Le dame e il cavaliere

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“Figure di vergini si offrono al drago per rincorrere il successo. Quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere. Per una strana alchimia, il Paese tutto concede e tutto giustifica al suo imperatore.  Mi domando, in che paese viviamo?”

Si apre così l’ultimo film inchiesta sulle vicende pseudo politiche che hanno riguardato il Presidente del Consiglio negli ultimi due anni.

Su uno schermo nero compaiono le parole di Veronica Lario, introducendo un documento basato sulle varie intercettazioni, foto e video effettuati con i cellulari. Dallo scandalo di “Vallettopoli” alla festa di Casoria, da Palazzo Grazioli a Villa Certosa, decine di ore di girato, raccolte in oltre cinque mesi; spiega il giornalista d’inchiesta e regista Franco Fracassi, “è stato un processo faticoso e al tempo stesso veloce per stare sempre dentro la notizia”.

Gli autori, Franco Fracassi, Andrea Petrosino, Andrea Annessi Mecci, Stefania Creatura e Luisa Sgarra, sono tutti giornalisti che hanno deciso di raccontare una storia in cui si descrive come il Presidente del Consiglio usi aggirare la Costituzione attraverso una radicale trasformazione della figura e delle caratteristiche del Parlamento finora conosciuti.

Prodotto dalla piccola casa di produzione “Telemaco”, Le dame e il cavaliere, (rischia di diventare fuori legge con la legge – bavaglio) che nessuno ha voluto distribuire per paura di possibili ritorsioni, è un film corale che, oltre alla collaborazione dei cinque giornalisti, ha visto coinvolte tante altre persone, molte delle quali non hanno voluto figurare nei titoli di coda.

Analizzando gli intrecci tra le vicende private e quelle pubbliche del Premier Berlusconi, Fracassi ascolta le testimonianze di ex-senatori e di eurodeputati di Forza Italia (Vernola e Guzzanti), ricostruisce le vicende riguardanti Noemi Letizia e Patrizia D’Addario, riporta diverse intercettazioni, fino a smascherare i “trappoloni” messi in piedi per screditare alcuni servizi.

A distanza di quattro anni da Zero – Inchiesta sull’undici settembre, Fracassi rimette in scena, attraverso documenti importanti e rimasti in ombra, una serie di testimonianze legate tra di loro da un file rouge che si presenta allo spettatore come incredibile riepilogo sugli ultimi avvenimenti riguardanti il Belpaese.

Un Paese che, come improbabile set televisivo, diventa lo scenario inverosimile, patinato e fittizio in cui si respira un’aria sempre più assuefatta ed accondiscendente a questo particolare sistema di potere, alternando le vignette alle telefonate, ed ai fumetti dichiarazioni scottanti.

Dopo cinque anni dal primo documentario sulla figura del Premier – “Quando c’era Silvio” (Beppe Cremagnani e Enrico Deaglio), poi il docu-fiction Shooting Silvio (Berardo Carboni) nel 2007, considerato il film manifesto di un nuovo cinema indipendente, fino ad arrivare all’ultimo feroce resoconto di Erik Gandini in Videocrazy (2009) – ora, con Le dame e il Cavaliere, l’Italia del ‘berlusconismo’ è quella in cui si assiste a paradossali corto-circuiti che riguardano gli organi istituzionali e chi vi partecipa, fino a confondere la realtà con la televisione ed il gossip con fatti realmente accaduti e documentati.

Da Drive In al Ministero delle Pari Opportunità è questa la strada che si compie per arrivare ad apparire, senza più distinzione, o in televisione o in politica.

Mentre Videocrazy – definito in Svezia (dove il regista italiano si trasferì venti anni fa) come horror-movie dell’anno – è costruito ad hoc perché una violentissima proliferazione di immagini sconcerti e disorienti lo spettatore, mettendo in scena la costruzione di un impero mediatico nato da un piccolo esperimento televisivo, fino ad arrivare ad una vera e propria rivoluzione culturale, ne Le dame e il cavaliere, lontano da qualunque velleità registica, si avverte la preoccupazione e l’urgenza di chi, in questo paese ci vive e vede messo in pericolo il proprio diritto di informazione.

“Siamo come delle schegge impazzite” dice Fracassi ed il film, realizzato al di fuori del sistema, racconta come la ‘pornocrazia’, così come la definisce Paolo Guzzanti, sia diventata imperante, portando gli sguardi a non distinguere più una velina da una deputata, una showgirl da un politico, ma mostrando, attraverso le varie testimonianze, come sia incondizionata la fedeltà a chi concede l’opportunità di diventare popolare.

Martina Bonichi

Utlima modifica: 26 Febbraio, 2015



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