Song to Song, il nuovo film di Terrence Malick ancora sulla scia di un lirismo ridondante

Malick forse avrebbe bisogno di cambiare rotta, questo modello, questa espressione cinematografica destrutturata, libera e impressionista non riesce a sortite l'effetto desiderato. Il film diventa un collage di riflessioni e non ci avviciniamo mai ai personaggi. Tante fascinazioni visive ed emotive, pensieri accennati, ma poco più

  • Anno: 2017
  • Durata: 129'
  • Distribuzione: Lucky red
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Terrence Malick
  • Data di uscita: 10-May-2017

Song to Song doveva e poteva essere un film sull’amore e sulla musica, sull’ambizione di artisti e musicisti e sul desiderio di libertà, anche espressiva e creativa, che ogni individuo ricerca quando entra in contatto con il mondo dell’arte e dei festival di Austin. Ma invece una delle prime componenti che emerge da questo Song to Song è quella dell’incapacità di emozionare. In questo cinema patinato e sperimentale che caratterizza il Terrence Malick degli ultimi tempi, pur dinanzi a quadri e immagini suggestive ed evocative, voci fuori campo e flussi di coscienza, rimaniamo piuttosto distaccati. Il film diventa un collage di riflessioni e non ci avviciniamo mai ai personaggi. Tante fascinazioni visive ed emotive, pensieri accennati, ma poco più.

In questi racconti di vite straordinarie baciate dal mito, seguiamo le parabole dei protagonisti che ritornano sconfitti alle loro vite semplici. Da questa poetica che poteva avere un grosso potenziale, da questo lirismo reiterato non riusciamo però a farci coinvolgere, un racconto che pur così vicino ai volti non ci appassiona e trasporta mai. Neppure la colonna sonora che poteva essere una risorsa riesce nell’intento. Un cast come quello a disposizione poteva essere sfruttato molto meglio, l’impressione è quella di avere tante stelle in vetrina che giocano ad improvvisare se stesse, e purtroppo a farlo non sono solo le tante star del rock presenti nella pellicola.

Non è sufficiente una fotografia potente, una sequenza tecnicamente ineccepibile, il cinema deve reggersi su qualcosa di più che in quest’opera sembra non emergere mai. La sceneggiatura quasi inesistente, scelta da Malick privilegiando liberta espressiva e improvvisazione, qui paga pegno.

Quello della scena musicale di Austin e dei tanti festival rock che si alternano nella città è un fenomeno sociale molto interessante, per il suo carattere alternativo e hippie in controtendenza rispetto alla tradizione conservatrice che caratterizza il Texas. Questo doveva e poteva essere un elemento in più su cui esaltare l’intreccio del film, una tematica di contrasto da approfondire e sfruttare maggiormente. Il racconto appare sfuocato e inconsistente. La musica rimane un sottofondo, sia come colonna sonora che come fenomeno sociale. Si poteva dire molto di più sul fenomeno.

Considerando il soggetto, non solo per la presenza di Natalie Portman, il pensiero con un po’ di rimpianto va in più di qualche frangente a Closer di Mike Nichols, quel film scelse un registro diverso nel raccontare gli intrecci di due triangoli amorosi e certamente seppe emozionare e coinvolgere molto di più.

Il risultato è piuttosto sconclusionato, il regista dell’Illinois sembra  indeciso, quasi perso dentro questa poetica delle ultime opere, dove ripropone ancora una volta la copia di se stesso, ripropone i suoi film in una riproduzione continua di segmenti e immagini quasi volesse guardarsi e guardare il suo cinema troppo allo specchio.

Malick forse avrebbe bisogno di cambiare rotta, questo modello, questa espressione cinematografica destrutturata, libera e impressionista, che si è aperta anche con un suo perché e una coerenza narrativa in The Tree of Life, nei seguenti To the Wonder, Knight of Cups ed anche e soprattutto in questo Song to Song, ha dimostrato il contrario, evidenziando invece inconsistenza e incoerenza. Forse certi soggetti e certe storie potevano scrollarsi di dosso quella nota spirituale, ultraterrena, libera ed eterea che invece tanto si addiceva al primo di questa serie di film premiato con la Palma d’Oro nel 2011.

Oggi dopo l’ennesima opera su questo registro ci si interroga sul Malick che verrà e si auspica un ricongiungimento alle origini (più di qualcuno lo desidera), a quel Malick che tanto entusiasmò con La rabbia giovane e con La sottile linea rossa e al tanto auspicato ritorno a una narrazione più lineare, un po’ come fanno i suoi personaggi Faye e BV che ritornano ad una vita semplice prima dei titoli di coda di questo Song to Song.

Lorenzo Ceotto

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