Bleed – Più forte del destino

  • Anno: 2015
  • Durata: 116'
  • Distribuzione: Notorious Pictures
  • Genere: Biografico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Ben Younger
  • Data di uscita: 08-March-2017

Sinossi: Subito dopo aver perso un incontro per il titolo mondiale dei superleggeri, l’arrogante boxeur italoamericano Vinny Pazienza non solo viene scaricato senza troppi complimenti dal suo manager, ma riceve un chiaro invito a ritirarsi dal pugilato. Lui invece non si perde d’animo e sale di due classi di peso sotto la guida di un nuovo coach, Kevin Rooney, grazie al quale diventa campione del mondo. Poco dopo il trionfo, però, un incidente d’auto lo riduce con il collo rotto. Vinny passerà la convalescenza nella modesta casa dei suoi genitori allenandosi di nascosto in un seminterrato per tornare sul ring, a solo un anno dall’incidente, e combattere contro il campione dei pesi super medi Roberto Duran nel combattimento più importante e rischioso della sua vita.

Recensione: Malgrado negli anni post-Tyson la boxe abbia perso gran parte del suo hype come sport, per Hollywood il genere pugilistico continua a rappresentare la modalità di storytelling ideale quando si tratta di sintetizzare la parabola che fa seguire a ogni caduta una rinascita. Da The Fighter a Creed passando per il recente Southpaw, le possibili declinazioni sono molteplici ma il pattern alla base rimane il medesimo, con un uomo che supera difficoltà insormontabili per chiunque e, attraverso il sacrificio e l’abnegazione, torna a vincere.

L’intuizione di Ben Younger (regista che torna dietro la macchina da presa a più di dieci anni dal suo precedente film, Prime) è di ibridare il genere con un altro filone che persegue sostanzialmente lo stesso fine, ossia quello della disabilità come scoglio che si frappone tra il protagonista e il suo scopo. Bleed – Più forte del destino diventa così una sorta di antologia per immagini le cui diverse influenze si palesano, perfettamente riconoscibili, man mano che la storia va avanti.

Si inizia con la descrizione di un coté familiare fortemente connotato in senso kitsch (comprensivo di un papà/manager tutto collane e abiti sgargianti e una madre che, incapace di assistere agli incontri in cui il figlio si fa massacrare di botte, prega e sgrana il rosario davanti a un altarino domestico) memore del succitato The Fighter di David O. Russell per passare a una parentesi ospedaliera à la Million Dollar Baby e virare poi il tutto su un lungo allenamento/calvario che è il vero e proprio must del genere sin dai tempi del primo Rocky. A fare da collante tra le diverse fasi del racconto un altro leitmotiv di qualsiasi film a tema sportivo: il rapporto tra un protagonista il cui talento sfrenato ha bisogno di linee guida e il suo mentore, interpretato in questo caso da un ottimo Aaron Eckhart.

Laddove la ridda di riferimenti esibiti potrebbe suggerire una mancanza di personalità, è però importante sottolineare come il film di Younger riesca alla fine a trovare una voce propria in virtù di alcuni elementi fondamentali. Il primo è uno script abile a non esagerare nelle derive più pietistiche che pure la storia avrebbe consentito e punta invece molto su una sottile ironia che soggiace al tutto. E poi c’è la regia in senso stretto che, una volta identificata nella pesante struttura che Vinny è costretto a portare (letteralmente) inchiodata alla testa  per sei mesi la sua personale corona di spine, costruisce un cammino cristologico di notevole potenza visiva.

Lo spettatore è portato a un tale livello di empatia con il protagonista da temere per ogni suo minimo spostamento che sa potergli causare la paralisi. Per non parlare della scena (roba da distogliere lo sguardo dallo schermo) in cui lo stesso Pazienza chiede che ognuna delle quattro viti che bloccano la struttura alla testa gli venga svitata dal cranio senza alcuna anestesia.

La scelta di Miles Teller come protagonista, in tal senso, rappresenta la ciliegina sulla torta, oltre che l’ennesimo riferimento testuale, rinviando in maniera diretta a quel Whiplash di cui questo Bleed – Più forte del destino viene ad essere l’ovvio corrispettivo pugilistico. Simile è infatti il tour de force a cui l’attore si sottopone, torturandosi anche fisicamente a favore di camera.

Quello di Ben Younger è insomma un film sul pugilato che non dice nulla di nuovo ma lo fa bene, con le giuste suggestioni e gran secchezza di stile. In questo la produzione di Martin Scorsese è ancora da considerarsi come una di garanzia.

Fabio Giusti

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