The childhood of a leader di Brady Corbet, l’infanzia di un capo e i preamboli dell’incubo del totalitarismo

The childhood of a leaderm, opera liberamente ispirata all’omonimo racconto di Jean-Paul Sartre, si potrebbe riassumere proprio con alcuni versi del filosofo parigino: “Ero un bambino, cioè uno di quei mostri che gli adulti fabbricano con i loro rimpianti”

  • Anno: 2015
  • Durata: 113'
  • Distribuzione: Fil Rouge Media
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Brady Corbet
  • Data di uscita: 29-June-2017

The childhood of a leader si divide in quattro atti, il periodo è quello tra la prima e la seconda guerra mondiale e si racconta l’infanzia del piccolo Prescott (Tom Sweet), che si è trasferito con la famiglia in una villa non lontano da Parigi per le necessità professionali del padre (Liam Cunningham), un consigliere del presidente degli Stati Uniti Wilson, al lavoro per le negoziazioni che porteranno al trattato di Versailles. Con il susseguirsi degli impegni del padre, troppo assente e prepotente, passerà la maggior parte del tempo con una madre troppo austera e religiosa (Berenice Bejò), la governante (Yolande Moreau) e la giovane insegnante di francese (Stacy Martin). Oltre alle tre figure femminili diversamente preponderanti nella quotidianità di Prescott, si insinuano, per l’universo maschile, il misterioso amico di famiglia Charles Marker (Robert Pattinson) e diverse comparse ambigue fra diplomatici e parrocchiani.

The childhood of a leader, opera prima di Brady Corbet (già attore per registi del calibro di Lars Von Trier e Michael Haneke), liberamente ispirata all’omonimo racconto di Jean-Paul Sartre e al romanzo Il mago di John Fowles, si potrebbe riassumere proprio in questi versi del filosofo parigino: “Ero un bambino, cioè uno di quei mostri che gli adulti fabbricano con i loro rimpianti”. Proprio perché l’infanzia vivace e irascibile di Prescott si scatena dalle ipocrisie e dalle frustrazioni dei propri genitori e degli adulti che lo circondano. La prima responsabilità è dei grandi, che hanno costruito e alimentato la rabbia del protagonista, il quale inizia ad usare l’intelligenza al servizio della vendetta, delle prove di tirannia e del mostro che diverrà. Questi sono anche quegli adulti, vedi i diplomatici che invadono la casa di Prescott, che in quei giorni di trattative hanno la responsabilità di ridisegnare il mondo che a breve accoglierà una terribile dittatura.

Con la fine di un incubo, quello della grande guerra, si palesa la genesi di un nuovo orrore, su un nichilismo ben rappresentato dove si concretizzano i preamboli della dittatura e del totalitarismo. I simboli, le luci e le ambientazioni cupe, corredate da una colonna sonora tesa, thrilling, degna dei migliori horror, fanno presagire l’imminente arrivo di una nuova malvagità. Tutto questo è al contempo contorno e figura portante di un parallelismo concreto con le vicende che caratterizzano la crescita di Prescott, che sembra già costruire il suo terreno di battaglia, con una consapevolezza e una maturità disarmante di un bambino che più che giocare col potere e la leadership inizia già ad esercitarla.

Con questo film, girato sapientemente in 35 mm, è difficile non pensare a Ingmar Bergman e in particolare a Fanny e Alexander, o ad autori come quelli citati in precedenza con cui il giovane ha già lavorato e da cui molto probabilmente ha tratto ispirazione. Ne è emerso un racconto brillante di un capitolo buio dell’epoca recente, un’opera prima coraggiosa che si serve della storia per costruire un film tecnicamente importante, non convenzionale e potente, con una  poetica interessante che fa ben sperare per il proseguo dell’opera da regista del giovane e promettente Brady Corbet.

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