandra (Katrina Bowden) era una cantante di successo, leader del gruppo pop Hipstars. Dopo aver conosciuto e sposato il suo produttore discografico, ha deciso di cambiare vita e crescere suo figlio David di due anni. Durante un viaggio verso Los Angeles, suo figlio David si chiude per sbaglio al suo interno, ha solo due anni e non può liberarsi da solo. Intorno a loro il deserto, per miglia e miglia. Sandra deve liberare il suo bambino, deve trovare il modo di aprire quella corazza di acciaio, ed è pronta a tutto, anche a mettere a rischio la sua stessa vita.

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Monolith è una tecnologia ambigua a cui viene delegato ogni funzione dell’abitacolo: tutto deve rientrare nella norma prevista dalla macchina e non è permesso fare qualcosa di diverso come fumare una sigaretta.  Una voce rassicurante (una donna di nome Lilith) mette a proprio agio il guidatore che in realtà non ha il minimo controllo dell’automobile.

Non è un caso se la macchina è completamente nera e si staglia possente nel mezzo di un panorama desertico come il monolite nero di Kubrickiana memoria (quando anche la locandina sembra continuare verso questa citazione), ma a differenza del film, qui la tecnologia non si rivolta contro l’uomo, ma è quest’ultimo, totalmente dipendente da essa, a sbagliarne l’utilizzo. In questo, la pellicola di Ivan Silvestri, è più vicino a serie tv come Black Mirror, dove il progesso tecnologico e il suo utilizzo sono la causa di forti destabilizzazioni nella società o dei sentimenti umani. Non è l’intelligenza artificiale a ribellarsi, ma la costante ricerca di sicurezza che cerchiamo nella tecnoglia a rendere pericoloso il suo utilizzo. In Monolith è coinvolta solo una madre, ma il messaggio mandato dagli autori si rivolge a tutti. Senza tecnologia e senza l’aiuto di cui siamo dipendenti, l’uomo è solo.

Insieme al lavoro realizzato sulla tecnologia (il lavoro sul concepimento e la realizzazione della macchina sono impeccabili, la Monolith è una macchina futuristica sotto ogni aspetto), la sceneggiatura si concentra anche sullo sviluppo del protagonista. Una mamma che non riesce ad accettare completamente il suo ruolo di genitore, messo in discussione perfino da suo figlio di due anni che la chiama solo con il suo nome, Sandra; un processo che giustifica l’ampio spazio dedicato alla sua presentazione, prima di arrivare al vero cuore del film, la battaglia ingaggiata da Sandra contro la macchina. La donna non sta salvando solo la vita di suo figlio, ma sta finalmente mettendo in gioco il suo ruolo di madre. Se durante la guida l’intelligenza artificiale è a tutti gli effetti un protagonista del film, la Monolith diventa presto un muto e insensato nemico contro cui Sandra non può nulla. Un momento di assoluta fragilità che mette la madre davanti un percorso imprevedibile, portandola a confrontarsi con sé stessa e le sue paure.

Un thriller teso e ansiogeno, dall’atmosfera mutevole e dalla scrittura precisa e studiata. La narrazione viene asciugata da ogni elemento superfluo al film, mettendo Ivan Silvestrini nella posizione di potersi esprimere al meglio. Anche se il film non è esente da difetti, il respiro internazionale di Monolith mette finalmente il cinema italiano davanti un progetto innovativo, capace di giocare su soggetti e idee nuove, attraverso autori giovani e capaci, simbolo di un lento ma inarrestabile processo di rinnovamento che cambia non solo il modo di fare film in Italia ma anche di produrli, impegnandosi nella realizzazione di pellicole più coraggiose e rischiose, anche dal punto di vista economico, a cui speriamo il pubblico sappia rispondere.

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  • Anno: 2017
  • Durata: 83'
  • Distribuzione: Vision Distribution
  • Genere: Thriller
  • Nazionalita: italiana
  • Regia: Ivan Silvestri
  • Data di uscita: 12-August-2017
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