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IN SALA

Alien: Covenant, il nuovo capitolo della saga fantascientifica firmata nel 1979 da Ridley Scott

Dopo il successo del recente Prometheus, Ridley Scott torna in cabina di regia e firma una pellicola osmotica e coinvolgente, interpretata da un Michael Fassbender in splendida forma fisica e mentale

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Era il 1979 quando Ridley Scott firmava Alien, un prodotto fantascientifico di alta levatura destinato a divenire non soltanto un film di culto ma anche il prototipo di un genere multiforme e mutaforma.  Numerosi sono stati infatti i suoi sequel, affidati a registi variegati – da James Cameron a Paul W.S. Anderson passando per David Fincher e Jean-Pierre Jeunet  – che hanno lentamente trasformato la storia originale in una arguta disquisizione filosofica sul significato di “alieno”. Nonostante il dibattito tra chi sosteneva che l’alieno fosse il diverso e chi preferiva invece utilizzarlo come aggettivo per indicare lo straniero in senso lato, il punto focale della questione è sempre rimasto lo stesso: l’essere umano è la creatura più fragile e imperfetta che esista in tutto l’universo. Debole nel corpo e limitato nella mente, egli ha creato androidi simili agli umani ma di gran lunga superiori nelle potenzialità, tanto che le creature hanno presto preso il sopravvento sui loro creatori.

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Sorta di profeti prometeici di larghe vedute e signori supremi di regni distopici, gli androidi sono diventati i veri protagonisti del racconto, troppo spietati per essere umani ma troppo umanizzati per essere semplici prodotti tecnologici. Meri ibridi impazziti, imitano gli dei come lo shelleyiano dottor Frankenstein e riducono gli uomini a banale materia prima, misero contenitore per i parassiti di una nuova popolazione. Nutrendosi di quella materia primordiale, infatti, vogliono migliorarla e sostituire, così, ogni essere vivente con cloni perfetti, forti e intellettualmente evoluti. Più cattivi perché più consapevoli del proprio potenziale, gli alieni si ergono a guardiani di una necropoli patogena, preferendo proclamarsi re infernali piuttosto che vassalli celesti, baccelli di una nuova specie designata a riscrivere la Storia.

Rispetto alle pellicole originali, Alien è dunque divenuto un prodotto meno orrorifico ma più votato alla componente thriller e fantascientifica in perfetto stile Blade Runner. Attraverso scambi di ruolo, di persona e di personaggi, Ridley Scott introduce un nuovo tassello nella vicenda: alla lenta carneficina delle vittime e alla camaleontica capacità del villain di camuffare il proprio aspetto, si aggiunge un’inesorabile evoluzione della creatura, più razionale, più algida, più famelica.

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La mastodontica mano registica di Scott c’è, si vede e si sente, confermandosi il machiavellico burattinaio delle azioni, il demiurgo funambolico dell’evoluzione narrativa e il sobrio stratega dello stile ante litteram. Contornato da sceneggiatori del calibro di Michael Green (Logan), Jack Paglen (Trascendence) e John Logan (007 Spectre), Scott estrae una precisa carta dal mazzo e la nasconde in attesa di rivelarci il suo asso nella manica. Avvertendoci che “basta una sola nota stonata per distruggere la sinfonia”, al termine di Alien: Covenant, lo spettatore finisce davvero per domandarsi se l’alieno sia chi guarda o chi è guardato.  

Martina Calcabrini

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  • Anno: 2017
  • Durata: 121'
  • Distribuzione: 20th Century Fox
  • Genere: Fantascienza
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Ridly Scott
  • Data di uscita: 11-May-2017