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Non bussate a quella porta e XX – Donne da morire: quando l’horror è femmina

Segnali dall’universo digitale. Rubrica a cura di Francesco Lomuscio

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Richiama inevitabilmente alla memoria il super classico Non aprite quella porta il titolo italiano del Don’t knock twice che, diretto nel 2016 da Caradog James, è il terzo lungometraggio confezionato dal regista gallese, dopo la commedia Little white lies e il fantascientifico The machine.

Nel caso di Non bussate a quella porta, però, non abbiamo famiglie di cannibali e armate di motosega, bensì una lugubre vicenda volta a prendere il via dalla leggenda urbana secondo cui una maledizione si scatenerebbe su chi bussa due volte ala porta di una determinata abitazione.

Abitazione che è qui quella di una casa abbandonata presumibilmente abitata da una vendicativa strega e alla quale, appunto, bussa una adolescente dalle fattezze della Lucy Boynton vista in Sing street, figlia di una tossicodipendente in recupero che, incarnata dalla Katee Sackhoff di Oculus – Il riflesso del male, ha trasformato la propria vita diventando una famosa artista.

Infatti, è sul progressivo rapporto di fiducia sviluppato dalle due che tende ad evolversi lentamente la oltre ora e mezza di visione; man mano che si parla della mitologia della Baba Yaga e che un sanguinario demone mutaforme non tarda a manifestarsi nei momenti meno aspettati.

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E non mancano rubinetti sgorganti sangue e persone sospese nell’aria nel campionario di situazioni volte allo spavento che, atte a condurre ad una fase pre-epilogo probabilmente debitrice nei confronti di quella del craveniano Nightmare – Nuovo incubo, non dimenticano neppure di tirare in ballo una spettrale figura femminile dai lunghi capelli lisci, come piace tanto agli orientali.

Anche se, in realtà, appare in qualità di miscela di tematiche proto-Babadook e influenze da parte del nostro cinema horror del passato (è sufficiente citare l’uso dello zoom e dei fuori fuoco tipici di Lucio Fulci e Mario Bava) l’insieme in questione, reso disponibile in una limited edition blu-ray da Koch Media, all’interno della sua collana Midnight Factory.

Limited edition che, corredata di trailer, quattro minuti sulla storia del film, due incentrati sugli effetti speciali, dodici di making of, quattro riguardanti la scelta del cast e tre relativi alla creatura protagonista, comprende un interessante booklet all’interno della custodia amaray inserita in slipcase cartonato; come pure XX – Donne da morire, altro inedito dell’orrore incluso nella collana.

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Trattasi di un’operazione antologica datata 2017, interamente concepita da donne e costituita da quattro episodi intervallati da surreali animazioni in stop motion realizzate da Sofia Carillo nello spirito di Jan Svankmajer e dei fratelli Stephen e Timothy Quay.

Operazione che apre sotto la regia della canadese Jovanka Vuckovic, la quale, attingendo da Jack Ketchum, non risparmia un omaggio televisivo a La notte dei morti viventi e una sequenza a base di cannibalismo; nel dichiarato tentativo di rievocare il sapore del popolare telefilm Ai confini della realtà attraverso il paranoico racconto di una famiglia il cui figlioletto ha visto qualcosa di oscuro nella scatola di un misterioso e inquietante passeggero di metropolitana.

Prima che, al suo debutto dietro la camera di ripresa, la cantautrice St. Vincent (ma qui si firma Annie Clarke) costruisca efficacemente tensione – ma con un pizzico d’ironia – nel portare in scena la Melanie Lynksey di Creature del cielo impegnata in ogni modo a non far scoprire l’improvviso decesso del marito, mentre gli amici della piccola figlia stanno arrivando in casa per festeggiarne il compleanno.

Un segmento scritto dalla stessa Roxanne Benjamin che dirige il successivo, veloce e caratterizzato da una struttura da slasher anni Ottanta nel mostrare il violento massacro perpetrato da una mostruosa entità ai danni di un gruppo di ragazzi, imbattutisi in strane pitture rupestri durante un’escursione nel mezzo della natura.

Anticipando la conclusione che, affidata alla Karyn Kusama autrice di Jennifer’s body e The invitation, guarda in maniera evidente al capolavoro polanskiano Rosemary’s baby – Nastro rosso a New York (ma ricordando vagamente anche il Bobby che chiudeva Notte di morte di Dan Curtis) concentrandosi su una madre destinata a scoprire la mefistofelica paternità dello strano figlio, ormai adolescente.

Il trailer, diciotto minuti di interviste e tre di featurette completano il disco nella sezione extra.

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