Locarno 70 (Concorso): Gemini di Aaron Katz, neo noir al femminile in una riuscita rivisitazione del genere

Siamo dalle parti del neo noir con Gemini. Il giovane regista Aaron Katz, già al suo quinto film, racconta una storia con tutti gli stilemi del genere. Inoltre, citazioni dal cinema di Brian De Palma, ma anche dal Paul Schrader di American Gigolò e ovviamente al noir più classico

  • Anno: 2017
  • Durata: 93
  • Genere: noir
  • Nazionalita: Usa
  • Regia: Aaron Katz

Gemini di Aaron Katz, in concorso al Festival di Locarno, inizia in media res: in una Los Angeles notturna la giovane attrice Heather (Zoë Kravitz) delega la sua assistente personale Jill (Lola Kirke) per rispondere al telefono all’ex fidanzato Gavin – che ha lasciato perché stanca di lui – oppure inviarla in sua vece dal regista dell’ultimo film per comunicargli l’abbandono.

Heater è bizzosa e volubile e Jill è quasi una figura parentale, una sorta di sorella maggiore. Il rapporto tra le due donne è fatto di complicità e piccoli tradimenti. Heather abbandona Gavin inseguita dai paparazzi interessati alla sua storia con Tracy in un amore lesbico esplicitato nello sviluppo narrativo. E non stupiscono nemmeno le minacce continue che riceve da colleghi, dall’ex amante. E l’apparizione improvvisa di una fan che vuole parlare con la sua “diva”, introduce immediatamente un elemento di straniamento e di aspettative di eventi futuri. La suspense è costruita durante tutta la prima parte notturna del film per giungere alla prima svolta della pellicola quando Jill trova Heather morta a casa sua.

Inizia così una seconda parte diurna in cui Jill è la principale sospettata dell’omicidio e dove lo spettatore assiste alla detection svolta dalla protagonista obbligata dalle circostanze per scagionarsi dalle accuse della polizia.

Siamo dalle parti del neo noir con Gemini. Il giovane regista Aaron Katz, già al suo quinto film, racconta una storia con tutti gli stilemi del genere: dall’omicidio improvviso alla persona comune all’interno di un ingranaggio più grande di lei; dalle rielaborazioni delle luci e dei colori che passano dalla saturazione all’utilizzo del neon che sgrana l’immagine; dalla scenografia di una Los Angeles tra il chiuso di palazzi anni Quaranta agli spazi architettonici moderni e alienanti. Inoltre, citazioni dal cinema di Brian De Palma, ma anche dal Paul Schrader di American Gigolò e ovviamente al noir più classico.

Katz compie però un doppio scarto nell’operazione di recupero del genere. Da un lato, la scelta di concentrare la sceneggiatura sul punto di vista strettamene femminile, dove i ruoli maschili sono secondari o di supporto: Gavin funge da causa scatenante agli eventi, fin dalla telefonata a Jill nella primissima sequenza; il tenente Ahn è l’elemento persecutorio che spinge in avanti Jill nella sua ricerca della verità; il regista Greg dona una chiave di lettura a Jill. Le donne sono quindi le vere protagoniste, così come la città di Los Angeles che diventa uno spazio femmineo, ambiguo, caldo, fatale in una trasposizione estetica tra finzione e realtà, dubbio e malessere.

Dall’altro lato, il regista americano agisce su un piano strettamente metacinematografico con Greg che diventa il suo alter ego all’interno della realtà filmica – sia fisicamente sia narrativamente – visto che Katz ci ha messo tre anni a scrivere la sceneggiatura e poi affidare il ruolo ad attrici come Lola Kirke, diventata famosa per Mistress America di Noah Baumbach e per la serie tv Mozart in the Jungle; o Zoë Kravitz, figlia del cantante Lenny Kravitz. Così Gemini diventa un film sul cinema, sul suo innato inganno della verità, sulla (ri)costruzione della realtà attraverso la verosimiglianza della messa in scena in cui è perfettamente – e semplicemente – rivelata nel finale.

Queste rielaborazioni sono innestate all’interno di una Los Angeles che si fa corpo emotivo e spazio scenico, dove il tema dei rapporti umani si basano sull’amore e il tradimento senza soluzione di continuità. E Aaron Katz, per allontanarsi dei suoi numi tutelari, lavora sul registro della sottrazione nella composizione dell’inquadratura e sulla semplicità della messa in scena, dove i pochi elementi visibili in Gemini divengono la rappresentazione di una realtà in cui l’ambiguità e la contraffazione sono elementi costituenti.

Utlima modifica: 6 Agosto, 2017



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