Alamar, il bel documentario di Pedro Gonzàlez- Rubio, finalmente nelle sale italiane

Nonostante i premi vinti in numerosi festival, Alamar ha faticato a trovare una distribuzione nel panorama cinematografico nazionale, ma sebbene siano passati ben otto anni dalla sua uscita non ha perso il fascino, dovuto alla splendida fotografia curata dallo stesso regista

  • Anno: 2009
  • Durata: 73'
  • Distribuzione: Ahora! Film
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Messico
  • Regia: Pedro Gonzàlez- Rubio
  • Data di uscita: 25-May-2017

Scopo di questo documentario e del regista Pedro Gonzàlez- Rubio è quello di far conoscere al mondo la realtà e le bellezze naturalistiche del Banco Chinchorro, un’estesa barriera corallina nei mari del Messico, che nel 1996 è stato dichiarato dall’UNESCO Riserva Naturale della Biosfera. Ci si batte perché venga giustamente riconosciuto come patrimonio dell’umanità. Il territorio fa da sfondo alla storia di un incontro: quello tra Jorge, un nativo del posto, con il figlioletto Nathan, avuto da un’italiana di nome Roberta. Il piccolo ha cinque anni e vive a Roma con la madre. Prima che il piccolo inizi ad andare a  scuola, Jorge vuole che trascorra le vacanze con lui per fargli conoscere qualcosa di più delle sue origini e la  splendida realtà in cui vive. Ad aiutarlo c’è anche suo padre Matraca, un pescatore ansioso di conoscere il nipotino, che vive su una palafitta vicino al mare immerso nella natura.

Alamar riesce a catturare lo spettatore, facendo leva sulla semplicità della storia narrata, e ci cattura ponendo l’attenzione su quelli che sono i suoni ed i ritmi della natura. Pochi sono i dialoghi, tutti incentrati sugli insegnamenti e i giochi tra padre e figlio, o sulle tecniche giuste per pescare. Nonostante la lontananza, traspare il grande amore del protagonista per la madre del piccolo, verso la quale avrà sempre un grande senso di protezione. Il rispetto della figura della donna si ritrova anche nelle parole della gente del posto, che con la loro poeticità sanno dare al tutto un tocco romantico. Si respira un’aria incontaminata, dove la pazienza è il principale valore da apprendere, insieme al rispetto per la natura, chiamata anche Grande Madre, e a giovarne è soprattutto il rapporto che si instaura tra le tre generazioni presenti all’interno di questa docufiction (non bisogna dimenticare che anche Jorge impara dal padre le basi della buona pesca da trasmettere poi a suo figlio). Non vediamo l’urgenza di mostrare la differenza che c’è tra i due mondi nel quale il bambino si trova a vivere, ma anzi, ne risulta un buon esempio di perfetta integrazione. La scena finale dove i disegni di Nathan vengono messi in una bottiglia gettata in mare simboleggia il bisogno di recezione del messaggio che si vuole dare: accostarsi alla natura con lo stupore dei bambini e rispettare l’equilibrio creato tra uomo e natura.

Nonostante i premi vinti in numerosi festival, Alamar ha faticato a trovare una distribuzione nel panorama cinematografico nazionale, ma sebbene siano passati ben otto anni dalla sua uscita non ha perso il fascino, dovuto alla splendida fotografia curata dallo stesso regista. Ci si augura che il patrocinio dell’UNESCO giovi alla conoscenza di questo vero e proprio angolo di paradiso.

Alessia Di Fazio

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