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Barbara: quando Valerio Mastandrea e Marco Giallini si ritrovarono legati al letto

Segnali dall’universo digitale. Rubrica a cura di Francesco Lomuscio

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Ormai, a terzo millennio più che avviato, sono due dei volti più celebri della Settima arte tricolore, che hanno oltretutto avuto modo di apparire insieme nel giustamente acclamato e pluripremiato Perfetti sconosciuti, firmato nel 2016 da Paolo Genovese.

Entrambi romani, però, Valerio Mastandrea e Marco Giallini non solo sono attivi nell’universo dei fotogrammi in movimento dalla metà degli anni Novanta (anche se il secondo vanta addirittura una partecipazione al thriller Rorret di Fulvio Wetzl, datato 1988), ma condividono diverse delle loro esperienze risalenti agli esordi, tra L’odore della notte del compianto Claudio Caligari e L’anno prossimo… vado a letto alle dieci di Angelo Orlando.

Lo stesso Orlando che ebbe anche modo di dirigerli nel dimenticato Barbara, atipico esperimento su celluloide risalente al 1998 e che, decisamente avanti coi tempi per quanto riguarda la tipologia di spettacolo e determinate scelte narrative, viene oggi riscoperto su supporto dvd da Mustang Entertainment (www.cgentertainment.it), con sezione extra costituita dal trailer e da un’intervista di sette minuti al giornalista e critico cinematografico Marco Spagnoli.

Atipico per un semplicissimo motivo: in un’epoca in cui, ormai, la produzione da grande schermo italiana aveva del tutto abbandonato il genere e si era adagiata su commedie a base di nomi noti della risata e lungometraggi a tematica sociale, la oltre ora e venti di visione in questione propose la tutt’altro che consolatoria vicenda dei due amici avvocati Aldo e Pino (Mastandrea e Giallini, appunto), destinati a ritrovarsi legati ad un letto con delle manette a Torino dopo aver deciso di provare le pratiche sentimentali un po’ ardite messe in atto dalla misteriosa donna del titolo.

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Una situazione che, una volta superato il breve prologo, viene tirata in ballo per essere dilatata, poi, all’intera durata dell’operazione, accentuandone l’impostazione teatrale che consente di valorizzare ulteriormente la lodevole prova sfoggiata dai due bravi protagonisti, intenti in ogni modo a cercare di liberarsi.

Perché, mentre Aldo cerca di mantenere la calma, Pino non rinuncia ad improvvisi scatti di collera, grotteschi quanto l’assurda varietà di personaggi che cominciano ad entrare ed uscire dall’appartamento.

Personaggi che vanno dalla folle Giusi interpretata da Elisabetta Larosa, sorta di bambina troppo cresciuta (o, al contrario, di adulta rimasta fanciulla), all’indiano in possesso delle fattezze del Massimiliano Bruno affermatosi qualche anno più tardi come sceneggiatore e regista, tra un Nessuno mi può giudicare e un Beata ignoranza.

Senza contare la cocainomane Serena alias Jacqueline Lustig, la quale regala anche un sexy spogliarello, e il Carmine cui concede anima e corpo il Fabio Ferri che ha collaborato, inoltre, con il Daniele Silvestri qui autore della colonna sonora.

Il Silvestri che concede anche un breve cameo in uno dei momenti più surreali dell’insieme, che, in mezzo a risate e tragedia dietro l’angolo, non sembra celare neppure un certo attacco nei confronti della televisione e del suo potere di distrarre le persone dalla realtà.

Aspetto deducibile anche dalla presenza di Armando De Razza nei panni di tale Ignazio Zucca, nella finzione del racconto famoso nome legato al piccolo schermo.

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