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Sabaudia in festival con la commedia italiana, e nel ricordo di Paolo Villaggio

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L’evento sarà dall’8 al 15 luglio presso gli spazi della piazza del comune di Sabaudia: torna insomma, e proprio a viva voce, il festival della commedia italiana. E sarà certamente un Sabaudia anche con il ricordo vivo della scomparsa di Paolo Villaggio, avvenuta proprio nei giorni della vigilia dell’evento. Ricky Tognazzi, direttore artistico insieme a Simona Izzo del SabaudiaFilmCommedia, ha ricordato:   “… e mi piace oggi pensare anche che il nome Ugo, che Villaggio ha adottato per la sua strepitosa, intelligente maschera cinematografica, sia un po’, in qualche maniera, un omaggio a mio padre …”. Ma saranno giorni anche che passeranno davvero come dei lampi, tanto desiderato è l’evento, ormai, tra la popolazione stanziale e tra quella vacanziera della cittadina. Questa è una festa che, finalmente in qualche maniera quasi,  “costringe” quei volti familiari, attori e registi, che pure già vivono Sabaudia da anni, ma sempre come isolati, perché rifugiati davvero dentro le loro ville sulle dune. Ma nei giorni della festa invece li vediamo vivere finalmente la cittadina di mare voluta dal duce.

L’attore Marco Giallini in questo senso poi era stato davvero grande e specifico, subito dopo la conferenza stampa di chiusura della prima edizione  (estate 2015), quando, scendendo le scale del Comune, circondato dalle architetture razionaliste, tanto amate appunto dal regime che fu, si lasciava andare:  “non è che da qualche balconata adesso si affaccia pure Benito?… “. Insomma sin dalla sua primissima edizione il successo era stato forte, cercato, gridato a pieni polmoni, quasi si parlava ancora di scommessa con la cittadina, ed invece il SabaudiaFilmFest già stabiliva immediatamente la sua propensione, anche l’identità del suo pubblico, un pubblico pronto a confermare in pieno l’amore e la voglia per il cinema, per la commedia italiana, e sempre per quella commedia,  più o meno, dalla forte vocazione esistenziale, storica,  sociale. Ora certamente la commedia italiana non è più quella di una volta, non è certamente quella che firmavano Antonio Pietrangeli, Mario Monicelli, Luigi Zampa, Dino Risi, Luigi Comencini, Mauro Bolognini, Nanni Loy, Ettore Scola, certamente non possiede più quella traccia, quel retrogusto amaro della risata, non c’è più traccia finanche del peso specifico della tragedia, quel peso insomma che rendeva la nostra commedia anche internazionale. Ma ritroviamo ancora, sempre e comunque, una commedia deliziosa.  Certamente perché, purtroppo o per fortuna, la generazione italiana dei nuovi autori si è formata attraverso altre radici sociali, politiche, culturali, insomma si è formata attraverso un’altra situazione, un’altra educazione di modello, di riferimento.

Diceva, a conclusione della prima edizione della kermesse, estate 2015, l’allora direttore artistico del SabaudiaFilmCommedia Franco Montini (sostituito poi nell’edizione 2016 dalla coppia Simona Izzo e Ricky Tognazzi, direttori anche in questa edizione 2017): “nel nostro paese, sicuramente ricco di festival del cinema, paradossalmente non esisteva ancora una manifestazione dedicata alla commedia. Davvero un paradosso perché la commedia è da sempre il genere principe della produzione nazionale, il più amato dal pubblico, l’incontrastato trionfatore al botteghino….”.   

La commedia poi, pensiamo, è sempre stata anche il genere cinematografico che meglio ha raccontato la realtà del paese, i suoi mutamenti sociali, antropologici, le sue mode e le sue tendenze sia nel pubblico che nel privato. Per conoscere la storia italiana degli ultimi cento anni, insomma, proprio nei suoi aspetti migliori e peggiori, più gloriosi e più infami, è obbligatorio rivolgersi proprio alla commedia. In questo senso  Sabaudia ha sopperito davvero ad una mancanza nazionale. Sabaudia in fondo, e questo già dagli anni trenta, aveva manifestato pienamente la sua vocazione cinematografica prestando i suoi prosceni naturali ad un Kolossal come Scipione l’africano. Poi negli anni cinquanta e sessanta, cioè negli anni d’oro del cinema italiano, molti film della commedia all’italiana si sono girati proprio tra le dune, tra le architetture razionaliste della città. Quindi il legame di Sabaudia con il cinema ha radici sicuramente salde. E certamente oggi il festival  nazionale della commedia italiana consoliderà sempre più questo legame. Sono attesi a Sabaudia quindi, nella settimana che va dall’8 al 15 luglio, personalità quali Christian De Sica, dove Cristina e  Giuseppe Pedersoli gli consegneranno il premio Bud Spencer, Leo Gullotta, uno degli attori dei caratteri più prestigiosi del cinema italiano, chiamato a ritirare appunto il premio Monica Scattini, che è stata anche lei una delle attrici dei caratteri più prestigiose del cinema italiano, e poi, nei giorni a seguire, saliranno sul proscenio, chiamati a presentare i loro film e a soddisfare qualche curiosità del pubblico, Massimo Ghini, Sergio Rubini, Ficarra e Picone, Paola Cortellesi, Edoardo Leo, Stefano Fresi, Nancy Brilli, Enrico Brignano, i registi  Sidney Sibilia, Fausto Brizzi, Riccardo Milani, Simone Godano, Gianfranco Cabiddu.

I film proposti per la gara saranno Poveri ma ricchi, Moglie e marito, La stoffa dei sogni, Non si ruba a casa dei ladri, Smetto quando voglio – Masterclass, Mamma o papà, L’ora legale, mentre fuori concorso sarà proiettato, alla chiusura della kermesse, il 15 luglio, l’ultimo film diretto da Simona Izzo, Lasciami per sempre. Poi durante le giornate del festival, come già nelle scorse edizioni, il SabaudiaFilmCommedia proporrà una serie di film a tema. Quest’anno l’argomento scelto dal presidente del festival, Luigi Tivelli, è quello dedicato al tema del lavoro, tema tra l’altro che ha sempre ispirato i più grandi registi italiani, nel passato, tra gli altri, Giuseppe De Santis, Elio Petri, Mario Monicelli, nel presente, tra gli altri, Paolo Virzì, Daniele Vicari, Sidney Sibilia. Queste proiezioni pomeridiane, tra cui Romanzo popolare diretto nel 1974 da Mario Monicelli con  Ugo Tognazzi ed un giovane Michele Placido e Fantozzi, la celebre maschera di Paolo Villaggio, diretto nel 1975 da Luciano Salce, tutte ospitate nel sito del Teatro delle Fiamme Gialle, sempre in zona del comune di Sabaudia, culmineranno poi, nella serata del 14 luglio, nel dibattito Se il lavoro nobilita l’uomo, quanto il cinema ha nobilitato il lavoro? a cui parteciperà, oltre a Simona Izzo e Ricky Tognazzi, anche il ministro  Valeria Fedeli.

Il pubblico, già dalla prima edizione del Sabaudia, era corso davvero numeroso, una stima parlava di oltre diecimila persone, addirittura gli spettatori per sopperire all’esaurimento sedie se le portava da casa, nonostante in platea si poteva contare un parterre di oltre seicento posti a sedere ed una gradinata laterale in grado di contenere altre cinquanta – sessanta spettatori. Ora l’augurio a questa nuova edizione è che restino confermate quelle cifre, quelle che erano le premesse sin dalla sua prima edizione, e quella che è la promessa della scommessa ripetuta ogni anno alla cittadina: quella cioè di fare di Sabaudia, finalmente, una vera e propria città del cinema, e di un cinema che sia fruibile non solo in estate ma per tutto il resto dell’anno.